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Analisi dei dati relativi alla chiusura delle scuole durante la pandemia di COVID-19


Intervista al professor Reyn van Ewijk (Cattedra di Statistica ed Econometria presso la Johannes Gutenberg University Mainz)

Il Prof. Dr. Reyn van Ewijk è Professore di Statistica ed Econometria presso la Johannes Gutenberg University Mainz. Ha una formazione in economia, psicologia ed epidemiologia. Nella sua ricerca, applica metodi statistici econometrici, in particolare i cosiddetti esperimenti naturali, allo studio della salute umana. Utilizza grandi database come biobanche e dati di registro.

Professor van Ewijk, nell’estate del 2021 ha fornito alla German Academy of Pediatric and Adolescent Medicine informazioni per una dichiarazione destinata alla Federal Constitutional Court. Come è avvenuto il contatto?

All’epoca, ero attivo nella COVID-19 Public Health Competence Network in qualità di rappresentante della German Society for Health Economics. Nell’ambito di questa rete, sono entrato in contatto con un rappresentante della German Society for Social Pediatrics and Adolescent Medicine. I pediatri erano interessati all’impatto economico delle misure legate alla pandemia nelle scuole. Ho fornito un contributo in merito e, successivamente, la German Society for Social Pediatrics and Adolescent Medicine è stata invitata dalla German Academy of Pediatric and Adolescent Medicine a contribuire a una dichiarazione per la Federal Constitutional Court in merito al divieto di insegnamento in presenza. Ho fornito anche alcuni consigli su questo aspetto.

Aveva già a disposizione le informazioni necessarie quando ha ricevuto la richiesta o ha dovuto svolgere ulteriori ricerche per conto suo?

All’epoca, avevo già tenuto alcune lezioni sulle conseguenze a breve e lungo termine della chiusura delle scuole ed ero piuttosto a conoscenza della letteratura scientifica esistente sull’argomento. Avevo anche avviato un mio progetto di ricerca insieme ad alcuni colleghi, nel quale analizzavamo come le riaperture delle scuole in Germania dopo le vacanze estive del 2021 avessero influenzato i tassi di incidenza. Pertanto, conoscevo a fondo il tema e ho dovuto dedicare solo un minimo di tempo extra alla raccolta di ulteriori informazioni ed evidenze.

Alla fine del 2021, assieme al gruppo di ricerca, ha pubblicato un’analisi sull’efficacia di contenimento delle istituzioni scolastiche rispetto alla diffusione del SARS-CoV-2. Qual è stato l’esito principale della ricerca?

Abbiamo valutato l’impatto della ripresa delle attività didattiche in presenza sulla diffusione del SARS-CoV-2, sfruttando l’eterogeneità temporale del termine delle vacanze estive nei vari Länder tedeschi. Inizialmente, la riapertura delle scuole ha determinato un breve aumento del numero di infezioni, poiché i casi asintomatici sono stati rilevati attraverso i test. Successivamente, il mantenimento delle attività in presenza – sotto rigide misure igieniche e test obbligatori – ha favorito una contrazione dei tassi di infezione. Tali evidenze empiriche dimostrano come le istituzioni scolastiche possano contribuire attivamente al controllo della pandemia in determinate condizioni. Al contrario, la sospensione della didattica in presenza può rendere più difficile l’importante monitoraggio dei tassi di infezione e dovrebbe essere utilizzata solo come ultima risorsa a causa delle gravi conseguenze per i bambini.

Il dibattito sulla sospensione delle attività didattiche durante la pandemia di Covid-19 ha generato forti polarizzazioni in Germania. Vi era il timore che lo studio potesse collocarvi all’interno di una specifica fazione politica?

In quella fase storica era evidente, sulla base dell’intera letteratura scientifica antecedente e coeva alla pandemia, come la chiusura delle scuole determinasse ingenti perdite di apprendimento, in particolare in Germania, dove le carenze infrastrutturali nell’infrastruttura digitale hanno ostacolato l’efficacia della didattica a distanza. Tali ricadute sono particolarmente forti tra i gruppi socialmente più deboli e rafforzano la disuguaglianza sociale. La letteratura evidenzia inoltre conseguenze negative a lungo termine per la salute, il reddito, gli atteggiamenti verso la società, ecc. Poiché la Germania disponeva di un sistema molto efficace per i test e le misure igieniche all’interno delle scuole, abbiamo ritenuto prioritario arricchire il dibattito pubblico con i nostri risultati e il messaggio sociale che trasmettevano, anteponendo la rilevanza scientifica al rischio di una polarizzazione politica.

I media hanno offerto adeguata copertura alle vostre evidenze scientifiche?

Il nostro lavoro scientifico ha trovato ampio riscontro nel dibattito pubblico, venendo ripreso e analizzato da diverse testate della carta stampata nazionale, tra cui Die Welt e BILD, oltre che da emittenti radiofoniche e piattaforme di informazione online.

Avete ricevuto qualche feedback dai policymaker?

Non abbiamo avuto contatti diretti con i politici. Ciononostante, è plausibile che abbiano recepito le nostre evidenze scientifiche attraverso la copertura mediatica o la consultazione di un rapporto di policy da noi scritto. I policymakers basano le proprie decisioni e le relative strategie comunicative su una pluralità di vettori e variabili d’influenza, all’interno dei quali le fonti di riferimento non vengono sempre esplicitate formalmente; anche qualora ciò avvenga, non sempre ne veniamo a conoscenza. Di conseguenza, non è possibile determinare con esattezza se e in quale misura la nostra ricerca abbia influenzato la policy. Tuttavia, un riscontro mediatico suggerisce che il nostro lavoro abbia esercitato un impatto concreto: il Ministro dell’Istruzione della Baviera ha infatti citato esplicitamente la nostra analisi nell’impegnarsi a promuovere ogni misura utile a garantire la continuità della didattica in presenza.

Le domande sono state poste da Tome Sandevski (Goethe-University Frankfurt).

 

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