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Metodi: Come implementare gli approcci partecipativi

Caratteristiche principali in sintesi

  • Obiettivo: Implementare metodi partecipativi che garantiscano un ampio coinvolgimento della comunità nel processo decisionale riguardante lo sviluppo locale.
  • Approccio: Combinare consultazioni online, workshop interattivi e progetti collaborativi in cui diversi stakeholder si riuniscono per identificare le sfide e co-progettare soluzioni.
  • Risultato: Un processo democratico in cui le soluzioni riflettono i bisogni e i contributi di tutti gli stakeholder, generando senso di appartenenza e garantendo la sostenibilità nella fase di attuazione.

Descrizione

Implementare approcci partecipativi richiede il coinvolgimento di diversi stakeholder – comunità locali, ricercatori, policymaker, cittadinanza e imprese – per co-creare soluzioni che rispondano alle sfide regionali. Metodi partecipativi efficaci mettono le comunità in grado di svolgere un ruolo attivo nella definizione delle strategie di sviluppo locale, garantendo che le soluzioni siano non solo scientificamente fondate ma anche localmente rilevanti e sostenibili.

I Consigli Territoriali (County Councils) dell’Università di Granada (UGR) fanno riferimento all’iniziativa guidata dall’UGR nell’ambito del progetto Erasmus+ ENGAGEgreen, volta a promuovere la collaborazione tra ricercatori accademici, governi locali e stakeholder della comunità. Questa iniziativa si focalizza sulla risposta alle sfide territoriali attraverso soluzioni co-create e basate sulla ricerca. Il Secondo Meeting Impronta Granada rappresenta il terzo evento pilota organizzato dalla UGR nell’ambito di questo progetto, riunendo ricercatori, policymaker e comunità locali per discutere e sviluppare strategie per lo sviluppo sostenibile nelle aree rurali e urbane.

Come funziona il modello

  • Identificazione delle parti interessate. L’approccio partecipativo inizia con l’identificazione e la mappatura degli stakeholder rilevanti, un processo coordinato da Medialab UGR nell’ambito dell’iniziativa Impronta. Questa mappatura include non solo attori governativi e ricercatori, ma anche organizzazioni della società civile, imprese locali e membri della comunità che possiedono conoscenze preziose sulle sfide locali.
  • Raccolta dati e consultazione. Sondaggi online, focus group e workshop interattivi vengono utilizzati per raccogliere gli input di questi stakeholder. I Consigli Territoriali dell’UGR, ad esempio, hanno utilizzato riunioni preparatorie online per raccogliere spunti dagli stakeholder prima dell’incontro in presenza del Secondo Meeting Impronta Granada e dei relativi workshop interattivi. Questo metodo garantisce che le diverse voci siano ascoltate fin dall’inizio.
  • Co-creazione e pianificazione collaborativa. Una volta identificati i bisogni, vengono organizzati workshop di co-creazione da Medialab UGR nell’ambito dell’iniziativa Impronta, riunendo ricercatori, policymaker, società civile e imprese locali per sviluppare congiuntamente piani d’azione. Questi workshop sono condotti in tempo reale, consentendo un feedback e un adattamento immediati. Questo approccio è stato implementato nel Secondo Incontro Impronta Granada attraverso l’organizzazione di micro-presentazioni, coordinate da Medialab UGR, in cui i ricercatori hanno illustrato i loro progetti e ricevuto input diretti dagli stakeholder locali.
  • Visibilità pubblica e Coinvolgimento Continuo. Le piattaforme digitali, come il sito web di Impronta Granada, aiutano a mantenere la visibilità e il coinvolgimento. I progetti di ricerca, le iniziative comunitarie e i profili degli stakeholder sono resi disponibili pubblicamente, consentendo a tutti i partecipanti di monitorare i progressi e contribuire alla discussione. I Profili degli Attori e le schede dei progetti UGR sono strumenti chiave per garantire una partecipazione continua e mantenere la comunità attiva.

Sfide

  • Coordinamento e Comunicazione. Nei progetti complessi con molti stakeholder, garantire una comunicazione chiara tra gli attori può essere difficile. L’iniziativa dei Consigli Territoriali dell’UGR evidenzia la necessità di una facilitazione dedicata per coordinare i diversi settori e garantire che tutte le voci siano ascoltate.
  • Sostenibilità. Sebbene la partecipazione iniziale possa essere forte, mantenere il coinvolgimento nel tempo è una sfida comune. I ricercatori, i policymaker e i leader delle comunità devono impegnarsi in una collaborazione continua che vada oltre i workshop o gli incontri iniziali.

Compiti e risorse

Scienziati

  • Compiti
    • Fornire risultati di ricerca che informino il processo partecipativo.
    • Facilitare i workshop e attività di co-creazione.
  • Risorse necessarie 
    • Strumenti per la divulgazione della ricerca, come database, siti web interattivi e strumenti di raccolta dati basati sulla comunità.

Mediatori della conoscenza e della ricerca

  • Compiti 
    • Coordinare il coinvolgimento delle parti interessate
    • Gestire l’organizzazione di consultazioni online e in presenza.
    • Assicurare che il feedback sia efficacemente incorporato nel processo di sviluppo.
  • Risorse necessarie 
    • Strumenti di comunicazione (es. siti web, piattaforme social); materiali per i workshop (es. supporti visivi, strumenti di raccolta dati).

Policymaker

  • Compiti 
    • Creare quadri sulle politiche che riflettano i contributi del processo partecipativo.
    • Allocare le risorse per l’attuazione.
    • Assicurare un coinvolgimento continuo con i leader della comunità.
  • Risorse necessarie 
    • Competenze politiche e risorse finanziarie per sostenere l’attuazione delle soluzioni co-create.

Esempi: Progetto ENGAGEgreen e Consigli Territoriali dell’UGR

Il progetto Erasmus+ ENGAGEgreen e l’iniziativa dei Consigli Territoriali dell’UGR evidenziano come gli approcci partecipativi possano connettere efficacemente la ricerca accademica con la governance locale. Nell’ambito di questo approccio sono state svolte diverse attività preparatorie, tra cui il primo Incontro Impronta Granada nel gennaio 2025, seguito dall’incontro dei Consigli Territoriali dell’UGR nel luglio 2025 e dal Secondo Incontro Impronta Granada nel dicembre 2025, in cui ricercatori, policymaker locali, imprese e attori della società civile si sono riuniti per identificare e affrontare le sfide regionali quali il turismo sostenibile, la conservazione del patrimonio e lo sviluppo economico. Questi incontri hanno contribuito ad allineare la ricerca dell’UGR con i bisogni del Poniente Granadino e di altre regioni, coinvolgendo attivamente i ricercatori nelle discussioni sulle priorità locali. Durante questi eventi, i ricercatori dell’UGR hanno presentato i loro progetti in corso; alcuni di essi sono stati mappati attraverso un database Excel che catalogava gli argomenti di ricerca, le affiliazioni dei ricercatori e i relativi consigli territoriali di riferimento. Questo processo ha inoltre contribuito a integrare i risultati della ricerca nelle discussioni politiche locali, incoraggiando la collaborazione tra il mondo accademico e gli attori locali. Inoltre, il sito web di Impronta Granada è stato fondamentale per garantire visibilità a questi ricercatori dell’UGR, in quanto includeva i Profili degli Attori e gli elenchi dei progetti, categorizzati per Consigli Territoriali dell’UGR, permettendo agli stakeholder di filtrare e connettersi con la ricerca pertinente nelle loro regioni. L’uso di workshop online e micro-presentazioni ha consentito un coinvolgimento continuo e la co-creazione di soluzioni, assicurando che la conoscenza accademica fosse allineata con gli obiettivi di sviluppo locale e integrata in strategie a lungo termine.

Fonti e approfondimenti

 

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Non sprecare tempo e fondi: perché la divulgazione è importante quanto i contenuti

Caratteristiche principali in sintesi

    • Per evitare di sprecare tempo e finanziamenti in pubblicazioni di policy non lette o eventi di policy scarsamente frequentati, i ricercatori e i promotori della conoscenza devono pianificare le strategie di divulgazione fin dall’inizio.
    • Una divulgazione efficace combina diverse strategie di rafforzamento reciproco: mappatura degli stakeholder e comunicazione personalizzata, media tradizionali e social media, reti personali e canali di divulgazione delle organizzazioni partner.

Qual è il problema?

I ricercatori invitati dai policymakers a condurre ricerche su commissione, a partecipare a organismi di esperti, ad assistere ad audizioni parlamentari o a intervenire a eventi di policy godono di un accesso diretto ai policymaker – un vantaggio significativo. I ricercatori che si avvicinano per la prima volta al policy engagement, tuttavia, si trovano ad affrontare una sfida diversa: innanzitutto, ottenere visibilità tra i policymaker.

Il rischio è reale. Una pubblicazione di policy ben documentata che nessun policymaker legge, o un evento di policy accuratamente organizzato che attrae solo altri ricercatori, rappresenta una significativa perdita di tempo e risorse. La soluzione non è concentrarsi solo sul contenuto, ma pianificare la divulgazione fin dalle prime fasi del progetto, con la stessa cura e attenzione dedicate alla ricerca stessa. Le seguenti strategie sono possibili:

Strategia 1: Mappatura degli stakeholder e comunicazione personalizzata

I ricercatori o i promotori della conoscenza possono identificare il loro pubblico di riferimento consultando gli organigrammi e i siti web delle istituzioni di policymaking pertinenti: enti locali e regionali, ministeri e agenzie nazionali, parlamenti, partiti politici, istituzioni dell’UE e organizzazioni internazionali. In questo modo, possono creare una mailing list mirata.

  • Lo sforzo richiesto varia enormemente a seconda della portata dell’argomento. Una pubblicazione di policy relativa al comportamento dei ciclisti in un singolo quartiere potrebbe interessare solo una manciata di policymakers – individuarli potrebbe richiedere poche ore. Una pubblicazione di policy sul comportamento dei ciclisti in 214 città di 25 paesi europei potrebbe invece interessare i policymaker a livello locale, nazionale ed europeo. Individuarli e reperire i loro recapiti potrebbe richiedere settimane o mesi.
  • Ove possibile, i ricercatori dovrebbero evitare di inviare un unico messaggio generico a tutti i destinatari. Una comunicazione personalizzata, anche se basata su un modello comune, è di gran lunga più efficace. Lo stesso rapporto di policy relativo al ciclismo, ad esempio, potrebbe essere rilevante per pubblici molto diversi per ragioni molto diverse:
  • Un ministero dei trasporti responsabile della regolamentazione del traffico, della pianificazione stradale e della segnaletica.
  • Un ministero dell’istruzione che intende inserire il tema del ciclismo nei programmi scolastici.
  • L’ufficio del sindaco che cerca di promuovere la città come destinazione turistica a misura di ciclista.
  • Membri del parlamento che promuovono stili di vita attivi e la salute pubblica a lungo termine.

Ciascuno di questi destinatari merita un messaggio che si rivolga direttamente al suo ambito di competenza e ai suoi interessi. I ricercatori dovrebbero inserire un gancio personale in ogni messaggio: una frase che spieghi perché quella particolare pubblicazione o evento sia rilevante per questo specifico destinatario.

Infine, ogni messaggio di divulgazione dovrebbe includere un’offerta esplicita di disponibilità: i ricercatori dovrebbero dichiarare di essere lieti di organizzare un incontro virtuale o una telefonata per discutere i risultati in modo più dettagliato.

Strategia 2: Media, social media e piattaforme di divulgazione

I comunicati stampa rimangono uno strumento valido per aumentare la visibilità di pubblicazioni ed eventi, soprattutto se diffusi tramite l’ufficio comunicazione di un’istituzione. Anche annunciare pubblicazioni o eventi di policy attraverso i social media può essere efficace: i ricercatori e i promotori della conoscenza possono entrare in contatto diretto con i policymaker e invitarli a seguire i propri account personali o istituzionali. Piattaforme specializzate in politiche pubbliche, come EU Agenda o Euractiv, raggiungono molti policymakers e professionisti del settore e possono essere utilizzate per annunciare eventi o pubblicazioni.

Strategia 3: Network personali

I colleghi, i collaboratori e gli ex studenti che hanno buoni contatti con i policymaker rappresentano una preziosa risorsa di divulgazione . I ricercatori e i promotori della conoscenza possono chiedere a contatti di fiducia di presentarli ai policymaker di riferimento, di inoltrare pubblicazioni o inviti a eventi di policy alle proprie reti, o di condividere contenuti sui social media. Una raccomandazione personale da parte di un intermediario stimato è spesso molto più efficace di un messaggio di contatto a freddo.

Strategia 4: Canali di divulgazione delle organizzazioni partner

Gli istituti di ricerca, le ONG, le fondazioni e le associazioni che già godono di un’elevata visibilità presso i policymaker possono fungere da importanti partner di divulgazione. I ricercatori e i promotori della conoscenza dovrebbero valutare se queste organizzazioni pubblichino contributi ospiti nelle loro newsletter o collane editoriali; un articolo ospite ben posizionato può raggiungere un pubblico molto più ampio e pertinente rispetto al semplice caricamento di un policy brief sul sito web istituzionale.

Invitare esperti di think tank, ONG, fondazioni o altre organizzazioni a partecipare a eventi di policy serve inoltre a un duplice scopo: conferisce diversità e credibilità all’evento e ne amplia la portata, poiché gli ospiti invitati tendono a condividere le informazioni sull’evento attraverso i propri canali social e le proprie reti di comunicazione.

Combinare le strategie

Le strategie sopra descritte non si escludono a vicenda, ma si rafforzano a vicenda. I ricercatori e i promotori della conoscenza dovrebbero valutare le risorse che possono realisticamente investire nella divulgazione e selezionare la combinazione di strategie che meglio si adatta al proprio argomento, al pubblico di riferimento e al contesto istituzionale.

Compiti e risorse

Ricercatori

I ricercatori a volte sottovalutano l’importanza della divulgazione delle informazioni. Il cambiamento di mentalità più importante è il seguente: produrre evidenze scientifiche non è sufficiente. I ricercatori dovrebbero pianificare autonomamente almeno alcune attività di divulgazione, in particolare comunicazioni personalizzate dirette ai policymaker che già conoscono o che hanno individuato attraverso la mappatura degli stakeholder.

Promotori della conoscenza

I promotori della conoscenza svolgono un ruolo centrale nel rendere la divulgazione efficiente e sostenibile. Una volta strutturata la mappatura degli stakeholder e creata una mailing list, questa può essere mantenuta e riutilizzata per attività future. I promotori della conoscenza dovrebbero sviluppare modelli riutilizzabili per messaggi e-mail, post sui social media e comunicati stampa da adattare a ogni nuova pubblicazione o evento di policy. Dovrebbero inoltre aiutare i ricercatori a identificare organizzazioni partner quali think tank, ONG, fondazioni e associazioni in grado di ampliare la portata del proprio lavoro.

Fonti e approfondimenti

Baron, Nancy (2010), Escape from the Ivory Tower: A Guide to Making Your Science Matter. Island Press.
Swann, Michelle (2012), Writing Professional Emails: The Step-by-Step Guide,
Willis, Christina C. (2020), Sustainable Networking for Researchers and Engineers, https://doi.org/10.1117/3.2535500

 

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Analisi dei dati relativi alla chiusura delle scuole durante la pandemia di COVID-19

Intervista al professor Reyn van Ewijk (Cattedra di Statistica ed Econometria presso la Johannes Gutenberg University Mainz)

Il Prof. Dr. Reyn van Ewijk è Professore di Statistica ed Econometria presso la Johannes Gutenberg University Mainz. Ha una formazione in economia, psicologia ed epidemiologia. Nella sua ricerca, applica metodi statistici econometrici, in particolare i cosiddetti esperimenti naturali, allo studio della salute umana. Utilizza grandi database come biobanche e dati di registro.

Professor van Ewijk, nell’estate del 2021 ha fornito alla German Academy of Pediatric and Adolescent Medicine informazioni per una dichiarazione destinata alla Federal Constitutional Court. Come è avvenuto il contatto?

All’epoca, ero attivo nella COVID-19 Public Health Competence Network in qualità di rappresentante della German Society for Health Economics. Nell’ambito di questa rete, sono entrato in contatto con un rappresentante della German Society for Social Pediatrics and Adolescent Medicine. I pediatri erano interessati all’impatto economico delle misure legate alla pandemia nelle scuole. Ho fornito un contributo in merito e, successivamente, la German Society for Social Pediatrics and Adolescent Medicine è stata invitata dalla German Academy of Pediatric and Adolescent Medicine a contribuire a una dichiarazione per la Federal Constitutional Court in merito al divieto di insegnamento in presenza. Ho fornito anche alcuni consigli su questo aspetto.

Aveva già a disposizione le informazioni necessarie quando ha ricevuto la richiesta o ha dovuto svolgere ulteriori ricerche per conto suo?

All’epoca, avevo già tenuto alcune lezioni sulle conseguenze a breve e lungo termine della chiusura delle scuole ed ero piuttosto a conoscenza della letteratura scientifica esistente sull’argomento. Avevo anche avviato un mio progetto di ricerca insieme ad alcuni colleghi, nel quale analizzavamo come le riaperture delle scuole in Germania dopo le vacanze estive del 2021 avessero influenzato i tassi di incidenza. Pertanto, conoscevo a fondo il tema e ho dovuto dedicare solo un minimo di tempo extra alla raccolta di ulteriori informazioni ed evidenze.

Alla fine del 2021, assieme al gruppo di ricerca, ha pubblicato un’analisi sull’efficacia di contenimento delle istituzioni scolastiche rispetto alla diffusione del SARS-CoV-2. Qual è stato l’esito principale della ricerca?

Abbiamo valutato l’impatto della ripresa delle attività didattiche in presenza sulla diffusione del SARS-CoV-2, sfruttando l’eterogeneità temporale del termine delle vacanze estive nei vari Länder tedeschi. Inizialmente, la riapertura delle scuole ha determinato un breve aumento del numero di infezioni, poiché i casi asintomatici sono stati rilevati attraverso i test. Successivamente, il mantenimento delle attività in presenza – sotto rigide misure igieniche e test obbligatori – ha favorito una contrazione dei tassi di infezione. Tali evidenze empiriche dimostrano come le istituzioni scolastiche possano contribuire attivamente al controllo della pandemia in determinate condizioni. Al contrario, la sospensione della didattica in presenza può rendere più difficile l’importante monitoraggio dei tassi di infezione e dovrebbe essere utilizzata solo come ultima risorsa a causa delle gravi conseguenze per i bambini.

Il dibattito sulla sospensione delle attività didattiche durante la pandemia di Covid-19 ha generato forti polarizzazioni in Germania. Vi era il timore che lo studio potesse collocarvi all’interno di una specifica fazione politica?

In quella fase storica era evidente, sulla base dell’intera letteratura scientifica antecedente e coeva alla pandemia, come la chiusura delle scuole determinasse ingenti perdite di apprendimento, in particolare in Germania, dove le carenze infrastrutturali nell’infrastruttura digitale hanno ostacolato l’efficacia della didattica a distanza. Tali ricadute sono particolarmente forti tra i gruppi socialmente più deboli e rafforzano la disuguaglianza sociale. La letteratura evidenzia inoltre conseguenze negative a lungo termine per la salute, il reddito, gli atteggiamenti verso la società, ecc. Poiché la Germania disponeva di un sistema molto efficace per i test e le misure igieniche all’interno delle scuole, abbiamo ritenuto prioritario arricchire il dibattito pubblico con i nostri risultati e il messaggio sociale che trasmettevano, anteponendo la rilevanza scientifica al rischio di una polarizzazione politica.

I media hanno offerto adeguata copertura alle vostre evidenze scientifiche?

Il nostro lavoro scientifico ha trovato ampio riscontro nel dibattito pubblico, venendo ripreso e analizzato da diverse testate della carta stampata nazionale, tra cui Die Welt e BILD, oltre che da emittenti radiofoniche e piattaforme di informazione online.

Avete ricevuto qualche feedback dai policymaker?

Non abbiamo avuto contatti diretti con i politici. Ciononostante, è plausibile che abbiano recepito le nostre evidenze scientifiche attraverso la copertura mediatica o la consultazione di un rapporto di policy da noi scritto. I policymakers basano le proprie decisioni e le relative strategie comunicative su una pluralità di vettori e variabili d’influenza, all’interno dei quali le fonti di riferimento non vengono sempre esplicitate formalmente; anche qualora ciò avvenga, non sempre ne veniamo a conoscenza. Di conseguenza, non è possibile determinare con esattezza se e in quale misura la nostra ricerca abbia influenzato la policy. Tuttavia, un riscontro mediatico suggerisce che il nostro lavoro abbia esercitato un impatto concreto: il Ministro dell’Istruzione della Baviera ha infatti citato esplicitamente la nostra analisi nell’impegnarsi a promuovere ogni misura utile a garantire la continuità della didattica in presenza.

Le domande sono state poste da Tome Sandevski (Goethe-University Frankfurt).

 

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Non limitarti a presentare, crea connessioni! Guida agli eventi per ricercatori che parlano di policy

Caratteristiche principali in sintesi

  • Gli eventi di policy offrono tre dimensioni distinte per l’impatto scientifico, muovendosi dalla presentazione formale alla costruzione di relazioni individuali:
    1. Coinvolgimento formale: Presentare le proprie competenze durante tavole rotonde, lezioni, presentazioni o workshop.
    2. Networking informale: Costruire connessioni dirette durante le pause caffè, i pranzi o i rinfreschi.
    3. Follow-up strategico: Trasformare brevi incontri in dialoghi di policy collaborativi e duraturi dopo l’evento.
  • Gli scienziati non dovrebbero solo partecipare agli eventi di policy per tenere un discorso o prendere parte a una tavola rotonda; dovrebbero partecipare per avere conversazioni informali e per assicurarsi 2-3 incontri di follow-up significativi.
  • Le pause, i pranzi o i rinfreschi sono importanti quanto le sessioni. Gli organizzatori di eventi di policy dovrebbero permettere opportunità di networking e discussioni informali durante le pause.

Come funziona il modello

Per massimizzare il tempo e l’impatto, i ricercatori devono considerare ogni evento di policy attraverso tre dimensioni strutturali.

  1. La dimensione formale (la piattaforma)

Questo include tavole rotonde, presentazioni principali o workshop interattivi. Assicurarsi un ruolo attivo come relatore o membro di una tavola rotonda stabilisce credibilità istituzionale e mette in luce la ricerca pertinente. Tuttavia, questo è semplicemente l’amo — non il traguardo.

  1. La dimensione informale (la connessione)

Le pause caffè, le ore di pranzo e i ricevimenti serali sono i momenti in cui avviene il vero allineamento di policy. I contesti informali incoraggiano i partecipanti a parlare più francamente di vincoli, tempistiche politiche e lacune di conoscenza rispetto a quanto consentito da una tavola rotonda pubblica. I ricercatori dovrebbero evitare la tentazione di controllare le e-mail, isolarsi all’interno di cerchie accademiche o andarsene presto.

  1. La dimensione del follow-up (l’impatto)

Le conversazioni di alto valore dovrebbero concludersi con i ricercatori che ottengono il permesso di ricontattare l’interlocutore, trasformando una breve chiacchierata in un contributo di policy a lungo termine.

Schema visivo: perché il micro-networking batte le macro-presentazioni

I ricercatori spesso sottovalutano lo scambio verbale rispetto alle pubblicazioni. A un ritmo naturale, chi parla pronuncia circa 130–160 parole al minuto (circa mezza pagina di testo). Consideriamo il confronto tra due diverse strategie:

Ricercatore A (il presentatore): Tiene una presentazione di 15 minuti più 5 minuti di domande e risposte (20 minuti di tempo totale di parola = ~10 pagine di testo trasmesse). Durante le pause, questo ricercatore controlla le e-mail, fa networking solo con colleghi accademici conosciuti e se ne va presto.

Ricercatore B (il networker): Non ricopre alcun ruolo formale di relatore ma interagisce attivamente con i policymaker durante le pause e i ricevimenti per un tempo di parola conversazionale combinato di 50 minuti (~25 pagine di testo mirato trasmesse). Questo ricercatore si assicura 3 accordi espliciti per futuri contatti. Risultato: Tre incontri di follow-up programmati per proporre direttamente le evidenze.

Compiti e risorse

Ricercatori

Come possono i ricercatori prepararsi per il networking?

Fase 1: Analizzare & mappare la sala (pre-evento)

  • I ricercatori dovrebbero esaminare il programma e l’elenco dei partecipanti in anticipo. Dovrebbero identificare gli specifici policymakers o altri professionisti con cui vorrebbero connettersi.
  • Se l’elenco non è pubblico, i ricercatori dovrebbero chiedere agli organizzatori il profilo del pubblico previsto.

Fase 2: Preparare materiali pronti per le policy

  • I ricercatori dovrebbero preparare un discorso dell’elevator pitch di 60 secondi incentrato strettamente sulla rilevanza di policy delle loro competenze, evitando dibattiti puramente accademici o di metodologia.
  • I ricercatori dovrebbero portare copie cartacee di testi brevi come policy brief, schede informative o infografiche.

Fase 3: Eseguire l’approccio strategico & rompere il ghiaccio

  • Gli scienziati dovrebbero avvicinare i target durante le pause. Dovrebbero rispettare i limiti (evitando coloro che sono impegnati in chiamate telefoniche attive o coloro che scrivono e-mail sui loro laptop), ma unirsi con sicurezza ai gruppi in piedi ai tavoli con un educato: “Vi dispiace se mi unisco a voi?”.
  • Le frasi per rompere il ghiaccio a risposta aperta possono includere:
  • Quale sessione non vede l’ora di seguire?
  • Quale sessione ha trovato più interessante finora?
  • Cosa ne pensa dell’argomentazione di [speaker] su X?
  • Le domande di follow-up possono includere:
  • Quale tipo di evidenza scientifica Le sarebbe utile?
  • Qual è la sfida più grande che sta affrontando su questo argomento?

Fase 4: Assicurarsi il passaggio al follow-up

  • Se il contatto è positivo, gli scienziati dovrebbero compiere il passaggio prima che la pausa finisca: “Mi piacerebbe inviarLe un breve aggiornamento quando usciranno i nostri prossimi risultati di ricerca. Posso avere il Suo biglietto da visita o scansionare il Suo codice QR di LinkedIn?”
  • Condividere un policy brief cartaceo contenente chiari dettagli di contatto è un modo efficace per creare un passaggio di consegne immediato e professionale.

Fase 5: Fissare l’incontro (post-evento)

  • Gli scienziati dovrebbero inviare una e-mail di follow-up personalizzata entro 48-72 ore.
  • Dovrebbero fornire i link a tutti i dati o alle pubblicazioni discussi e proporre un incontro di follow-up nei mesi o nelle settimane successive.

Funzionari di scambio della conoscenza / mediatori della ricerca

Progettare eventi che massimizzino l’impatto tra scienza e policy richiede di allontanarsi da presentazioni di diapositive sovraffollate e di dare priorità all’interazione strutturata. I funzionari di scambio della conoscenza o i mediatori della ricerca che organizzano eventi dovrebbero considerare i seguenti suggerimenti:

  • Proteggere i margini di networking: Per qualsiasi evento che superi le due ore, gli organizzatori dovrebbero inserire pause caffè di almeno 20-30 minuti. Gli organizzatori non devono mai comprimere le pause quando le sessioni si protraggono oltre il tempo previsto, e dovrebbero informare i relatori in anticipo che i limiti di tempo saranno rigorosamente applicati.
  • Curare materiali ad alta visibilità: Gli organizzatori dovrebbero fornire cartellini identificativi grandi e altamente leggibili. Se possibile, possono inserire codici QR sui badge che colleghino direttamente ai profili professionali.
  • Moderare sessioni dinamiche di domande e risposte (Q&A): I moderatori dovrebbero strutturare i blocchi di domande e risposte per far emergere le competenze della sala. Dovrebbero annunciare chiaramente all’inizio: “Le domande devono essere limitate a 1–2 minuti per lasciare spazio a tutti”. Questo previene lunghe dichiarazioni da parte del pubblico e aiuta gli scienziati a identificare colleghi interessanti per la pausa successiva.
  • I funzionari di scambio della conoscenza e i mediatori della ricerca possono supportare gli scienziati sviluppando congiuntamente chiari elevator pitch e progettando schede informative assimilabili.
  • I funzionari di scambio della conoscenza e i mediatori della ricerca possono introdurre attivamente i ricercatori ai policymaker partecipanti in sala durante i ricevimenti.

Fonti e approfondimenti

Willis, Christina C. (2020), Sustainable Networking for Researchers and Engineers, https://doi.org/10.1117/3.2535500.
Zack, Devora (2019), Networking for People Who Hate Networking: A Field Guide for Introverts, the Overwhelmes, and the Underconnected, Berrett-Koehler Publishers.

 

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Corsi di formazione specialistici su misura

Descrizione

I corsi di formazione pratica tenuti da professionisti del mondo accademico per i dipendenti della pubblica amministrazione, denominati “Corsi di formazione specialistici su misura” (Tailored expert trainings) rappresentano una forma dinamica di cooperazione tra il mondo accademico e il settore applicato. Questi corsi facilitano il trasferimento diretto di conoscenze aggiornate provenienti dalla ricerca, dallo sviluppo e dalla formazione universitaria nella pratica quotidiana della pubblica amministrazione. Si distinguono dai tipici corsi commerciali per l’elevato grado di specializzazione, l’approfondimento tematico mirato e la forte personalizzazione in base alle esigenze specifiche dei partecipanti.

L’obiettivo di tali corsi è rafforzare le competenze professionali dei funzionari della pubblica amministrazione attraverso una didattica interattiva basata su conoscenze scientifiche. I contenuti sono strutturati attorno a problemi reali e dati provenienti dal settore pubblico. La capacità di lavorare con set di dati reali e di adattare il materiale didattico alle effettive esigenze dei partecipanti costituisce un valore aggiunto fondamentale di questo modello di cooperazione.

tabella delle risorse necessarie per l'organizzazione dei corsi di formazione

Obiettivi

I corsi di formazione specialistici su misura mirano a raggiungere i seguenti obiettivi fondamentali:

  • Trasferimento di conoscenze e competenze specialistiche che non sono solitamente trattate nei corsi disponibili sul mercato e che riflettono le più recenti tendenze scientifiche e tecnologiche.
  • Personalizzazione dei contenuti in base a specifici gruppi di partecipanti e al loro contesto istituzionale.
  • Miglioramento dell’applicabilità pratica delle conoscenze specialistiche attraverso attività pratiche sui dati ed esempi tratti dal mondo reale.
  • Rafforzare la collaborazione interdisciplinare e interistituzionale tra dipartimenti universitari ed enti del settore pubblico.
  • Costruire relazioni e partnership a lungo termine, che possano sfociare in ricerche su commissione, consulenze di esperti o progetti congiunti finanziati con fondi pubblici.
  • Fornire ai ricercatori spunti preziosi e ispirazione per nuove domande di ricerca e studi applicati derivanti dalle sfide concrete affrontate dai professionisti della pubblica amministrazione.

Come funziona il modello?

Destinatari del corso

I potenziali partecipanti al corso potrebbero includere:

  • Impiegati, analisti e personale tecnico presso istituzioni governative centrali e locali, enti pubblici e organizzazioni correlate.
  • Dirigenti e capi dipartimento, responsabili di progetto o di team.
  • Sindaci, vicesindaci o altri rappresentanti della pubblica amministrazione coinvolti nell’adozione o nell’implementazione di nuove tecnologie o procedure.
  • La scelta degli argomenti del corso dovrebbe essere strettamente in linea con il profilo e le esigenze del gruppo di partecipanti.

Numero di partecipanti

Il numero consigliato di partecipanti è compreso tra 5 e 10. I gruppi più piccoli consentono una maggiore interattività, consulenze individuali e un ritmo flessibile della formazione.

Durata e tempistiche

La durata consigliata della formazione è compresa tra 1 e 2 giorni lavorativi, a seconda della complessità dell’argomento e del livello di approfondimento desiderato. Per venire incontro alle disponibilità sia dei funzionari pubblici che dei docenti universitari, è preferibile programmare la formazione al di fuori del semestre didattico principale (ad esempio, durante l’estate o il periodo degli esami).

Formato del corso

  • I corsi di formazione sono fortemente orientati alla pratica e danno particolare risalto agli esempi concreti, alle attività guidate dai partecipanti e al coinvolgimento attivo.
  • È consigliabile lavorare con set di dati reali ed esempi pratici che i partecipanti portano dalle proprie istituzioni.
  • È bene evitare dati generici o simulati; si dovrebbe invece cercare di integrare dati istituzionali reali sotto la guida del formatore durante le fasi di lavoro autonomo.
  • Si è dimostrata efficace la presenza di due formatori: uno conduce la lezione principale e le dimostrazioni, mentre l’altro fornisce supporto individuale ai partecipanti meno esperti.

Formatori e competenze

I corsi di formazione dovrebbero essere garantiti a livello professionale da un esperto accademico di alto livello con esperienza sia nella ricerca che nell’applicazione pratica. Si raccomanda vivamente il coinvolgimento attivo di dottorandi e ricercatori post-dottorato, che spesso apportano conoscenze altamente specializzate e aggiornate. La preparazione preliminare al corso dovrebbe prevedere una stretta comunicazione con l’istituzione partecipante in merito agli obiettivi formativi, ai profili dei partecipanti e alle aspettative.

Esempi di argomenti di formazione

Di seguito è riportato un elenco non esaustivo di possibili temi. I contenuti devono sempre essere personalizzati:

  • Utilizzo dei dati aperti, loro analisi e applicazione nel processo decisionale.
  • Sistemi informativi geografici (GIS) e cartografia – visualizzazione dei dati spaziali.
  • Nozioni fondamentali sull’automazione dei processi tramite scripting (ad es. Python, R).
  • Utilizzo di software di grafica per la creazione di mappe, infografiche e report.
  • Introduzione all’intelligenza artificiale e al suo impiego nella pubblica amministrazione.
  • Analisi e visualizzazione dei dati – creazione di dashboard interattive, mappe e grafici riassuntivi.

Vantaggi per i partecipanti:

Partecipanti (funzionari pubblici, dirigenti pubblici):

  • Acquisizione di competenze e strumenti avanzati applicabili al proprio lavoro quotidiano.
  • Opportunità di lavorare con i propri dati e discutere problemi reali.
  • Miglioramento delle competenze professionali e della flessibilità.

Personale accademico e università:

  • Opportunità di collaborazione nel mondo reale e spunti per la ricerca applicata.
  • Trasferimento delle conoscenze accademiche nella pratica.
  • Creazione di partnership a lungo termine con il settore pubblico.

Istituzioni della pubblica amministrazione:

  • Miglioramento delle competenze dei dipendenti nell’uso di strumenti e metodi moderni.
  • Processi interni più efficaci.
  • Maggiore capacità di innovazione e preparazione al processo decisionale basato sui dati.

Sfide

Un’altra potenziale sfida riguarda la necessità di un accreditamento formale dei corsi di formazione, specialmente in contesti in cui le istituzioni della pubblica amministrazione richiedono una certificazione ufficialmente riconosciuta per lo sviluppo professionale del proprio personale. In alcuni paesi, come la Repubblica Ceca, l’accreditamento può essere concesso da enti governativi o associazioni professionali (ad esempio, il Ministero dell’Interno). Tuttavia, il processo comporta spesso una documentazione approfondita e il rispetto di standard formali, il che può prolungare i tempi di preparazione. Per ovviare a ciò, gli organizzatori dovrebbero avviare le procedure di accreditamento con largo anticipo e mantenere una comunicazione chiara con gli enti accreditanti per garantire l’allineamento ai criteri previsti.

Un’ulteriore sfida risiede nella gestione della diversità dei livelli di competenza dei partecipanti, che può influire in modo significativo sulle dinamiche di gruppo e sull’efficacia complessiva della formazione. I formatori devono essere flessibili e reattivi, pronti ad adeguare in tempo reale la portata, l’approfondimento e il ritmo di presentazione dei contenuti. Raccogliere feedback durante la formazione — preferibilmente attraverso formati interattivi — consente ai facilitatori di apportare modifiche immediate, come saltare sezioni ridondanti o approfondire argomenti più avanzati secondo necessità. Incorporare meccanismi di feedback in tempo reale ed essere pronti ad adattare di conseguenza la struttura della formazione sono elementi cruciali per mantenere il coinvolgimento dei partecipanti e garantire la pertinenza della formazione per tutti i livelli di esperienza.

Finanziamento necessario per le attività

I corsi di formazione sono generalmente finanziati dagli enti pubblici committenti (comuni, enti governativi, ecc.). Il costo viene calcolato caso per caso, in base ai regolamenti universitari e alla capacità finanziaria dell’ente committente. Esso comprende la preparazione dei formatori, le ore di lezione e l’eventuale utilizzo di strutture o attrezzature. Questi corsi di formazione sono considerati servizi altamente specializzati e possono essere finanziati attingendo dai bilanci istituzionali destinati alla formazione o tramite sovvenzioni pubbliche.

Esempio

Il Dipartimento di Geoinformatica della Facoltà di Scienze dell’Università Palacký di Olomouc organizza da oltre 15 anni corsi di formazione specializzati rivolti ai professionisti della pubblica amministrazione. I corsi si svolgono a cadenza irregolare e sono adattati alle richieste specifiche. Sono accreditati dall’Associazione ceca per la geoinformazione (ČAGI).

I corsi vertono sulla cartografia, i sistemi informativi geografici (GIS) e il telerilevamento. Il principio fondamentale è la personalizzazione, che comprende l’utilizzo dei dati dei partecipanti e di attività specifiche per ciascuna istituzione. I corsi si svolgono nei laboratori informatici dell’università, utilizzando solitamente QGIS e ArcGIS. Il formato è stato costantemente valutato dai partecipanti come estremamente vantaggioso.

Un esempio di tale corso è stato “Sistemi aerei senza pilota – Operatività, mappatura, fotogrammetria e scansione laser”, tenuto nell’ambito della formazione professionale continua. Il corso di formazione di due giorni (20 ore di lezione) ha combinato lezioni sui principi di funzionamento degli UAV, sulla legislazione ceca e dell’UE in materia e sulle tecnologie dei sensori con esercitazioni pratiche di pilotaggio di droni multirotore e ad ala fissa, seguite dall’elaborazione dei dati per la produzione di ortofoto, modelli digitali del terreno e nuvole di punti 3D.

 

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Tirocini per studenti

Com’è strutturato il modello?

I tirocini per studenti rappresentano una forma consolidata di collaborazione tra università e istituzioni responsabili delle politiche. Sono particolarmente indicati per gli studenti che frequentano gli ultimi anni dei corsi di laurea triennale o magistrale. Durante un tirocinio, gli studenti acquisiscono una preziosa esperienza professionale e sviluppano una comprensione del funzionamento interno delle istituzioni. Imparano a conoscere le strutture organizzative, i processi decisionali, le priorità strategiche e le attività quotidiane. I tirocini offrono inoltre l’opportunità di costruire reti professionali che possono sostenere il loro futuro sviluppo di carriera. Per le istituzioni ospitanti, i tirocini rappresentano l’occasione di trarre vantaggio dalle competenze degli studenti, dalle loro conoscenze accademiche aggiornate e da nuove prospettive sulle questioni politiche di cui si occupano. L’attuazione efficace dei tirocini richiede un impegno attivo e un sostegno organizzativo costante sia da parte dell’università che dell’istituzione ospitante. In quanto tale, questa forma di collaborazione contribuisce a istituzionalizzare il dialogo tra scienza e politica, ad ampliare le reti professionali al di là della comunità di ricerca e a stabilire meccanismi di sostegno a lungo termine che si integrino nel funzionamento sia delle università che delle istituzioni responsabili delle decisioni politiche.

tabella delle risorse necessarie per l'organizzazione e svolgimento dei tirocini

Come funziona

La durata del tirocinio, i suoi contenuti e i requisiti formali sono stabiliti tramite un accordo tra l’università e l’istituzione ospitante. In alcuni corsi di studio, i tirocini costituiscono una parte obbligatoria del piano di studi, mentre in altri sono offerti come componente facoltativa che può sostituire parte dei corsi o fornire agli studenti un’ulteriore esperienza pratica. In entrambi i casi, le università dovrebbero incoraggiare attivamente gli studenti a svolgere tirocini presso istituzioni del settore pubblico. Un ruolo importante del personale responsabile dell’organizzazione e del coordinamento dei tirocini consiste nell’individuare gli studenti idonei e nell’assegnarli al dipartimento o all’unità appropriata all’interno dell’istituzione ospitante. L’obiettivo è garantire che le conoscenze e le competenze degli studenti siano in linea con le esigenze del mondo del lavoro, fornendo loro al contempo un’esperienza pratica pertinente. Un possibile approccio alla selezione dei candidati idonei consiste nel far definire all’istituzione ospitante il profilo desiderato del candidato, dopodiché gli studenti possono essere assegnati in base alla loro lettera di motivazione e alle qualifiche acquisite durante gli studi.

Prima dell’inizio del tirocinio, è necessario espletare diverse formalità pratiche. Tra queste figurano l’ottenimento dell’approvazione da parte del dipartimento universitario competente, l’organizzazione del riconoscimento del tirocinio in crediti formativi, ove applicabile, la stipula di un accordo tra lo studente e l’istituzione ospitante e la nomina di uno o più supervisori incaricati di guidare lo studente durante tutto il tirocinio. Oltre a descrivere le mansioni previste dal tirocinio, l’accordo può anche specificare l’orario di lavoro e la sede di lavoro, il livello di coinvolgimento dello studente nelle attività dell’istituzione ospitante, i diritti di accesso alle informazioni, ai sistemi e agli strumenti interni, nonché la fornitura di qualsiasi attrezzatura necessaria per lo svolgimento dei compiti assegnati.

Durante il tirocinio, lo studente viene coinvolto nelle attività quotidiane dell’istituzione ospitante e contribuisce a compiti che riflettono sia le conoscenze e le competenze acquisite durante gli studi sia le esigenze attuali dell’organizzazione ospitante. All’inizio del tirocinio è quindi importante allineare le aspettative, chiarendo ciò che lo studente già sa, ciò che ci si aspetta che apprenda durante il tirocinio e ciò che l’istituzione ospitante si aspetta da lui. In genere gli studenti iniziano con compiti di base che consentono di valutare le loro capacità, offrendo al contempo un’opportunità di apprendimento. Man mano che acquisiscono esperienza, possono gradualmente assumersi compiti più complessi e dare un contributo più sostanziale al lavoro dell’istituzione ospitante. Il tirocinio può anche prevedere la realizzazione di un risultato specifico o di un progetto.

Una volta completato il tirocinio, è necessario procedere alla sua valutazione. La valutazione può assumere diverse forme (ad esempio, un questionario di valutazione, un modulo di feedback o una relazione), ma deve sempre concentrarsi su ciò che lo studente ha appreso e sul contributo che ha apportato all’istituzione ospitante. La valutazione scritta viene quindi trasmessa al dipartimento accademico dello studente come conferma del completamento del tirocinio e, se del caso, ai fini del riconoscimento dei crediti formativi.

Sfide

  • Il formato, i contenuti e i risultati attesi di un tirocinio devono essere adeguati alla sua durata. Un tirocinio di una settimana, incentrato principalmente sulla familiarizzazione con il funzionamento dell’istituzione, avrà una struttura diversa rispetto a un tirocinio di diversi mesi, che consente allo studente di essere gradualmente coinvolto nelle attività professionali e di assumersi un livello maggiore di responsabilità.
  • Gli studenti possono possedere solide conoscenze teoriche ma non avere esperienza nell’applicarle nella pratica. Assegnazioni chiare dei compiti, feedback regolari e risultati attesi ben definiti contribuiscono a prevenire malintesi.
  • Nel caso di studenti privi di precedente esperienza lavorativa, occorre prestare sufficiente attenzione al loro adattamento all’ambiente di lavoro, compresa la chiara definizione di regole, aspettative e prassi formali e informali sul posto di lavoro.
  • L’attuazione di un tirocinio comporta un maggiore impegno in termini di tempo da parte del supervisore e del resto del personale coinvolto nell’orientamento dello studente. È quindi opportuno tenere conto di questo investimento di tempo già in fase di pianificazione del tirocinio e adeguare di conseguenza l’ambito dei compiti e la capacità dell’istituzione ospitante.
  • In alcune università e istituzioni, i tirocini vengono organizzati in modo più operativo, a seconda delle esigenze e delle possibilità dei singoli dipartimenti universitari o delle unità dell’istituzione ospitante, oppure tramite l’ufficio risorse umane, che occasionalmente funge da intermediario per le opportunità di tirocinio. Ciò può comportare un’offerta limitata di tirocini e carenze organizzative relative al loro coordinamento. Una soluzione adeguata consiste nell’istituire un sistema di tirocini unificato a livello dell’intero ente, che definisca chiaramente un punto di contatto per il coordinamento dei tirocini, le procedure per l’assegnazione degli stessi e la comunicazione con le università o gli enti ospitanti, consentendo al contempo alle singole unità di definire le proprie esigenze e capacità. Ciò permette di mettere in contatto in modo più efficace gli studenti con i dipartimenti ospitanti pertinenti.

Compiti e risorse

Studente: Lo studente è tenuto a familiarizzarsi con le condizioni e i contenuti del tirocinio e a concordare con l’istituzione ospitante e l’università i requisiti formali del tirocinio (ad esempio, requisiti amministrativi, riconoscimento dei crediti ECTS, calendario e ambito del tirocinio). Durante il tirocinio, lo studente partecipa attivamente alle attività del dipartimento ospitante e porta a termine i compiti assegnati entro i limiti e le scadenze concordati. Lo studente applica le conoscenze e le competenze acquisite durante il percorso di studi nell’affrontare i compiti, apprendendo al contempo nuove procedure e metodi di lavoro nella pratica. Comunica con il proprio supervisore, verifica regolarmente la propria comprensione dei compiti assegnati e mette a frutto il feedback ricevuto. Lo studente rispetta le regole e le modalità operative dell’istituzione ospitante, comprese le procedure di lavoro, i regolamenti interni e qualsiasi requisito relativo alla riservatezza delle informazioni. Al termine del tirocinio, lo studente soddisfa i requisiti stabiliti dall’università e dall’istituzione ospitante per il riconoscimento e il completamento con esito positivo del tirocinio.

Supervisore: Il tutor fornisce all’allievo orientamento e supporto professionale per tutta la durata del tirocinio. Assegna compiti adeguati alle conoscenze e alle capacità dell’allievo, tenendo conto della fase in cui si trova il tirocinio, con l’obiettivo di aumentare gradualmente il livello di autonomia dell’allievo. Il tutor verifica regolarmente lo svolgimento dei compiti assegnati, fornisce feedback all’allievo, lo aiuta a comprendere il contesto più ampio del proprio lavoro e ne sostiene il coinvolgimento nel funzionamento dell’ambiente di lavoro.

Staff di coordinamento: Il personale di riferimento presso l’università (responsabile delle risorse umane, segretario/assistente di dipartimento o altro personale di supporto) ha il compito di pubblicare l’offerta di tirocinio, selezionare un candidato idoneo e metterlo in contatto con il dipartimento o l’unità competente dell’istituzione ospitante. Fornisce allo studente tutte le informazioni necessarie relative all’organizzazione e alle condizioni del tirocinio e, se del caso, facilita la comunicazione con la direzione del dipartimento, l’ufficio affari studenteschi, ecc. Il personale competente presso l’istituzione ospitante funge da referente dello studente sia prima dell’inizio del tirocinio sia durante il suo svolgimento. Assicura la comunicazione con la direzione del luogo di lavoro di riferimento e con il tutor designato, supervisiona la definizione delle condizioni del tirocinio e provvede alla preparazione della documentazione necessaria (accordo, modulo di valutazione, ecc.).

Esempio

Tirocinio di una studentessa del corso di laurea triennale in Analista delle Scienze Sociali presso il Dipartimento di Controllo – Unità di Supporto ed Elaborazione Dati dell’Autorità Regionale della Regione di Olomouc.

Ambito e organizzazione del tirocinio: Il tirocinio si è svolto per un totale di 350 ore distribuite su due semestri. La studentessa era presente sul posto di lavoro tre giorni alla settimana. Disponeva di una postazione di lavoro propria in ufficio e aveva accesso alle attrezzature tecniche necessarie, compreso un computer. Due supervisori sono stati coinvolti nella supervisione del tirocinio; la studentessa condivideva con loro lo spazio di lavoro e questi le hanno fornito supporto e guida costanti. È stato stipulato un accordo di tirocinio con la studentessa e, al termine del tirocinio, ha ricevuto un attestato che ne confermava il completamento, nonché una valutazione scritta del tirocinio.

Orientamento professionale del tirocinio: Il focus della studentessa verte sull’analisi dei dati qualitativi, sull’interpretazione del comportamento umano e sulle prospettive delle scienze sociali. Ciò si discosta dall’approccio abituale dell’azienda, che opera principalmente con dati strutturati e la loro elaborazione quantitativa. Mentre l’azienda analizza tipicamente dati numerici, la studentessa ha apportato una prospettiva incentrata sulla comprensione dei contesti più ampi e dei fattori alla base di tali dati. Il suo orientamento professionale ha quindi integrato l’approccio tecnicamente orientato dell’azienda con spunti provenienti dalle scienze sociali.

Contenuti e mansioni del tirocinio: Durante la prima metà del tirocinio, la studentessa si è concentrata sulla preparazione di base e sulla pulizia dei dati. Nello specifico, i suoi compiti includevano:

  • Elaborazione e classificazione di un set di dati relativo alle industrie culturali e creative della regione
  • Elaborazione dell’elenco degli investimenti regionali in relazione alla loro ubicazione geografica, ai fini di una futura visualizzazione cartografica
  • Presentazione grafica dei dati: modifica di grafici e tabelle interattivi, standardizzazione della terminologia e garanzia della coerenza dei dati esportati
  • Gestione dei metadati per i set di dati presenti sul portale: utilizzo dell’intelligenza artificiale per creare descrizioni e tabelle relative ai set di dati aperti pubblicati sul portale

Durante la seconda metà del tirocinio, lo studente si è occupato di attività più avanzate, tra cui:

  • Valutazione statistica dei dati relativi alle industrie culturali e creative nella regione (ad esempio, in relazione ai dati demografici dei comuni, all’istruzione, all’occupazione, ecc.)
  • Acquisizione di familiarità con le analisi spaziali e la visualizzazione dei dati tramite mappe nel software ArcGIS
  • Identificazione di potenziali nuovi set di dati idonei alla pubblicazione come dati aperti e preparazione dei risultati sotto forma di presentazione per il portale pubblico dei dati aperti

Vantaggi della collaborazione: La collaborazione è stata vantaggiosa per entrambe le parti. Grazie al suo orientamento accademico e alle sue conoscenze specifiche in materia, la studentessa ha apportato un approccio diverso alla gestione dei dati, in particolare all’analisi qualitativa con una sovrapposizione al campo della psicometria, riducendo al contempo in modo significativo il carico di lavoro del dipartimento fornendo assistenza nelle attività di routine. Durante il tirocinio, la studentessa ha ampliato le proprie conoscenze relative all’elaborazione dei dati quantitativi, che rappresenta un aspetto più tecnico del lavoro con i dati. Ha imparato a gestire vari formati di dati, a trasformarli in un formato standardizzato, a garantire la coerenza nell’elaborazione dei dati e a utilizzare strumenti software disponibili gratuitamente per la visualizzazione dei dati. Allo stesso tempo, il tirocinio ha rappresentato per la studentessa la sua prima esperienza lavorativa e il suo primo contatto con il funzionamento di un ente della pubblica amministrazione.

 

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Creare eventi interessanti per i policymaker

Sintesi: Caratteristiche principali in breve

  • Questo esercizio aiuta gli scienziati e i responsabili dello scambio di conoscenze (knowledge-exchange staff) a comprendere la differenza tra eventi accademici ed eventi orientati alle politiche.
  • I policymaker hanno bisogno di descrizioni degli eventi e di inviti che dimostrino chiaramente perché partecipare all’evento sarebbe vantaggioso per loro.

Infografica in inglese sul modello: Creare eventi interessanti per i policymaker

Come funziona questo modello?

Fase 1: Condividi con i partecipanti al workshop le due lettere di invito a una conferenza fittizia a Bruxelles. Fornisci le seguenti istruzioni: “Lavorate per un membro del Parlamento europeo e il vostro capo ha ricevuto due inviti a partecipare a tavole rotonde a Bruxelles. Purtroppo, entrambi sono in programma alla stessa ora. Il vostro capo vi chiede di esaminare gli inviti e di consigliargli quello che, secondo voi, potrebbe offrirgli maggiori vantaggi in termini di accesso a ricerche rilevanti per le politiche, dialogo con le parti interessate e visibilità. Leggete entrambi gli inviti. Quale consigliate? Quali aspetti degli inviti trovate convincenti? Quali aspetti potrebbero essere migliorati?”

Fase 2: Chiedete ai partecipanti di leggere i due inviti. Hanno tre minuti di tempo per farlo.

Fase 3: Chiedete ai partecipanti di individuare le differenze tra i due inviti. Cosa apprezzano della struttura di ciascun evento? Quale evento potrebbe essere più vantaggioso per l’eurodeputato/a?

Invito 1: Questo testo presenta diversi punti deboli. Innanzitutto, è troppo lungo, il che rende difficile individuare informazioni fondamentali come la data e il luogo. In secondo luogo, si presenta come una sintesi del programma di un convegno accademico chiaramente rivolto a un pubblico scientifico, con numerosi acronimi e riferimenti a studiosi che, pur essendo ben noti nei loro rispettivi campi, difficilmente risulteranno riconoscibili al di fuori del mondo accademico. In terzo luogo, la presenza di importanti case editrici e il lancio di un nuovo set di dati possono costituire motivi convincenti per la partecipazione dei ricercatori, ma difficilmente attireranno i responsabili politici. In quarto luogo, una tavola rotonda composta da tre accademici e un responsabile politico non risulta particolarmente allettante per un pubblico politico. Infine, l’evento si tiene a Vilvoorde, che, pur distando solo circa 11 km dal Parlamento europeo, richiede comunque circa 30 minuti per essere raggiunta in treno o in auto — il che significa che il deputato europeo dovrebbe riservare almeno un’ora solo per il viaggio.

Invito 2: La seconda opzione è più efficace per diversi motivi. Innanzitutto, è concisa e presenta immediatamente le informazioni chiave — data, sede e scopo. In secondo luogo, chiarisce fin dall’inizio il motivo per cui il deputato europeo è stato contattato personalmente. In terzo luogo, il panel comprende un ricercatore con comprovata esperienza in materia di politiche, in qualità di membro di un gruppo di esperti dell’OCSE, affiancato da due rappresentanti di associazioni di spicco. In quarto luogo, l’invito indica che l’evento dovrebbe registrare una buona affluenza e attirare probabilmente l’attenzione dei media — due aspetti entrambi importanti per i responsabili politici. Infine, la sede è raggiungibile a piedi dal Parlamento europeo.

Fase 4: Chiedere ai partecipanti di individuare e annotare le caratteristiche che rendono gli eventi interessanti per i responsabili politici.

Per gruppi composti da un massimo di dieci partecipanti, si raccomanda di discutere i risultati in plenaria utilizzando lavagne a fogli mobili o strumenti interattivi come Mentimeter. Per gruppi più numerosi, i partecipanti dovrebbero essere suddivisi in sottogruppi e ricevere cartoncini e penne per annotare le proprie risposte, che potranno poi essere condivise e discusse in plenaria.

Sfide

Entrambi gli inviti rappresentano modelli ideali. Sebbene le sedi vicine al Parlamento europeo siano vantaggiose, potrebbero non essere sempre alla portata di tutti. Allo stesso modo, gli organizzatori non possono garantire un’elevata partecipazione da parte di personalità di spicco. È quindi del tutto ragionevole organizzare eventi puramente accademici quando non sono disponibili le risorse o la capacità necessarie per renderli rilevanti dal punto di vista politico.

Compiti e risorse: breve descrizione dei compiti e delle risorse necessarie a scienziati, responsabili dello scambio di conoscenze/responsabili della ricerca e policymaker

Facilitatori del workshop: i facilitatori hanno il compito di distribuire ai partecipanti le versioni cartacee o elettroniche degli inviti. Devono familiarizzarsi con entrambi gli inviti e riflettere in anticipo sulle differenze tra i due eventi.

Scienziati e altri partecipanti: i partecipanti leggono entrambe le lettere di invito e prendono parte alla discussione che ne segue. L’esercizio e la discussione richiedono complessivamente dai 10 ai 20 minuti.

Responsabili politici: se fossero presenti responsabili politici, il facilitatore dovrebbe coinvolgerli nella discussione e invitarli a condividere quali criteri un evento deve soddisfare affinché essi vi partecipino.

Risorse e approfondimenti

See invitation letters_rmu

 

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Valutare l’accessibilità delle pubblicazioni (sulle politiche)

Mettersi nei panni di un policymaker impegnato

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • Questo esercizio simula il ruolo di un assistente parlamentare per aiutare i ricercatori a comprendere ciò che vivono i politici impegnati quando leggono pubblicazioni sulle politiche.
  • Può essere utilizzato in seminari o in contesti di autoapprendimento: i partecipanti devono individuare i messaggi chiave di cinque pubblicazioni di politica entro dieci minuti.
  • L’esercizio evidenzia l’importanza della chiarezza visiva, dei messaggi chiave facilmente identificabili, di un linguaggio semplice e di elementi visivi quali elenchi puntati, intestazioni evidenziate, tabelle e grafici.

tabella delle risorse necessarie per il modello: Valutare l’accessibilità delle pubblicazioni sulle politiche

Come funziona il modello

Fase 1: Selezionate cinque pubblicazioni di lunghezza compresa tra due e venti pagine ciascuna. Molti ricercatori hanno difficoltà a comprendere cosa significhi leggere pubblicazioni su argomenti a loro poco familiari, pertanto è importante che le pubblicazioni coprano una vasta gamma di aree tematiche (ad esempio, ambiente, cambiamenti climatici, salute, sicurezza internazionale, istruzione, intelligenza artificiale). Scegliete due policy brief ben strutturati e accessibili che presentino i messaggi chiave fin dall’inizio, si consigliano policy brief dell’OCSE, di E3G o dell’International Crisis Group.

Scegliete altre tre pubblicazioni, ad esempio pubblicazioni accademiche, che sono più difficili da sintetizzare perché prive di elementi quali riassunti, elenchi puntati o visualizzazioni. Le pubblicazioni caratterizzate da un testo corposo, sezioni dedicate alla metodologia e gergo accademico sono ideali per questo esercizio.

Fase 2: Distribuite ai partecipanti le versioni cartacee o elettroniche delle pubblicazioni, insieme alle seguenti istruzioni:

“State lavorando come assistente di un membro del Parlamento, che oggi e domani ha un’agenda fitta di riunioni di commissione, interviste e tavole rotonde. La vostra responsabile ha ricevuto cinque pubblicazioni per posta e ha bisogno di competenze specifiche sugli argomenti trattati. Deve rispondere a una telefonata della durata di circa dieci minuti e lascia le pubblicazioni sulla vostra scrivania, chiedendovi di illustrarle i messaggi chiave una volta terminata la chiamata. Avete dieci minuti per sfogliare le pubblicazioni. NON vi è consentito utilizzare l’intelligenza artificiale per riassumerle. Riuscite a individuare i messaggi chiave entro dieci minuti? Quali pubblicazioni vi hanno facilitato il compito e quali sono state più difficili da esaminare?”

Fase 3: Per aumentare leggermente la pressione temporale, annunciate il tempo rimanente ogni due minuti. I partecipanti devono interrompersi dopo dieci minuti. Al termine, chiedete loro se sono riusciti a individuare i messaggi chiave di ciascuna pubblicazione e quali caratteristiche li hanno aiutati o ostacolati.

Tra le caratteristiche che tendono ad aiutare figurano i riassunti all’inizio, gli elenchi puntati, i titoli e i sottotitoli significativi, le tabelle e i grafici chiari e di facile lettura.

Tra gli elementi che tendono a ostacolare il compito figurano testi corposi e fitti, titoli generici o vaghi, gergo tecnico e sezioni teoriche o metodologiche troppo lunghe.

Per gruppi composti da un massimo di dieci partecipanti, si consiglia di discutere i risultati in plenaria, utilizzando lavagne a fogli mobili o strumenti interattivi come Mentimeter. Per gruppi più numerosi, i partecipanti dovrebbero essere suddivisi in sottogruppi e ricevere cartoncini e penne per annotare le proprie risposte, che potranno poi essere condivise e discusse in plenaria.

Sfide

I partecipanti potrebbero trovare l’esercizio stressante o provare frustrazione nel tentativo di individuare i messaggi chiave in pubblicazioni su argomenti a loro poco familiari. Si tratta di un fenomeno intenzionale: i policymaker raramente dispongono di molto tempo e sono regolarmente chiamati a confrontarsi con pubblicazioni specialistiche su un’ampia gamma di argomenti.

Alcuni partecipanti potrebbero sottolineare che i policymaker ricorrono sempre più spesso a strumenti di intelligenza artificiale per sintetizzare le pubblicazioni — un’osservazione valida. Tuttavia, anche i riassunti generati dall’intelligenza artificiale possono estendersi per diverse pagine. Inoltre, le pubblicazioni cartacee continuano a essere utilizzate in molti paesi e istituzioni.

Compiti e risorse: Breve descrizione dei compiti e delle risorse necessarie a scienziati, knowledge exchange officer/research manager e policymaker

Facilitatori del workshop: hanno il compito di selezionare le cinque pubblicazioni e di renderle disponibili, in formato cartaceo o elettronico. Dovrebbero leggere personalmente tutte e cinque le pubblicazioni prima del workshop. La preparazione richiederà circa 60-120 minuti; lo svolgimento dell’esercizio richiederà tra i 20 e i 40 minuti.

Scienziati e altri partecipanti: sfogliano le pubblicazioni per individuarne i messaggi chiave e prendono parte alla discussione che ne segue. L’esercizio e la discussione richiedono complessivamente tra i 20 e i 40 minuti.

Policymakers: se presenti, il facilitatore dovrebbe coinvolgerli nella discussione e invitarli a condividere quali criteri una pubblicazione deve soddisfare affinché essi possano prenderne in considerazione il contenuto.

 

Fonti e approfondimenti

Policy Brief

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Mettiti nei miei panni: il gioco di ruolo per una migliore progettazione delle politiche

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • Nato dall’osservazione di un partecipante accademico su un problema locale (difficoltà di dialogo tra i fornitori di servizi di interesse pubblico)
  • Mobilitazione del modello quadruple helix (accademia, policymakers, settore privato, società civile), più gli studenti dei Master
  • Realizzazione di due webinar per discutere le questioni chiave e di un workshop esperienziale tenuto da accademici (professori e ricercatori) e knowledge exchange manager
  • Il workshop sperimentale ha incluso lavori di gruppo in modalità gioco di ruolo, per consentire ai partecipanti di comprendere come opera un diverso ruolo professionale
  • Dibattito finale e networking
  • Nuova prospettiva e comprensione più ampia del processo di formulazione e attuazione delle politiche pubbliche

Risorse necessarie in breve

tabella delle risorse necessarie per l'organizzazione e svolgimento del gioco di ruolo per una migliore progettazione delle politiche

Descrizione

Questo caso studio evidenzia come sia possibile costruire un linguaggio comune in materia di progettazione o implementazione delle politiche regionali, grazie a un esperimento avviato dal Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia e da Ca’ Foscari Challenge School (la scuola di alta formazione executive dell’Ateneo che offre Master e corsi di formazione avanzata per professionisti), nell’ambito del progetto Erasmus+ ENGAGEgreen.

Il programma è stato articolato in tre parti: due incontri online e un workshop esperienziale in presenza. Questo approccio favorisce il coinvolgimento di ricercatori, policymaker, studenti e operatori/rappresentanti del terzo settore, ONG e società civile.

Il punto di partenza

L’idea di creare un workshop che facilitasse la collaborazione tra diversi professionisti coinvolti nelle politiche pubbliche nasce dall’osservazione di un ricercatore del Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari.

Durante un progetto di ricerca sul campo presso un ente pubblico che collabora con organizzazioni del terzo settore e si avvale dei centri di ricerca universitari per la definizione metodologica degli strumenti di pianificazione, è emerso che esisteva un problema di dialogo tra i diversi attori coinvolti, sia nei processi amministrativi che in quelli metodologici — in questo caso specifico, nella co-produzione dei servizi sociali.

A chi è rivolta l’attività?

Studenti di Master, dottorandi, ricercatori, docenti, sindaci, assessori, funzionari pubblici, operatori del terzo settore e rappresentanti della società civile.

Come funziona il modello

L’iniziativa inizia con la raccolta delle iscrizioni dei partecipanti. Questo passaggio, apparentemente banale, è invece essenziale per creare una classe eterogenea composta da professionalità e ruoli diversi.

Successivamente si svolgono due webinar online, condotti da professionisti e docenti universitari. Il numero di webinar introduttivi può variare in base alla necessità di approfondimento e ai temi da trattare.

I webinar mirano a unire gli aspetti chiave del corso da una prospettiva teorica (giuridico-amministrativa e metodologico-sociologica) e da una prospettiva pratica. Idealmente, essi dovrebbero porre le basi per ciò che sarà poi condiviso e realizzato durante il workshop esperienziale.

La struttura ideale prevede almeno un webinar condotto da accademici per illustrare i fondamenti teorici e almeno un webinar tenuto da funzionari pubblici per condividere i metodi operativi applicati negli uffici.

L’ultimo e più importante incontro è il workshop esperienziale, suddiviso in due parti:

  • Prima parte: approfondimento del tema della giornata attraverso la presentazione di un esperto accademico, che successivamente affianca i gruppi di lavoro per risolvere eventuali questioni teoriche.
  • Seconda parte (durata minima tre ore): momento centrale dell’attività, con suddivisione dei partecipanti in gruppi misti.

La sessione procede come segue:

  • il lavoro di gruppo si svolge sotto forma di gioco di ruolo, replicando una situazione operativa reale che prevede discussioni tra organizzazioni e professionisti, come avviene nella realtà;
  • i partecipanti si mettono nei panni di qualcun altro: ad esempio, il sindaco assume il ruolo di un operatore del terzo settore, l’impiegato pubblico quello di un assessore, un operatore del terzo settore quello di un ricercatore, e così via;
  • vengono assegnati compiti — ad esempio, la redazione di un accordo di collaborazione tra istituzioni — ricordando che, in questa occasione, i partecipanti rappresentano un ruolo diverso dal proprio;
  • ogni gruppo è supportato da un knowledge exchange manager che aiuta a mantenere il focus sul lavoro.

Partecipanti:

5 ricercatori
37 policymaker
6 studenti
5 rappresentanti di ONG/società civile
30 altri (impresa/privato)

Sfide

  • Coinvolgere professionisti e ruoli diversi provenienti da organizzazioni e territori differenti
  • Garantire un livello uniforme di conoscenza tra i partecipanti
  • Rendere chiaro che, durante il lavoro di gruppo nel workshop, i partecipanti rappresentano un’altra organizzazione o un altro ruolo, e quindi devono pensare in modo diverso

Compiti e risorse

Accademici
Il programma è molto efficiente dal punto di vista del tempo per gli accademici. Poiché gli argomenti trattati sono gli stessi di conferenze o corsi, non è richiesto un grande impegno di preparazione, se non un aggiornamento sui temi di interesse.

Staff di supporto (ricercatori, knowledge exchange manager, research manager)
Il Dipartimento ha impiegato:

  • due ricercatori, già parte dello staff, per la gestione metodologica;
  • due research manager per gli aspetti organizzativi;
  • tre knowledge exchange manager per facilitare i lavori di gruppo.

Policymaker/ricercatori/operatori del settore pubblico e del terzo settore
I partecipanti devono semplicemente presentare una domanda di iscrizione, che richiede pochi minuti.

Finanziamento richiesto
È stato offerto un leggero networking lunch al termine del workshop.

Fonti e approfondimenti

Poster dell’evento.

 

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Gioco di ruolo per ricercatori / policymaker / media

In cosa consiste

  • Un gioco di ruolo mette i partecipanti nella situazione di dover prendere decisioni in un contesto politico.
  • L’idea è quella di mettere ricercatori, policymaker e, talvolta, rappresentanti della società civile o dei media in una situazione che permetta di osservare come la scienza possa (o non possa) influenzare le scelte sulle politiche.

Come funziona questo modello

È stata ideata un’attività di gioco di ruolo in cui ricercatori e policymaker si scambiano i ruoli per un giorno, al fine di comprendere meglio le dinamiche reali tra ricerca e processo decisionale politico.

Di fronte a sfide quali una crisi sanitaria, un disastro ambientale o una questione energetica delicata, i partecipanti possono imparare a destreggiarsi tra la necessità di utilizzare dati scientifici e le pressioni economiche, sociali e politiche.

L’obiettivo è sperimentare la complessità del dialogo tra scienza e politica e comprendere meglio le sfide del processo decisionale in una situazione fittizia.

Ai partecipanti vengono assegnati ruoli diversi da quelli che ricoprono nella vita reale:

  • come ricercatori, il cui compito è analizzare i dati e fornire consulenza ai policymaker, offrendo loro raccomandazioni chiare e utilizzabili;
  • oppure come policymaker, il cui compito è compiere scelte basate sui pareri scientifici, nonché su considerazioni di natura economica, sociale e mediatica.

Gli attori dei media e della società civile (a seconda della versione del gioco) aggiungono un ulteriore livello di complessità influenzando l’opinione pubblica ed esercitando pressioni sui decisori.

Il gioco si svolge in diverse fasi, con l’introduzione graduale di nuove informazioni che richiedono ai partecipanti di adeguare le proprie strategie. Mette in evidenza le sfide della comunicazione tra ricercatori e policymaker, la gestione dell’incertezza e i compromessi necessari nel processo decisionale.

Sfide e come affrontarle

Naturalmente, questo complesso gioco di ruolo presenta numerose sfide.

Il nostro approccio prevede il coinvolgimento di un fornitore di servizi che crei scenari di gioco di ruolo da una prospettiva sociologica per aiutare i partecipanti a comprendere i ruoli e le responsabilità reciproci.   Tuttavia, la preparazione del gioco richiede comunque un notevole impegno, in particolare per l’elaborazione di uno scenario coerente e di situazioni adeguate al contesto senza essere troppo realistiche, in modo da stimolare il dibattito.

Gestione dell’equilibrio: i diversi atti teatrali devono essere stimolanti e le scene interpretate dagli attori devono mantenere vivo l’interesse dei diversi partecipanti che non si conoscono tra loro.

Allo stesso tempo, anziché esacerbare le aree di conflitto, questo gioco di ruolo dovrebbe insegnare ai partecipanti come, ad esempio, un politico interpreti il ruolo del ricercatore e viceversa.

Compiti e risorse

Questo gioco di ruolo è gestito da un partner esterno che si occupa della parte didattica del gioco. L’organizzazione di un gioco di ruolo di questa portata rappresenta tuttavia un compito organizzativo significativo per i responsabili della conoscenza.

Inoltre, per garantire che il gioco si svolga senza intoppi e produca l’effetto desiderato, è importante non rivelare troppo riguardo alla giornata e alle aspettative formative. È quindi impegnativo convincere ricercatori e policymaker a dedicare del tempo a questa attività.

Esempi

Giornata dei workshop sulla cooperazione science-policy (ACooSP), 12 settembre 2023 a Digione, organizzata dall’Università di Borgogna-Franca Contea in collaborazione con l’INGSA.

Fonti e approfondimenti

L’International Network for Government Science Advice (INGSA) propone regolarmente questo tipo di workshop per aiutare ricercatori e decisori politici a collaborare in modo più efficace.

 

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