Skip to main content

La trappola del «A proposito, ci servono fondi»

Perché il policy engagement non è una richiesta di finanziamento

Caratteristiche principali in sintesi

    • Il policy engagement consiste nel fornire competenze scientifiche ai policymaker, non nell’ottenere finanziamenti per la ricerca. Fare pressione (lobbying) per ottenere finanziamenti è legittimo, ma non deve essere confuso con il policy engagement. I ricercatori che desiderano sollevare la questione dei finanziamenti con i policymaker dovrebbero renderlo trasparente fin dall’inizio, anziché mascherare la raccolta fondi come policy engagement.
    • Mescolare il policy engagement con la raccolta fondi rischia di minare la credibilità dei ricercatori presso i policymakers, una delle risorse più preziose e più difficili da ricostruire per un ricercatore.
    • Quando i ricercatori forniscono consulenza ai policymakers in materia di funding policies, dovrebbero dichiarare proattivamente eventuali conflitti di interesse.

Qual è il problema?

Immaginiamo di ricevere una telefonata dalla nostra compagnia assicurativa. L’operatore ci informa che sono disponibili nuovi rapporti di ricerca sulle assicurazioni contro gli incendi, sui beni domestici, sulle cure dentarie e sull’annullamento dei viaggi che desiderano discutere con noi. Qual è la prima reazione? “Che premurosi, sanno che mi interessa la ricerca!” oppure “C’è un trucco. Vogliono vendermi qualcosa!”?

La maggior parte delle persone presumerebbe la seconda ipotesi, e di solito avrebbe ragione. I ricercatori che sollevano la questione dei finanziamenti in occasione di riunioni o eventi non organizzati a tale scopo rischiano di scatenare esattamente la stessa reazione da parte dei policymakers. Per evitare ciò, i ricercatori devono separare chiaramente il policy engagement dalle attività di lobbying per i finanziamenti. La mancata separazione crea due problemi distinti:

Perdita di credibilità. I ricercatori godono di un alto grado di credibilità presso i policymaker, ma questa credibilità è fragile. Una volta che un ricercatore viene percepito come un fundraiser piuttosto che come un esperto, rischia di perdere completamente l’accesso ai policymakers. Ricostruire tale rapporto di fiducia è difficile e richiede tempo.

Un cambiamento nelle metriche di impatto. Le domande che tipicamente guidano il policy engagement sono: Quali prove sono state prese in considerazione dai policymaker? In che modo il nostro lavoro ha plasmato la policy? Abbiamo acquisito nuove prospettive di ricerca attraverso il policy engagement? Fondere il policy engagement con la raccolta fondi introduce un insieme diverso di quesiti: Quanti finanziamenti sono stati attratti? In che misura la mia istituzione ne ha tratto beneficio finanziario? Con il tempo, la leadership istituzionale potrebbe iniziare a valutare le attività di policy engagement principalmente in base ai fondi ottenuti, modificando fondamentalmente la natura e lo scopo stesso del policy engagement.

Il lobbying per i finanziamenti alla ricerca è perfettamente legittimo e necessario. Le istituzioni di policy consultano regolarmente singoli ricercatori, istituzioni scientifiche e associazioni accademiche durante il design di nuovi programmi di finanziamento, e tale input è genuinamente prezioso. I ricercatori e le istituzioni possono e devono sollevare la questione dei finanziamenti con i policymakers. Nel fare ciò, si applicano i seguenti principi:

Essere trasparenti sui propri obiettivi fin dall’inizio. Quando si organizza un incontro o un evento in cui si discuterà di finanziamenti, i policymaker dovrebbero saperlo in anticipo. Sollevare la questione dei fondi in modo inaspettato—specialmente durante un evento convocato per uno scopo diverso—rischia di essere percepito come inopportuno e può rivelarsi controproducente.

Non presentare i finanziamenti come la soluzione a ogni problema sulle politiche. I ricercatori comprensibilmente desiderano maggiori risorse, ma i policymaker hanno il compito di risolvere problemi di interesse pubblico. Se un evento è promosso per discutere la riduzione dei consumi energetici, la risposta non dovrebbe essere “destinando più fondi al mio gruppo di ricerca”. Se i ricercatori rispondono costantemente ai temi di policy chiedendo finanziamenti, i policymaker cominceranno a considerarli come fundraiser piuttosto che come esperti.

Dimostrare le proprie competenze prima di aspettarsi un riconoscimento. Il policy engagement può far sì che i ricercatori vengano riconosciuti come esperti di fiducia. Tuttavia, tale riconoscimento deve essere guadagnato. I ricercatori non dovrebbero dare per scontato che una solida reputazione accademica si traduca automaticamente in visibilità all’interno dei circoli di policymaking.

In occasione di eventi di policy, i ricercatori dovrebbero evitare di:

  • Lamentarsi della mancanza di fondi per la ricerca in eventi sul tema delle policies non incentrati sulle politiche di finanziamento.
  • Parlare in modo denigratorio di altri istituti di ricerca o colleghi.
  • Focalizzarsi su lacune nella ricerca, necessità di attrezzature, posizioni vacanti e pubblicazioni su riviste scientifiche, anziché sui contributi concreti che le loro competenze possono apportare a un problema di policy e sui relativi benefici sociali ed economici.

Cosa fare quando i policymaker chiedono ai ricercatori di fornire consulenza sulle politiche di finanziamento?

  • Quando ai ricercatori viene esplicitamente chiesto di fornire consulenza sui finanziamenti alla ricerca—nell’ambito di una consultazione, di un comitato di esperti o del processo di strutturazione di un programma di finanziamento—si applicano i seguenti principi:
  • Dichiarare proattivamente i conflitti di interesse. I ricercatori devono esplicitare in che modo essi stessi o le proprie istituzioni potrebbero trarre beneficio dai finanziamenti in discussione. La trasparenza è essenziale per mantenere la credibilità e consentire ai policymaker di valutare adeguatamente il contributo fornito. I ricercatori possono essere sia gli esperti più qualificati su un argomento, sia i potenziali beneficiari dei fondi che raccomandano. Questo doppio ruolo non è intrinsecamente problematico, ma deve essere riconosciuto esplicitamente. Ad esempio, un ricercatore che fornisce consulenza sui finanziamenti alla ricerca energetica e che dirige anche un gruppo di ricerca nel medesimo settore dovrebbe dichiararlo chiaramente.
  • Focalizzarsi sulle evidenze scientifiche, non sul patrocinio di parte. Nel fornire consulenza sulle priorità di finanziamento, i ricercatori dovrebbero basare i propri contributi sulle evidenze relative ai bisogni della società e alle lacune della ricerca, anziché sugli interessi della propria istituzione o del proprio gruppo di ricerca. È più probabile che i policymaker diano seguito a consigli chiaramente orientati al bene pubblico anziché all’interesse istituzionale.
  • Valutare il coinvolgimento tramite un organo indipendente. Laddove i conflitti di interesse siano particolarmente rilevanti, i ricercatori possono valutare di veicolare il proprio contributo attraverso un organo indipendente—come una società scientifica, un’associazione accademica o un comitato consultivo scientifico—anziché interagire individualmente con i policymakers.

Compiti / Azioni

Ricercatori

I ricercatori dovrebbero avere ben chiaro in mente, ed essere trasparenti con i policymaker, se una determinata interazione costituisca policy engagement o raccolta fondi. Un certo grado di sovrapposizione è inevitabile, specialmente quando si fornisce consulenza sui programmi di finanziamento. In questi casi, i ricercatori dovrebbero dichiarare proattivamente i conflitti di interesse e assicurarsi che i policymaker non vengano colti di sorpresa da una conversazione inaspettata sui finanziamenti. Un utile controllo personale: i ricercatori dovrebbero mettersi nei panni di chi si vede chiedere denaro senza preavviso — farà piacere essere sorpresi?

Promotori della conoscenza

I promotori della conoscenza possono supportare i ricercatori sviluppando chiare linee guida istituzionali sulla distinzione tra policy engagement e raccolta fondi, e stabilendo procedure trasparenti per la gestione dei conflitti di interesse. Nell’organizzare eventi di policy o formati di dialogo, dovrebbero informare in anticipo i ricercatori sullo scopo dell’evento—chiarendo che sollecitare finanziamenti durante eventi non progettati per tale fine risulta controproducente.

Policymaker

I policymaker che notano che i ricercatori confondono il policy engagement con la raccolta fondi dovrebbero sentirsi legittimati ad affrontare direttamente la questione. Possono chiarire fin dall’inizio lo scopo di un incontro e reindirizzare le conversazioni che deviano sui finanziamenti verso una sede più appropriata.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Cosa abbiamo ottenuto? Guida pragmatica per valutare il policy engagement

Caratteristiche principali in sintesi

  • Nessuna soluzione universale: i criteri di valutazione devono essere commisurati alla portata, alla durata e agli obiettivi della specifica attività di coinvolgimento. Un singolo incontro a colazione richiede una valutazione diversa rispetto a una commissione di esperti pluriennale.
  • La pianificazione è fondamentale: comprendere gli effetti di un formato è molto più fattibile una volta concordati strategicamente in anticipo gli effetti che si desidera ottenere.
  • Comprendere gli effetti che vanno oltre il cambiamento delle policy: le modifiche legislative dirette sono rare e multifattoriali. Gli indicatori di processo – come la costruzione di relazioni, le richieste di follow-up e l’apprendimento reciproco – sono spesso misure di successo più realistiche.
  • La giusta combinazione di risorse e focalizzazione: le possibilità di valutazione di un progetto sono pressoché infinite, ma le risorse sono generalmente limitate. Per rendere utili il processo e i risultati, è preferibile concentrarsi su aspetti o quesiti specifici che favoriscano la crescita o l’evoluzione del progetto e che siano compatibili con le risorse disponibili (ad esempio, per la raccolta e l’analisi dei dati).

Qual è il problema?

Come possono i ricercatori e i mediatori della ricerca comprendere meglio gli effetti delle loro attività di policy engagement? Questo è fondamentale affinché tali attività giustifichino l’investimento di tempo e risorse finanziarie, dimostrino la responsabilità (rendicontazione) nei confronti dei finanziatori e, soprattutto, consentano di riflettere sulle interazioni future e di migliorarle. Inoltre, possono favorire un migliore allineamento tra le esigenze dei policymaker e i consigli che la scienza può fornire.

Tuttavia, come discusso nel nostro articolo sugli obiettivi di policy engagement (Policy Engagement Goals), il successo assume forme molto diverse a seconda di ciò che ci si prefigge di raggiungere. Anche fattori esterni come la tempestività politica, il mutare delle priorità governative, i vincoli di risorse o la pura fortuna influenzano notevolmente i risultati.

Un comitato consultivo pluriennale che presenta un rapporto di alto profilo opera in una realtà diversa rispetto a un team di ricerca che organizza un incontro introduttivo a pranzo su un argomento emergente. Pertanto, la comprensione dei diversi effetti non si basa su una lista di controllo standardizzata, ma su uno strumento flessibile che parte dalla definizione degli obiettivi e degli effetti desiderati.

I possibili obiettivi del policy engagement possono essere:

  1. Cambiamento delle policy: definire il modo in cui le sfide vengono inquadrate, affrontate e gestite (ad esempio, legislazione, direttive),
  2. Aumentare la visibilità, costruire fiducia ed espandere le reti
  3. Apprendimento reciproco: comprendere il policymaking e trarre spunti per la propria ricerca
  4. Informazione aperta e senza vincoli dei policymakers

Quattro livelli di criteri d’impatto

È possibile individuare approssimativamente diversi livelli d’impatto, a seconda delle finalità e degli obiettivi dell’attività di policy engagement, nonché delle risorse disponibili per esaminarli. Va notato che l’analisi di tali effetti può essere di per sé un’attività che richiede molto tempo e specifiche competenze. Per i ricercatori e i promotori della conoscenza può quindi essere utile, se possibile, fare squadra con ricercatori esperti o professionisti del settore.

Di seguito vengono indicati quattro distinti livelli d’impatto

Livello 1: Copertura e composizione dei partecipanti (input & output)

  • Cosa misura: chi ha partecipato all’attività e in quale veste?
  • Indicatori chiave: numero di partecipanti, diversità istituzionale (ad esempio, rappresentanza di ministeri, parlamenti, ONG o think tank) e pertinenza dei policymakers (ovvero i policymaker che si occupano specificamente dei temi politici in oggetto).
  • Quando si usa: ideale per formati iniziali e a basso costo (ad esempio, tavole rotonde pubbliche, webinar introduttivi o breakfast talk sulle policy).

Livello 2: Qualità dell’interazione e costruzione di relazioni (processo)

  • Cosa misura: l’interazione è stata percepita come preziosa e ha dato luogo ad attività di follow-up?
  • Indicatori chiave:
    • Feedback qualitativo/quantitativo: sondaggi (ad esempio tramite la piattaforma di valutazione della Impact Unit) o brevi interviste di debriefing per chiedere sia ai ricercatori sia ai policymakers se l’attività sia stata proficua e informativa.
    • Attività di follow-up: richieste spontanee da parte dei policymaker dopo l’evento, organizzazione di eventi congiunti, conversazioni informali di approfondimento.
  • Quando si usa: essenziale per workshop, tavole rotonde e cicli di dialogo continuativi finalizzati alla costruzione di reti a lungo termine.

Livello 3: Riferimenti e citazioni documentali (recepimento)

  • Cosa misura: i vostri risultati di ricerca hanno informato il dibattito sulle policy o le pubblicazioni ufficiali?
  • Indicatori chiave: i policymaker fanno riferimento ai risultati o alle raccomandazioni di singoli ricercatori o gruppi di ricerca in dichiarazioni ai media, comunicati stampa o discorsi. Citazioni di pubblicazioni accademiche o di position paper dei ricercatori all’interno di documenti di policy come documenti strategici, interrogazioni parlamentari, programmi di partito o rapporti politici.
  • Strumenti: i database delle citazioni di policy come Overton, Dimensions o PlumX rendono facile tracciare dove il lavoro accademico viene citato nella letteratura di policy a livello mondiale.
  • Avvertenza: l’essere citati in documenti ufficiali di policy indica visibilità e coinvolgimento, ma non significa automaticamente che una policy sia stata modificata. Si noti inoltre che i tassi di citazione di policy variano notevolmente tra le diverse discipline (ad esempio, la sanità pubblica e l’economia generano conteggi di citazioni molto più elevati rispetto agli studi culturali).

Livello 4: Cambiamento di policy attribuibile (impatto diretto)

  • Cosa misura: Le evidenze scientifiche hanno plasmato direttamente una decisione politica, una legge o un programma governativo?
  • Indicatori chiave: Dichiarazioni esplicite dei decisori in testi normativi, discorsi parlamentari, comunicati stampa o memorie ufficiali che confermano come la consulenza scientifica abbia influenzato una specifica decisione.
  • Avvertenza: Il cambiamento di policy attribuibile rappresenta l’asticella più alta ed è eccezionalmente raro. La ricerca è quasi sempre uno dei tanti input in competizione all’interno del processo politico. Aspettarsi che ogni sforzo di coinvolgimento porti a un cambiamento di policy diretto crea un’aspettativa irrealistica che conduce alla frustrazione.

Compiti e risorse

Ricercatori

I ricercatori si trovano in una posizione ottimale per riflettere su come l’interazione sia stata percepita dal loro punto di vista, se abbia portato a legami duraturi e se abbia fatto avanzare la loro ricerca. Rappresentano inoltre una fonte preziosa quando si tratta di comprendere le richieste o le sfide che i policymaker devono affrontare, analizzando le domande poste, le preoccupazioni sollevate o i temi dibattuti (anche in modo controverso).

Mediatori e promotori della conoscenza

I mediatori della conoscenza in genere progettano e distribuiscono questionari di feedback, e tracciano nel tempo dati chiave come il numero di partecipanti, i download o i contatti di follow-up tra ricercatori e policymakers. Possono inoltre supportare i ricercatori nel documentare i casi in cui un cambiamento politico sia attribuibile al loro lavoro, ad esempio monitorando le pubblicazioni governative, coordinandosi con i team di comunicazione o intervistando i policymaker e i loro collaboratori. Inoltre, le osservazioni (dei partecipanti) o i protocolli basati su domande mirate sono utili per documentare e valutare specifiche interazioni o formati.

Policymaker

I policymaker contribuiscono principalmente attraverso il feedback e le proprie dichiarazioni pubbliche o scritte. Il loro contributo è più prezioso quando viene sollecitato direttamente e in modo specifico, ad esempio tramite brevi questionari strutturati dopo un evento o brevi conversazioni di approfondimento, piuttosto che essere desunto dal silenzio o da una generica buona volontà.

Fonti e approfondimenti

Impact Unit (2026), Evaluation platform, https://evaluationsplattform.impactunit.de/, consultato il 20 Agosto 2026.

Neicu, D., Cauchi, J., Otto, J., Lehto, S., & Dantas Faria, J. C. (2020), Monitoring the Impact of Science and Evidence on Policy, in Šucha, V. & Sienkiewicz, M. (eds.), Science for Policy Handbook, Elsevier, pp. 152–164. https://doi.org/10.1016/B978-0-12-822596-7.00014-0

Newson, R., King, L., Rychetnik, L., Milat, A., & Bauman, A. (2018), Looking Both Ways: A Review of Methods for Assessing Research Impacts on Policy and the Policy Utilisation of Research. Health Research Policy and Systems, 16, Article 54. https://doi.org/10.1186/s12961-018-0310-4

Overton (2026), Tracking Research Impact in Policy Documents. [Risorsa online], consultato il 14 Agosto 2026.

Reed, M. S. (2022), The Research Impact Handbook: Generating and Assessing Impact from Research. Fast Track Impact.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Policy Engagement by Design: come integrare le interazioni tra scienza e policy nelle proposte di finanziamento

Caratteristiche principali in sintesi

  • Prima di inserire il policy engagement in una proposta, verificare onestamente se sia davvero la scelta più adatta — un coinvolgimento a metà non aiuta nessuno.
  • Apprendere la terminologia esatta e le aspettative del finanziatore: “policy engagement”, “impatto” e “coinvolgimento degli Stakeholder” non sono termini intercambiabili tra i diversi enti finanziatori. Comprendere cosa si aspettino i finanziatori e cosa si possa realisticamente offrire.
  • Progettare il policy engagement in modo che apporti benefici anche alla propria ricerca e pianificarlo fin dalle prime fasi del progetto, non come un ripensamento a posteriori.
  • Pianificare un budget realistico e definire indicatori significativi e onesti per monitorare se le proprie iniziative di engagement stiano effettivamente funzionando.

Qual è il problema?

La maggior parte delle attività di policy engagement non fallisce perché ai ricercatori non importi; fallisce perché non rimangono mai abbastanza tempo o denaro da dedicarvi. Pianificarlo all’interno del ciclo del progetto di ricerca fin dal primo giorno, invece di inserirlo successivamente come un elemento aggiunto, è ciò che fa la differenza. Inoltre, sempre più enti finanziatori richiedono ai candidati di dimostrare che i loro progetti di ricerca raggiungeranno gli Stakeholder al di fuori del mondo accademico o otterranno un impatto nella vita reale. I seguenti suggerimenti aiutano i ricercatori a integrare il policy engagement nelle proposte di finanziamento.

(1) Valutare se il policy engagement sia in linea con i propri obiettivi personali: se si hanno alternative di finanziamento che non richiedono il policy engagement e non si è intrinsecamente motivati a interagire con i policymaker, potrebbe valere la pena candidarsi altrove. Ma se il policy engagement è un requisito essenziale — e non si hanno alternative realistiche — vederlo seriamente, allo stesso modo in cui si considererebbe seria la rendicontazione finanziaria: non perché sia entusiasmante, ma perché deve essere svolto correttamente a prescindere.

Se si hanno delle alternative e non si è del tutto sicuri che il policy engagement faccia al proprio caso, provare questo breve test di autovalutazione. Valutare i due scenari seguenti da 1 a 10, dove 10 significa “disastro assoluto” e 1 significa “non ideale, ma accettabile”:

Scenario 1: dal tuo progetto di ricerca non scaturisce nemmeno una singola pubblicazione accademica.

Scenario 2: ogni policymaker che legge le tue pubblicazioni o partecipa ai tuoi eventi di policy ti dice, in tutta onestà, che è stato solo una perdita di tempo.

Se si valuta lo Scenario 1 vicino a 10 e lo Scenario 2 vicino a 1, il policy engagement probabilmente non è la scelta più adatta in questo momento. Un coinvolgimento fatto a metà tende a produrre prodotti di scambio della conoscenza superficiali, che il team di progetto non si divertirà a realizzare e che i policymaker non utilizzeranno.

(2) Leggere attentamente le linee guida del finanziatore: diversi enti finanziatori utilizzano terminologie differenti: policy engagement, science for policy, Stakeholder engagement, impatto, valorizzazione, comunicazione della scienza, trasferimento di conoscenza o altro ancora. Verificare nelle linee guida come il finanziatore definisca i termini pertinenti. In caso di dubbi, contattare il referente del finanziamento. Utilizzare la terminologia del finanziatore nella propria proposta: se il bando parla di “Stakeholder engagement”, utilizzare questa esatta espressione, poiché i revisori potrebbero non avere familiarità con termini come “policy engagement” o “science for policy”.

Verificare inoltre se il policy engagement sia un requisito vincolante o genuinamente opzionale. Nelle linee di finanziamento altamente competitive, anche le caratteristiche “opzionali” possono diventare requisiti de facto. Accertarsi che i policymaker siano effettivamente il gruppo target corretto per il proprio progetto; aziende, scuole, sindacati o altri gruppi potrebbero talvolta essere più adatti. Esaminare i progetti finanziati in passato e parlare con il proprio ufficio di supporto alla ricerca o con i colleghi che hanno ricevuto finanziamenti dallo stesso donatore per conoscere la loro esperienza. Verificare quali costi saranno effettivamente coperti dal finanziamento e cosa si aspetta il finanziatore dal progetto: si accontenta di qualche policy brief sul sito web o si aspetta un cambiamento di policy documentato e attribuibile al progetto?

(3) Dimostrare come il policy engagement arricchisca la propria ricerca: i ricercatori spesso considerano lo scambio di conoscenze come unidirezionale, senza considerare ciò che hanno da guadagnare: nuove prospettive, spunti per domande di ricerca o ipotesi, accesso a partner per le interviste o a istituzioni che possano aiutare a diffondere i sondaggi, oppure un input tempestivo che affini la ricerca stessa. Ecco perché non funziona pianificare tutte le pubblicazioni o gli eventi di policy per la fine del progetto. A quel punto, non rimarrebbe tempo per dare seguito ai feedback ricevuti. Pianificare invece le prime attività di policy engagement nella prima metà del progetto. Includere i policymaker nei comitati consultivi e parlare con loro fin dall’inizio, idealmente ancor prima di presentare la proposta. Potrebbero segnalare questioni non prese in considerazione.

(4) Progettare formati di engagement specifici, creativi e realistici: non rinominare i classici risultati accademici come attività di policy engagement. “Inviteremo i policymakers alle nostre conferenze accademiche”, “i policymaker leggeranno le nostre pubblicazioni accademiche” o “alcuni dei nostri dottorandi intraprenderanno carriere governative” non costituiscono strategie credibili. I risultati della ricerca devono comunque essere declinati in base alle esigenze dei policymakers. Essere creativi: la scelta è molto più ampia rispetto ai soli policy briefs e alle tavole rotonde. Tuttavia, ogni volta che si pianifica qualcosa di più elaborato — un sito web interattivo, una dashboard, un’app, un’esercitazione di simulazione, un serious game, un podcast, un workbook, una linea diretta con gli esperti, un programma di distaccamento — presentare l’idea ai policymaker prima di richiedere il finanziamento. Alcune idee suonano benissimo sulla carta, ma semplicemente non sono praticabili per i policymakers. Informarsi sulle loro esigenze e rapportarle alle proprie risorse e ai propri interessi, per evitare il rischio di trascorrere mesi a sviluppare un’app o un’esercitazione di simulazione che nessun policymaker finirà per utilizzare. Se un policymaker si mostra entusiasta del formato pianificato, valutare l’opportunità di chiedergli una breve lettera di supporto per rafforzare la propria proposta.

Al di là dei policymaker stessi, parlare con i colleghi esperti in policy engagement, o con i mediatori della ricerca, in merito ai risultati realistici. Decidere quali risultati, esiti e impatto si intenda raggiungere, e testare a fondo se siano realistici. Affermazioni come “organizzeremo presso la nostra università un workshop di due giorni a cui parteciperanno 40 parlamentari da tutto il paese, che successivamente modificheranno la legislazione vigente come risultato diretto” sono molto improbabili che si verifichino — evitarle. Il sito policy-engagement-toolkit.eu o la banca dati dei casi di studio sull’impatto del REF sono ottime risorse per ottenere una panoramica di ciò che i diversi formati possono realisticamente realizzare.

Infine, pensare alle collaborazioni, non solo con i policymaker, ma anche con altri istituti di ricerca, think tank, ONG o fondazioni, per amplificare il proprio coinvolgimento e condividere le risorse. Invece di organizzare da zero eventi di policy nella capitale o di lanciare una propria serie di policy briefs, valutare la possibilità di unire le forze con organizzazioni già esistenti.

(5) Richiedere un budget realistico: un policy engagement di alta qualità richiede risorse finanziarie adeguate. Consultare il personale addetto alla comunicazione, al trasferimento tecnologico o al supporto alla ricerca del proprio istituto durante la stesura del budget. Ove possibile, includere nel budget servizi professionali: moderatori, facilitatori degli workshop, grafici, sviluppatori di siti web o app, redattori scientifici, organizzatori di eventi, mediatori della ricerca o formatori in materia di policy engagement. Questi servizi possono essere costosi, ma aspettarsi che i ricercatori a inizio carriera gestiscano compiti specializzati senza una formazione adeguata spesso porta a ritardi e risultati non ottimali. Essere pronti a giustificare i costi: affittare uno spazio per eventi a pochi passi dal parlamento nella capitale è più costoso che organizzare una conferenza di policy in un’università a 200 chilometri di distanza, ma potrebbe essere l’unico modo per raggiungere in modo affidabile i policymaker, spesso oberati di impegni.

(6) Definire metriche di monitoraggio, valutazione e apprendimento chiare e realistiche: i revisori vogliono vedere come verrà monitorato il successo. Pertanto, concentrarsi su indicatori qualitativi e quantitativi significativi — come il feedback dei policymaker o le attività di follow-up. Mostrare come il feedback dei policymaker verrà continuamente valutato e utilizzato per perfezionare i risultati del progetto.

Compiti e risorse

Ricercatori

Valutare fin dalle prime fasi della proposta la capacità del team, la motivazione all’impegno politico e la conoscenza dei processi decisionali; integrare i policymaker nei comitati consultivi; elaborare e co-progettare format di coinvolgimento personalizzati.

Mediatori della ricerca e promotori della conoscenza
Informare i candidati sui requisiti dei vari enti finanziatori. Fornire guide pratiche (come questa) ai candidati. Informarli sui formati di policy engagement. Monitorare il policy engagement in tutte le richieste di finanziamento presso il proprio istituto. Ove possibile, offrire assistenza per mettere in contatto i candidati con i policymaker.

Policymaker

Fornire un feedback tempestivo sulle priorità di ricerca prima della presentazione della proposta; fornire una lettera di supporto se necessario; partecipare ai comitati consultivi di progetto o alle sessioni di dialogo; offrire spunti sui flussi di lavoro di policy attuali e sulle esigenze informative; strutturare e utilizzare policy outputs personalizzati.

Fonti e approfondmenti

ENGAGEgreen Policy Engagement Toolkit (2026), consultato il 10 Agosto 2026.

REF 2021. Research Excellence Framework (2022), Impact Case Study Database, consultato il 10 Agosto 2026.

 

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Come comprendere il policymaking: una guida alle principali fonti di informazione

Dalle newsletter alle conversazioni personali

Caratteristiche principali in sintesi

  • Organigrammi, documenti chiave e media specializzati possono fornire una panoramica rapida ed economica di qualsiasi ambito politico.
  • Leggere regolarmente i documenti chiave e i documenti programmatici ha un utile effetto collaterale: nel tempo, permette di familiarizzare con il linguaggio politico.
  • I documenti strategici, i piani d’azione e le richieste di evidenze indicano di cosa hanno effettivamente bisogno i policymakers. Consultarli attivamente, invece di aspettare di essere contattati.
  • Le conversazioni personali e gli eventi politici offrono accesso a conoscenze implicite che nessun documento pubblicato può fornire. È perfettamente normale rivolgersi direttamente ai policymaker, proprio come fanno continuamente i lobbisti.
  • Nessuna di queste operazioni richiede un grande investimento di tempo: la maggior parte si completa in ore o giorni, non in settimane.

Qual è il problema?

I ricercatori che si avvicinano per la prima volta al coinvolgimento nelle politiche pubbliche spesso si pongono una domanda fondamentale: Da dove comincio? Questa domanda è tutt’altro che banale. In pratica, tale domanda si scompone in diverse domande più specifiche:

  • Come posso comprendere rapidamente le priorità politiche e i processi di policymaking?
  • Come faccio a scoprire se la mia esperienza è rilevante per i policymaker?
  • Come posso venire a conoscenza di possibili opportunità di coinvolgimento?
  • Come posso individuare i gruppi target più adatti alla mia competenza all’interno delle istituzioni decisionali?
  • Come posso decifrare il gergo delle policy?
  • Come posso fare tutto questo in modo efficiente in termini di tempo?

Questa guida fornisce una panoramica strutturata delle principali fonti di informazione che aiutano a rispondere a queste domande.

1. Organigrammi

Rifletti sui temi centrali della tua ricerca (ad esempio, sicurezza informatica, ambiente, mobilità o salute). Cerca online le autorità locali, i ministeri regionali o nazionali, le Direzioni generali (DG) della Commissione Europea e le organizzazioni internazionali che si occupano di queste tematiche e individua gli organigrammi sui loro siti web.

Gli organigrammi sono preziosi per due motivi principali:

Innanzitutto, una rapida panoramica e valutazione delle priorità: otterrete una panoramica immediata delle responsabilità delle istituzioni responsabili dell’elaborazione delle politiche. Vi aiuterà anche a valutare il livello di priorità di un argomento: ad esempio, diverse unità specializzate si occupano di aspetti differenti dell’argomento, oppure è gestito da un’unica unità insieme a molte altre questioni?

In secondo luogo, l’identificazione del target: è possibile individuare con precisione le unità da invitare a eventi, con cui richiedere incontri o da informare sui risultati della ricerca.

Suggerimento: confronta gli organigrammi dei ministeri regionali o nazionali, delle DG della Commissione Europea e delle organizzazioni internazionali come l’OMS o l’OCSE. Se non sei sicuro di quale dipartimento si occupi di una questione trasversale (ad esempio, tassazione ambientale o sicurezza informatica), controlla anche i ministeri che si occupano di settori correlati.

Non lasciarti intimidire! Consultare per la prima volta un organigramma può risultare un’esperienza complessa, soprattutto quando si tratta di file PDF di grandi dimensioni. Sentirsi un po’ disorientati è del tutto normale. Molti professionisti del settore ammettono di impiegare del tempo per individuare i contatti giusti all’interno delle istituzioni che prendono le decisioni politiche!

Parlamenti: diamo un’occhiata alle panoramiche delle commissioni parlamentari. In molti sistemi politici, le commissioni parlamentari rispecchiano i portafogli dei ministeri dell’esecutivo.

2. Documenti chiave

I documenti chiave offrono spunti strategici sulle priorità e sui piani di lavoro di governi, partiti politici e organismi internazionali. Tra questi figurano:

  • Programmi dei partiti / Manifesto dei partiti
  • Programmi governativi (ad esempio Programma di governo 2025: garantire il futuro dell’Irlanda;Una Finlandia forte e determinata)
  • Strategie, piani d’azione e tabelle di marcia (ad esempio Strategia dell’UE per la biodiversità al 2030;Strategia globale dell’OMS sulla salute digitale 2020-2027;Strategia per la Svizzera digitale)
  • Atti legislativi e progetti di legge
  • Valutazioni e analisi d’impatto
  • Documenti informativi di approfondimento su questioni politiche, solitamente pubblicati sui siti web istituzionali.
  • Richieste di contributi, consultazioni pubbliche e inviti a commissionare ricerche (ad esempio, il portale UE “Hay Your Say”; Aree di interesse per la ricerca (ARI) nel Regno Unito)
  • Analisi condotte da istituzioni decisionali e organismi di esperti (ad esempio, rapporti dell’OCSE; rapporti dell’IPCC).

Un avvertimento: non tutte le misure delineate in un documento programmatico vengono attuate esattamente come previsto. Le priorità politiche possono cambiare rapidamente, soprattutto durante le crisi (ad esempio, la pandemia di COVID-19 o l’attacco russo all’Ucraina). Ciononostante, i documenti chiave sono essenziali per gli istituti di ricerca che pianificano attività di impegno politico a medio termine.

3. Analisi politiche e documenti di posizione di think tank, ONG e associazioni

La ricerca scientifica non è l’unica fonte di informazioni esterne per i policymakers. Think tank, organizzazioni non governative (ONG), associazioni di categoria e fondazioni pubblicano regolarmente documenti di analisi politica e di posizione.

La lettura di queste pubblicazioni aiuta ad analizzare gli sviluppi sulle politiche e a comprendere le esigenze delle parti interessate. Vale la pena mappare i principali attori del proprio settore. Se la tua ricerca riguarda le politiche ambientali, consulta regolarmente le pubblicazioni di associazioni di categoria, ONG ambientaliste e think tank specializzati. Puoi facilmente individuare queste organizzazioni utilizzando motori di ricerca o strumenti di intelligenza artificiale.

4. Newsletter, comunicati stampa e social media

Iscrivetevi alle newsletter e ai comunicati stampa ufficiali e seguite i policymaker e le principali parti interessate sui social media. Questi canali forniscono aggiornamenti tempestivi sugli sviluppi in corso e sui prossimi eventi politici.

Chi seguire?

  • Partiti politici
  • Membri del Parlamento: concentratevi sui parlamentari influenti, come i portavoce del partito per il vostro settore o i presidenti delle commissioni. Inoltre, seguite sempre i parlamentari che rappresentano il collegio elettorale in cui ha sede il vostro istituto di ricerca.
  • Istituzioni pubbliche: autorità locali, ministeri regionali e nazionali, agenzie esecutive e organismi autonomi. A seconda del tuo ambito di interesse, iscriviti per ricevere aggiornamenti dalle DG della Commissione Europea e dagli organismi internazionali.
  • Principali stakeholder: importanti think tank, associazioni di settore, ONG e fondazioni attive nel vostro campo (ad esempio, biodiversità, sicurezza informatica).

5. Servizi di informazione e notizie specializzate

Monitora le principali testate giornalistiche e i formati mediatici specializzati. Piattaforme come Politico Pro o Euractiv offrono report di approfondimento sugli sviluppi delle politiche dell’UE. Servizi specializzati simili esistono a livello nazionale (ad esempio Table.Media o Tagesspiegel Background in Germania). Contatta la biblioteca della tua università per sapere a quali abbonamenti, servizi di notizie o banche dati multimediali (ad esempio Nexis Uni) puoi accedere gratuitamente tramite licenze istituzionali.

6. Eventi sulle politiche e conversazioni personali

Soprattutto le capitali ospitano numerosi eventi che riuniscono policymakers, ricercatori ed esperti provenienti da think tank e dalla società civile.

La partecipazione agli eventi politici è fondamentale per due motivi:

  1. Networking diretto: puoi entrare in contatto direttamente con i policymaker e i tuoi colleghi. Prepara in anticipo una breve presentazione. Prendi l’abitudine di scambiare i contatti dopo una conversazione significativa e non dimenticare di ricontattarli! Creare connessioni durante gli eventi e ricontattarli qualche settimana dopo è spesso molto più efficiente in termini di tempo e costi rispetto all’organizzazione di eventi indipendenti senza una rete di contatti consolidata nel settore politico.
  2. Accesso alla conoscenza implicita: documenti pubblici, newsletter e comunicati stampa raccontano solo una parte della storia. I policymakers detengono una notevole quantità di conoscenza implicita e contestuale, accessibile solo attraverso un dialogo diretto.

Non siate timidi: è prassi comune individuare i funzionari competenti attraverso gli organigrammi, contattarli direttamente e richiedere un breve incontro introduttivo, di persona o virtuale. I lobbisti e i gruppi di difesa degli interessi lo fanno continuamente: i ricercatori dovrebbero sentirsi altrettanto sicuri di mettere a disposizione la propria esperienza.

Queste strategie possono sembrare inizialmente dispendiose in termini di tempo, ma producono risultati significativi a lungo termine. La lettura regolare di documenti programmatici, sintesi di think tank e newsletter specializzate offre un altro importante vantaggio: aiuta i ricercatori ad acquisire familiarità con il gergo delle policy.

Compiti e risorse

Ricercatori

  • Riservatevi regolarmente del tempo, anche solo 30 minuti a settimana, per leggere le newsletter pertinenti e dare un’occhiata ai documenti chiave e alle pubblicazioni politiche.
  • Invece di cercare di monitorare tutto, individua un numero ristretto di istituzioni, comitati o singoli responsabili politici da seguire attentamente.
  • Partecipare a eventi politici, preparare una breve presentazione e ricontattare i nuovi contatti in seguito.

Mediatori della ricerca

  • Selezionare e condividere con i ricercatori del loro istituto newsletter pertinenti, documenti chiave e informazioni sugli eventi.
  • Spiega la differenza tra i vari tipi di documenti di policy.
  • Aiutare i ricercatori a identificare le istituzioni e i contatti politici più adatti al loro settore.
  • Fornire accesso a servizi mediatici e informativi specializzati, ad esempio tramite abbonamenti alle biblioteche.

Policymaker

  • Mantenere organigrammi, documenti chiave e informazioni di contatto accessibili al pubblico e aggiornati.
  • Mantenere una newsletter attiva o una presenza sui social media
  • Restare disponibili a ricevere richieste di incontro dirette da parte dei ricercatori.

Fonti e approfondimenti

Department of the Taoiseach (2025), Programme for Government 2025. Securing Ireland’s Future, https://assets.gov.ie/static/documents/programme-for-government-securing-irelands-future.pdf  consultato il 12 agosto 2026. 

European Commission (2020), Biodiversity Strategy for 2030, https://environment.ec.europa.eu/strategy/biodiversity-strategy-2030_en, consultato il  12 agosto 2026. 

French, M.; Hawkins, M. (2024), Areas of Research Interest: A Practical Guide, https://upen.ac.uk/resources/areas-of-research-interest-a-practical-guide/, consultato il  12 agosto 2026. 

Federal Council (2026), Digital Switzerland Strategy 2026, https://www.bk.admin.ch/en/digital-switzerland , consultato il  12 agosto 2026. 

Finnish Government (2023), A Strong and Committed Finland. Programme of Prime Minister Petteri Orpo’s Government, https://julkaisut.valtioneuvosto.fi/server/api/core/bitstreams/ad4dc8fd-afad-4b21-b7c2-c197c8e4b378/content, consultato il  12 agosto 2026. 

WHO (2025), Global Strategy on Digital Health 2020-2027, https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/a64d584f-015b-471f-9d86-9ea263cfb516/content, consultato il  12 agosto 2026. 

OMS (2025), Strategia globale sulla salute digitale 2020-2027,https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/a64d584f-015b-471f-9d86-9ea263cfb516/content, consultato il 12 agosto 2026.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Metodi: Come implementare gli approcci partecipativi

Caratteristiche principali in sintesi

  • Obiettivo: Implementare metodi partecipativi che garantiscano un ampio coinvolgimento della comunità nel processo decisionale riguardante lo sviluppo locale.
  • Approccio: Combinare consultazioni online, workshop interattivi e progetti collaborativi in cui diversi stakeholder si riuniscono per identificare le sfide e co-progettare soluzioni.
  • Risultato: Un processo democratico in cui le soluzioni riflettono i bisogni e i contributi di tutti gli stakeholder, generando senso di appartenenza e garantendo la sostenibilità nella fase di attuazione.

Descrizione

Implementare approcci partecipativi richiede il coinvolgimento di diversi stakeholder – comunità locali, ricercatori, policymaker, cittadinanza e imprese – per co-creare soluzioni che rispondano alle sfide regionali. Metodi partecipativi efficaci mettono le comunità in grado di svolgere un ruolo attivo nella definizione delle strategie di sviluppo locale, garantendo che le soluzioni siano non solo scientificamente fondate ma anche localmente rilevanti e sostenibili.

I Consigli Territoriali (County Councils) dell’Università di Granada (UGR) fanno riferimento all’iniziativa guidata dall’UGR nell’ambito del progetto Erasmus+ ENGAGEgreen, volta a promuovere la collaborazione tra ricercatori accademici, governi locali e stakeholder della comunità. Questa iniziativa si focalizza sulla risposta alle sfide territoriali attraverso soluzioni co-create e basate sulla ricerca. Il Secondo Meeting Impronta Granada rappresenta il terzo evento pilota organizzato dalla UGR nell’ambito di questo progetto, riunendo ricercatori, policymaker e comunità locali per discutere e sviluppare strategie per lo sviluppo sostenibile nelle aree rurali e urbane.

Come funziona il modello

  • Identificazione delle parti interessate. L’approccio partecipativo inizia con l’identificazione e la mappatura degli stakeholder rilevanti, un processo coordinato da Medialab UGR nell’ambito dell’iniziativa Impronta. Questa mappatura include non solo attori governativi e ricercatori, ma anche organizzazioni della società civile, imprese locali e membri della comunità che possiedono conoscenze preziose sulle sfide locali.
  • Raccolta dati e consultazione. Sondaggi online, focus group e workshop interattivi vengono utilizzati per raccogliere gli input di questi stakeholder. I Consigli Territoriali dell’UGR, ad esempio, hanno utilizzato riunioni preparatorie online per raccogliere spunti dagli stakeholder prima dell’incontro in presenza del Secondo Meeting Impronta Granada e dei relativi workshop interattivi. Questo metodo garantisce che le diverse voci siano ascoltate fin dall’inizio.
  • Co-creazione e pianificazione collaborativa. Una volta identificati i bisogni, vengono organizzati workshop di co-creazione da Medialab UGR nell’ambito dell’iniziativa Impronta, riunendo ricercatori, policymaker, società civile e imprese locali per sviluppare congiuntamente piani d’azione. Questi workshop sono condotti in tempo reale, consentendo un feedback e un adattamento immediati. Questo approccio è stato implementato nel Secondo Incontro Impronta Granada attraverso l’organizzazione di micro-presentazioni, coordinate da Medialab UGR, in cui i ricercatori hanno illustrato i loro progetti e ricevuto input diretti dagli stakeholder locali.
  • Visibilità pubblica e Coinvolgimento Continuo. Le piattaforme digitali, come il sito web di Impronta Granada, aiutano a mantenere la visibilità e il coinvolgimento. I progetti di ricerca, le iniziative comunitarie e i profili degli stakeholder sono resi disponibili pubblicamente, consentendo a tutti i partecipanti di monitorare i progressi e contribuire alla discussione. I Profili degli Attori e le schede dei progetti UGR sono strumenti chiave per garantire una partecipazione continua e mantenere la comunità attiva.

Sfide

  • Coordinamento e Comunicazione. Nei progetti complessi con molti stakeholder, garantire una comunicazione chiara tra gli attori può essere difficile. L’iniziativa dei Consigli Territoriali dell’UGR evidenzia la necessità di una facilitazione dedicata per coordinare i diversi settori e garantire che tutte le voci siano ascoltate.
  • Sostenibilità. Sebbene la partecipazione iniziale possa essere forte, mantenere il coinvolgimento nel tempo è una sfida comune. I ricercatori, i policymaker e i leader delle comunità devono impegnarsi in una collaborazione continua che vada oltre i workshop o gli incontri iniziali.

Compiti e risorse

Scienziati

  • Compiti
    • Fornire risultati di ricerca che informino il processo partecipativo.
    • Facilitare i workshop e attività di co-creazione.
  • Risorse necessarie 
    • Strumenti per la divulgazione della ricerca, come database, siti web interattivi e strumenti di raccolta dati basati sulla comunità.

Mediatori della conoscenza e della ricerca

  • Compiti 
    • Coordinare il coinvolgimento delle parti interessate
    • Gestire l’organizzazione di consultazioni online e in presenza.
    • Assicurare che il feedback sia efficacemente incorporato nel processo di sviluppo.
  • Risorse necessarie 
    • Strumenti di comunicazione (es. siti web, piattaforme social); materiali per i workshop (es. supporti visivi, strumenti di raccolta dati).

Policymaker

  • Compiti 
    • Creare quadri sulle politiche che riflettano i contributi del processo partecipativo.
    • Allocare le risorse per l’attuazione.
    • Assicurare un coinvolgimento continuo con i leader della comunità.
  • Risorse necessarie 
    • Competenze politiche e risorse finanziarie per sostenere l’attuazione delle soluzioni co-create.

Esempi: Progetto ENGAGEgreen e Consigli Territoriali dell’UGR

Il progetto Erasmus+ ENGAGEgreen e l’iniziativa dei Consigli Territoriali dell’UGR evidenziano come gli approcci partecipativi possano connettere efficacemente la ricerca accademica con la governance locale. Nell’ambito di questo approccio sono state svolte diverse attività preparatorie, tra cui il primo Incontro Impronta Granada nel gennaio 2025, seguito dall’incontro dei Consigli Territoriali dell’UGR nel luglio 2025 e dal Secondo Incontro Impronta Granada nel dicembre 2025, in cui ricercatori, policymaker locali, imprese e attori della società civile si sono riuniti per identificare e affrontare le sfide regionali quali il turismo sostenibile, la conservazione del patrimonio e lo sviluppo economico. Questi incontri hanno contribuito ad allineare la ricerca dell’UGR con i bisogni del Poniente Granadino e di altre regioni, coinvolgendo attivamente i ricercatori nelle discussioni sulle priorità locali. Durante questi eventi, i ricercatori dell’UGR hanno presentato i loro progetti in corso; alcuni di essi sono stati mappati attraverso un database Excel che catalogava gli argomenti di ricerca, le affiliazioni dei ricercatori e i relativi consigli territoriali di riferimento. Questo processo ha inoltre contribuito a integrare i risultati della ricerca nelle discussioni politiche locali, incoraggiando la collaborazione tra il mondo accademico e gli attori locali. Inoltre, il sito web di Impronta Granada è stato fondamentale per garantire visibilità a questi ricercatori dell’UGR, in quanto includeva i Profili degli Attori e gli elenchi dei progetti, categorizzati per Consigli Territoriali dell’UGR, permettendo agli stakeholder di filtrare e connettersi con la ricerca pertinente nelle loro regioni. L’uso di workshop online e micro-presentazioni ha consentito un coinvolgimento continuo e la co-creazione di soluzioni, assicurando che la conoscenza accademica fosse allineata con gli obiettivi di sviluppo locale e integrata in strategie a lungo termine.

Fonti e approfondimenti

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de 

Non sprecare tempo e fondi: perché la divulgazione è importante quanto i contenuti

Caratteristiche principali in sintesi

    • Per evitare di sprecare tempo e finanziamenti in pubblicazioni di policy non lette o eventi di policy scarsamente frequentati, i ricercatori e i promotori della conoscenza devono pianificare le strategie di divulgazione fin dall’inizio.
    • Una divulgazione efficace combina diverse strategie di rafforzamento reciproco: mappatura degli stakeholder e comunicazione personalizzata, media tradizionali e social media, reti personali e canali di divulgazione delle organizzazioni partner.

Qual è il problema?

I ricercatori invitati dai policymakers a condurre ricerche su commissione, a partecipare a organismi di esperti, ad assistere ad audizioni parlamentari o a intervenire a eventi di policy godono di un accesso diretto ai policymaker – un vantaggio significativo. I ricercatori che si avvicinano per la prima volta al policy engagement, tuttavia, si trovano ad affrontare una sfida diversa: innanzitutto, ottenere visibilità tra i policymaker.

Il rischio è reale. Una pubblicazione di policy ben documentata che nessun policymaker legge, o un evento di policy accuratamente organizzato che attrae solo altri ricercatori, rappresenta una significativa perdita di tempo e risorse. La soluzione non è concentrarsi solo sul contenuto, ma pianificare la divulgazione fin dalle prime fasi del progetto, con la stessa cura e attenzione dedicate alla ricerca stessa. Le seguenti strategie sono possibili:

Strategia 1: Mappatura degli stakeholder e comunicazione personalizzata

I ricercatori o i promotori della conoscenza possono identificare il loro pubblico di riferimento consultando gli organigrammi e i siti web delle istituzioni di policymaking pertinenti: enti locali e regionali, ministeri e agenzie nazionali, parlamenti, partiti politici, istituzioni dell’UE e organizzazioni internazionali. In questo modo, possono creare una mailing list mirata.

  • Lo sforzo richiesto varia enormemente a seconda della portata dell’argomento. Una pubblicazione di policy relativa al comportamento dei ciclisti in un singolo quartiere potrebbe interessare solo una manciata di policymakers – individuarli potrebbe richiedere poche ore. Una pubblicazione di policy sul comportamento dei ciclisti in 214 città di 25 paesi europei potrebbe invece interessare i policymaker a livello locale, nazionale ed europeo. Individuarli e reperire i loro recapiti potrebbe richiedere settimane o mesi.
  • Ove possibile, i ricercatori dovrebbero evitare di inviare un unico messaggio generico a tutti i destinatari. Una comunicazione personalizzata, anche se basata su un modello comune, è di gran lunga più efficace. Lo stesso rapporto di policy relativo al ciclismo, ad esempio, potrebbe essere rilevante per pubblici molto diversi per ragioni molto diverse:
  • Un ministero dei trasporti responsabile della regolamentazione del traffico, della pianificazione stradale e della segnaletica.
  • Un ministero dell’istruzione che intende inserire il tema del ciclismo nei programmi scolastici.
  • L’ufficio del sindaco che cerca di promuovere la città come destinazione turistica a misura di ciclista.
  • Membri del parlamento che promuovono stili di vita attivi e la salute pubblica a lungo termine.

Ciascuno di questi destinatari merita un messaggio che si rivolga direttamente al suo ambito di competenza e ai suoi interessi. I ricercatori dovrebbero inserire un gancio personale in ogni messaggio: una frase che spieghi perché quella particolare pubblicazione o evento sia rilevante per questo specifico destinatario.

Infine, ogni messaggio di divulgazione dovrebbe includere un’offerta esplicita di disponibilità: i ricercatori dovrebbero dichiarare di essere lieti di organizzare un incontro virtuale o una telefonata per discutere i risultati in modo più dettagliato.

Strategia 2: Media, social media e piattaforme di divulgazione

I comunicati stampa rimangono uno strumento valido per aumentare la visibilità di pubblicazioni ed eventi, soprattutto se diffusi tramite l’ufficio comunicazione di un’istituzione. Anche annunciare pubblicazioni o eventi di policy attraverso i social media può essere efficace: i ricercatori e i promotori della conoscenza possono entrare in contatto diretto con i policymaker e invitarli a seguire i propri account personali o istituzionali. Piattaforme specializzate in politiche pubbliche, come EU Agenda o Euractiv, raggiungono molti policymakers e professionisti del settore e possono essere utilizzate per annunciare eventi o pubblicazioni.

Strategia 3: Network personali

I colleghi, i collaboratori e gli ex studenti che hanno buoni contatti con i policymaker rappresentano una preziosa risorsa di divulgazione . I ricercatori e i promotori della conoscenza possono chiedere a contatti di fiducia di presentarli ai policymaker di riferimento, di inoltrare pubblicazioni o inviti a eventi di policy alle proprie reti, o di condividere contenuti sui social media. Una raccomandazione personale da parte di un intermediario stimato è spesso molto più efficace di un messaggio di contatto a freddo.

Strategia 4: Canali di divulgazione delle organizzazioni partner

Gli istituti di ricerca, le ONG, le fondazioni e le associazioni che già godono di un’elevata visibilità presso i policymaker possono fungere da importanti partner di divulgazione. I ricercatori e i promotori della conoscenza dovrebbero valutare se queste organizzazioni pubblichino contributi ospiti nelle loro newsletter o collane editoriali; un articolo ospite ben posizionato può raggiungere un pubblico molto più ampio e pertinente rispetto al semplice caricamento di un policy brief sul sito web istituzionale.

Invitare esperti di think tank, ONG, fondazioni o altre organizzazioni a partecipare a eventi di policy serve inoltre a un duplice scopo: conferisce diversità e credibilità all’evento e ne amplia la portata, poiché gli ospiti invitati tendono a condividere le informazioni sull’evento attraverso i propri canali social e le proprie reti di comunicazione.

Combinare le strategie

Le strategie sopra descritte non si escludono a vicenda, ma si rafforzano a vicenda. I ricercatori e i promotori della conoscenza dovrebbero valutare le risorse che possono realisticamente investire nella divulgazione e selezionare la combinazione di strategie che meglio si adatta al proprio argomento, al pubblico di riferimento e al contesto istituzionale.

Compiti e risorse

Ricercatori

I ricercatori a volte sottovalutano l’importanza della divulgazione delle informazioni. Il cambiamento di mentalità più importante è il seguente: produrre evidenze scientifiche non è sufficiente. I ricercatori dovrebbero pianificare autonomamente almeno alcune attività di divulgazione, in particolare comunicazioni personalizzate dirette ai policymaker che già conoscono o che hanno individuato attraverso la mappatura degli stakeholder.

Promotori della conoscenza

I promotori della conoscenza svolgono un ruolo centrale nel rendere la divulgazione efficiente e sostenibile. Una volta strutturata la mappatura degli stakeholder e creata una mailing list, questa può essere mantenuta e riutilizzata per attività future. I promotori della conoscenza dovrebbero sviluppare modelli riutilizzabili per messaggi e-mail, post sui social media e comunicati stampa da adattare a ogni nuova pubblicazione o evento di policy. Dovrebbero inoltre aiutare i ricercatori a identificare organizzazioni partner quali think tank, ONG, fondazioni e associazioni in grado di ampliare la portata del proprio lavoro.

Fonti e approfondimenti

Baron, Nancy (2010), Escape from the Ivory Tower: A Guide to Making Your Science Matter. Island Press.
Swann, Michelle (2012), Writing Professional Emails: The Step-by-Step Guide,
Willis, Christina C. (2020), Sustainable Networking for Researchers and Engineers, https://doi.org/10.1117/3.2535500

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Come supportare la scienza partecipativa (geopartecipazione) attraverso metodi e framework digitali moderni

Descrizione

La geopartecipazione, nel contesto della Citizen Science, rappresenta un gruppo specifico di metodi partecipativi che consentono al pubblico di contribuire attivamente alla raccolta di dati spazialmente espliciti attraverso interfacce digitali basate su mappe. Sia nella pratica ceca che in quella internazionale, questo approccio viene implementato più comunemente attraverso la cosiddetta mappatura emozionale (o partecipativa), in cui i partecipanti registrano le proprie esperienze, opinioni o percezioni soggettive di luoghi specifici direttamente su una mappa utilizzando punti, linee o poligoni. Questi input spaziali sono in genere integrati con descrizioni testuali, fotografie, commenti o categorie tematiche predefinite.

I dati raccolti vengono successivamente elaborati utilizzando flussi di lavoro standard dei Sistemi Informativi Geografici (GIS – Geographic Information Systems), tra cui pulizia dei dati, aggregazione, analisi spaziale e visualizzazione. Un’ampia gamma di tecniche di visualizzazione può essere applicata ai dati di mappatura emozionale; tuttavia, i metodi cartografici digitali come le mappe di calore, le visualizzazioni aggregate tramite griglie esagonali di diverse risoluzioni, i cartogrammi, i cartodiagrammi o le tecniche di clustering sono i più comunemente utilizzati per facilitare l’interpretazione dei risultati da parte degli utenti finali.

A differenza dei tradizionali sondaggi tramite questionario, la geopartecipazione non solo rileva le opinioni degli intervistati, ma anche la loro precisa posizione spaziale associata a ciascuna risposta. Ciò rende il metodo particolarmente adatto a temi in cui il contesto spaziale è essenziale, come i trasporti, la sicurezza, la qualità degli spazi pubblici, le problematiche ambientali o lo sviluppo urbano e territoriale. In pratica, la geopartecipazione viene spesso implementata come estensione di un questionario tradizionale, arricchito con domande di natura spaziale.

Il metodo non ha lo scopo di produrre campioni statisticamente rappresentativi, bensì di fungere da indagine partecipativa mirata, il cui valore principale risiede nell’individuazione di luoghi e problematiche specifici che sono tipicamente assenti dai set di dati amministrativi o difficili da rilevare con i metodi convenzionali. Le risposte raccolte forniscono un valido supporto alle autorità comunali e regionali per prendere decisioni strategiche basate sull’opinione pubblica.

Le caratteristiche principali in sintesi

La caratteristica fondamentale della geopartecipazione è il coinvolgimento attivo dei cittadini nella raccolta di dati spaziali attraverso una semplice applicazione basata su mappe. Il metodo supporta la mappatura di punti, linee e poligoni, con ogni dato spaziale accompagnato da un commento testuale e, ove applicabile, da una categoria tematica predefinita specificata dal progettista della ricerca.

La geopartecipazione può essere utilizzata come strumento di ricerca autonomo o come estensione di un questionario tradizionale, aggiungendo una dimensione spaziale. È applicabile a diversi gruppi di intervistati e, grazie al suo design intuitivo, è adatta sia a utenti esperti che a partecipanti non specializzati, privi di conoscenze informatiche avanzate. La raccolta dei dati può avvenire interamente online tramite un’applicazione cartografica accessibile al pubblico o direttamente sul campo utilizzando tablet o telefoni cellulari, sotto la guida di facilitatori qualificati.

Tra gli argomenti tipici figurano la percezione della sicurezza e della paura, i luoghi percepiti positivamente e negativamente, le proposte di sviluppo urbano (parchi, aree gioco, aree verdi, panchine), le problematiche legate al traffico, il rumore, l’inquinamento o i problemi di parcheggio. Il metodo consente la raccolta di dati altrimenti in gran parte non disponibili e crea un importante ponte tra le pratiche di pianificazione degli esperti e le esperienze quotidiane dei residenti.

Come funziona il modello

L’implementazione di un progetto di mappatura geopartecipativa richiede un’attenta preparazione della metodologia, della soluzione tecnica e delle domande del sondaggio. Altrettanto importante è la selezione del luogo di mappatura e del gruppo target di intervistati. Una decisione metodologica fondamentale riguarda la scelta del tipo di geometria: se gli intervistati mapperanno solo punti o anche linee e poligoni. Mentre la mappatura puntuale è intuitiva ed efficiente, linee e poligoni consentono una rappresentazione più precisa dei fenomeni, ma richiedono maggiore orientamento da parte dell’utente e una successiva elaborazione dei dati.

La scelta di una mappa di base appropriata è altrettanto cruciale. In alcuni casi, sono preferibili le ortofoto, mentre in altri sono più adatte le carte topografiche o i piani urbanistici dettagliati. Una mappa di base scelta in modo inadeguato può ridurre significativamente la qualità dei dati cartografici. Ogni elemento cartografico dovrebbe includere una descrizione obbligatoria e, idealmente, una categoria tematica per facilitare le analisi successive, poiché i clic spaziali senza informazioni contestuali hanno un valore interpretativo limitato.

Si raccomanda di utilizzare sfondi cartografici ampiamente familiari per garantire che gli intervistati si sentano a proprio agio nell’utilizzare un’interfaccia simile alle applicazioni di mappe di uso quotidiano.

La geopartecipazione si presta particolarmente bene ad essere abbinata a un breve questionario non spaziale integrato nello stesso strumento. Questo questionario include solitamente domande sulla soddisfazione generale rispetto all’argomento e informazioni sociodemografiche di base (ad esempio, età, sesso). In alcuni casi, vengono raccolte anche informazioni sul luogo di residenza del rispondente, in genere in forma parzialmente anonima (come quartiere o via), per distinguere tra residenti locali e visitatori della zona.

Dal punto di vista tecnico, attualmente solo un numero limitato di strumenti supporta la geopartecipazione. Scenari di base possono essere implementati utilizzando strumenti come Survey123; tuttavia, logiche più complesse richiedono solitamente lo sviluppo di una soluzione personalizzata. Sebbene piattaforme PPGIS specializzate siano utilizzate a livello internazionale, nessuna offre una soluzione universalmente applicabile. In casi eccezionali, la raccolta di dati digitali può essere integrata da metodi cartacei (ad esempio, per anziani o bambini piccoli), sebbene la successiva integrazione dei dati sia impegnativa sia dal punto di vista metodologico che tecnico.

Nella Repubblica Ceca, un’azienda specializzata (https://www.pocitovemapy.cz/) sviluppa e implementa ambienti web personalizzati, adattati a formati, località e requisiti tematici specifici.

Ruolo dei partecipanti

Il settore accademico si occupa in genere della progettazione metodologica, della selezione delle soluzioni tecniche, della configurazione dell’applicazione cartografica e della successiva elaborazione e valutazione dei dati tramite GIS. Il suo ruolo comprende anche l’interpretazione dei risultati e la preparazione di documenti comprensibili sia alle autorità pubbliche che al grande pubblico.

I comuni o le regioni definiscono il focus tematico, specificano le questioni pratiche relative al processo decisionale e garantiscono la comunicazione con i cittadini, in particolare attraverso la promozione della raccolta dati tramite siti web e social media. I cittadini contribuiscono con conoscenze ed esperienze locali non disponibili nei database ufficiali. In alcuni casi, rivolgersi a specifici gruppi di popolazione, come ad esempio i bambini delle scuole primarie nella mappatura dei percorsi sicuri per raggiungere la scuola, può risultare particolarmente vantaggioso.

In generale, maggiore è il numero e la diversità delle risposte raccolte in una determinata area, più solidi e validi possono essere considerati i risultati.

Vantaggi per la partecipazione

Il principale vantaggio della geopartecipazione risiede nella sua capacità di generare dati spaziali unici, altrimenti in gran parte non disponibili. I dati raccolti rappresentano le opinioni degli intervistati collegate a precise posizioni spaziali. Una maggiore concentrazione di risposte in una determinata area geografica aumenta la credibilità dei risultati.

Il metodo consente una localizzazione precisa dei problemi e una loro descrizione qualitativa direttamente dal punto di vista dei residenti. Per le autorità pubbliche, la geopartecipazione rappresenta uno strumento rapido e flessibile per individuare priorità e problematiche locali. Per il mondo accademico, offre significative opportunità di ricerca applicata e collaborazione con la pubblica amministrazione. Gli studenti traggono vantaggio dal lavorare con dati reali e dal partecipare a progetti con un impatto pratico diretto.

Sfide (e modi per affrontarle)

Un limite fondamentale della geopartecipazione è la natura non rappresentativa del campione di intervistati e il rischio di raccogliere un numero insufficiente di risposte. I risultati devono pertanto essere interpretati come esplorativi piuttosto che statisticamente rappresentativi. Tale limitazione può essere parzialmente attenuata attraverso una promozione mirata e il coinvolgimento delle istituzioni locali.

Ulteriori sfide includono la complessità tecnica e metodologica della preparazione del progetto, in particolare nello sviluppo di soluzioni personalizzate, nonché le problematiche relative alla privacy e all’anonimizzazione dei dati quando si combinano informazioni spaziali e personali.

Compiti e risorse

I progetti geopartecipativi richiedono molto tempo e competenze specifiche. La preparazione in genere richiede circa un mese, la raccolta dei dati un altro mese e la valutazione almeno un mese. La durata complessiva del progetto si aggira quindi solitamente intorno ai tre mesi.

In termini di finanziamento, la geopartecipazione viene solitamente attuata tramite ricerca su commissione o stretta collaborazione con i comuni. Le università, in genere, non sono in grado di fornire tali servizi gratuitamente, poiché richiedono team esperti e infrastrutture tecniche adeguate.

Esempio

Negli ultimi anni, l’Università Palacký di Olomouc ha realizzato una serie di progetti geopartecipativi, tra cui la mappatura dei fenomeni termici urbani nella città di Olomouc, il monitoraggio della presenza di zanzare nell’area paesaggistica protetta di Litovelské Pomoraví, la creazione di mappe emotive della paura percepita e il progetto “Percorso sicuro per la scuola” (Safe Route to School), incentrato sulle situazioni problematiche del traffico dal punto di vista dei bambini delle scuole primarie.

Ulteriori contenuti pubblici sono disponibili attraverso portali web specializzati dedicati alla mappatura delle emozioni nella città di Olomouc.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Mettere in comune le risorse, massimizzare l’impatto di policy

Come le università possono collaborare con think tank, ONG o fondazioni

Caratteristiche principali in sintesi

  • I ricercatori universitari possono trarre vantaggio dalla collaborazione con think tank, ONG o fondazioni organizzando congiuntamente eventi di policy, pubblicando congiuntamente risultati di ricerche rilevanti per le policy, perseguendo programmi di scambio di personale o mettendo in comune risorse in termini di competenze, finanziamenti e capacità di supporto.
  • Mentre gli scienziati universitari contribuiscono con dati concreti attraverso ricerche originali o un’accurata sintesi della letteratura accademica, gli esperti di politiche pubbliche presso think tank, ONG o fondazioni possono tradurre i risultati accademici in formati rilevanti per le policy e individuare i destinatari appropriati e le finestre di opportunità.
  • I think tank, le ONG e le fondazioni sono entità eterogenee. I think tank spaziano da istituti orientati alla promozione di determinate cause a centri di ricerca accademici e organizzazioni di ricerca a contratto. Le ONG comprendono organizzazioni di advocacy, enti erogatori di servizi, associazioni professionali e associazioni di imprese. Le fondazioni forniscono sovvenzioni a ONG o istituti di ricerca e possono anche pubblicare analisi di policy o organizzare eventi di policy.
  • La collaborazione funziona al meglio quando gli obiettivi comuni sono chiaramente definiti, i rischi per la reputazione vengono valutati in anticipo e gli accordi pratici, come la ripartizione dei costi e i diritti di pubblicazione, vengono stabiliti prima dell’inizio della collaborazione.
  • La collaborazione con think tank, ONG o fondazioni è un modo efficace per ottenere l’impatto richiesto dagli enti finanziatori.

Perché collaborare? Le sfide che gli scienziati affrontano quando interagiscono con i policymaker

La ricerca universitaria è strutturata attorno a progetti che producono ricerche originali e sintesi approfondite della letteratura accademica. Gli scienziati pubblicano i loro risultati su riviste con revisione paritaria, ma spesso si trovano ad affrontare tre sfide ricorrenti quando cercano di interagire con i policymakers:

Sfida 1: Comunicare efficacemente i risultati della ricerca. I ricercatori tendono a usare un linguaggio scientifico specialistico e spesso non hanno familiarità con la lingua e le convenzioni del mondo politico. Formati come i policy brief o gli eventi di policy differiscono sostanzialmente dalle pubblicazioni accademiche o dai convegni accademici.

Sfida 2: Individuare le finestre di opportunità. Sapere quando comunicare i risultati delle ricerche richiede di seguire regolarmente i dibattiti di policy, un compito che richiede molto tempo. Gli scienziati, in genere, non hanno accesso alla conoscenza tacita insita nelle istituzioni che prendono le decisioni politiche.

Sfida 3: raggiungere i policymaker giusti. Individuare i gruppi target rilevanti consultando le commissioni parlamentari e gli organigrammi dei ministeri, delle Direzioni Generali della Commissione Europea o dei partiti politici è un compito impegnativo e che richiede molto tempo.

Collaborando con think tank, ONG o fondazioni, gli scienziati possono risparmiare tempo e risorse, amplificando al contempo il loro impatto sulle politiche. Queste organizzazioni interagiscono regolarmente con i decisori e godono di una visibilità che la maggior parte degli scienziati o delle istituzioni accademiche fatica a raggiungere autonomamente. Gli esperti di politiche pubbliche presso think tank, ONG e fondazioni monitorano attentamente i dibattiti di policy, sanno a chi rivolgersi e conoscono il linguaggio e le prospettive che risultano efficaci nei contesti politici. Anziché investire tempo e risorse in pubblicazioni o eventi che passano inosservati ai policymaker, gli scienziati possono condurre ricerche, pubblicare i risultati e organizzare eventi di policy in collaborazione con queste organizzazioni.

Sfida 4:Scarsità di risorse. Attività come l’organizzazione di eventi di policy (soprattutto nelle capitali), il coinvolgimento, la divulgazione, il networking o la raccolta fondi possono essere molto costose e richiedere molto tempo. La condivisione dei costi, del tempo del personale o delle infrastrutture per attività specifiche, come eventi o pubblicazioni, può ridurre drasticamente il costo totale per partner.

Quali forme può assumere la collaborazione?

La collaborazione tra università e think tank, ONG o fondazioni può assumere diverse forme, che vanno da accordi a basso impegno a quelli ad alto impegno:

  • Pubblicazioni congiunte: co-redazione di policy brief, policy report, post di blog o schede informative. L’università fornisce dati empirici; l’organizzazione partner contribuisce alla definizione delle politiche e alla loro diffusione.
  • Eventi congiunti: co-organizzazione di tavole rotonde, briefing informativi, colazioni parlamentari o workshop. L’università contribuisce con la sua credibilità scientifica; l’organizzazione partner con la sua rete di contatti e l’accesso ai decisori.
  • Scambi e distacchi di personale: i ricercatori trascorrono del tempo presso un think tank, una ONG o una fondazione per acquisire esperienza diretta del processo decisionale in ambito politico. Questo è particolarmente prezioso per i ricercatori all’inizio della carriera.
  • Collaborazione nella ricerca: progettazione e conduzione congiunta di progetti di ricerca, con l’organizzazione partner che contribuisce con quesiti di ricerca rilevanti per le politiche e con l’accesso agli stakeholder coinvolti nel processo decisionale.
  • Piattaforme di condivisione di conoscenze e dati: database, archivi di dati o strumenti di monitoraggio delle policy gestiti congiuntamente che riducono la raccolta ripetuta di dati e consentono a tutti i partner di attingere a una base di dati comune.
  • Alleanze o quadri strategici a lungo termine: invece di collaborare progetto per progetto, i partner stipulano accordi quadro che consentono una cooperazione ripetuta (eventi, risultati, richieste di finanziamento) senza dover rinegoziare ogni volta i dettagli amministrativi. Ad esempio, questi accordi potrebbero prevedere:
    • Uffici di gestione dei progetti (Project Management Offices – PMO) condivisi: I partner istituiscono un’unità di coordinamento congiunta responsabile della gestione delle tempistiche, del monitoraggio dei risultati, della rendicontazione e del controllo dei rischi per le molteplici attività comuni. Ciò riduce la duplicazione dei ruoli di coordinamento del progetto in ciascuna organizzazione.
    • Servizi amministrativi condivisi: («Raggruppamento delle funzioni di back-office»): Le organizzazioni mettono in comune funzioni quali finanza, approvvigionamento, contrattualistica, amministrazione delle risorse umane o gestione della conformità per progetti comuni. Ciò riduce i costi generali ed evita flussi di lavoro amministrativi paralleli.
    • Unità comuni di comunicazione e divulgazione: Una funzione di comunicazione condivisa gestisce i policy brief, i rapporti con la stampa, le newsletter e i social media per il lavoro congiunto, garantendo messaggi coerenti e riducendo al contempo la duplicazione degli sforzi del personale addetto alla comunicazione.
    • Team di logistica eventi coordinati: Anziché affidare a ciascuna organizzazione la gestione separata di sedi, catering, inviti e iscrizioni, un team operativo condiviso (o un responsabile a rotazione) si occupa di tutta la logistica dell’evento per conto dei partner.

Le collaborazioni possono essere temporanee (ad esempio, un singolo evento congiunto) o a lungo termine (ad esempio, una serie di eventi o pubblicazioni, progetti comuni, alleanze strategiche).

Come trovare partner adatti: un punto di partenza

I ricercatori e i responsabili della ricerca possono individuare potenziali partner attraverso le seguenti vie:

Valutazione di un potenziale partner: domande chiave

Prima di contattare un potenziale partner, i ricercatori e i responsabili della ricerca dovrebbero porsi le seguenti domande:

In merito alla qualità e alla reputazione:

  • Partecipanti e partner: Che tipo di eventi organizza? I policymaker hanno partecipato ai suoi eventi? Può contare su una rete di partner affidabile?
  • Indipendenza e governance: l’organizzazione ha un chiaro orientamento o affiliazione politica? È finanziata dall’industria, da partiti politici o da associazioni di categoria?
  • Qualità: l’organizzazione dispone di strumenti e procedure di valutazione della qualità efficaci? Che tipo di pubblicazioni produce l’organizzazione (policy brief, report, articoli di blog, schede informative)? Il contenuto e la qualità sono convincenti?

In merito all’adeguatezza e alla fattibilità:

  • L’organizzazione si occupa di questioni di policy relative al tuo settore di competenza?
  • Pubblica pubblicazioni congiunte o accoglie contributi esterni? Organizza eventi in collaborazione con partner esterni?
  • L’organizzazione è attiva e visibile? Pubblica regolarmente sui social media contenuti che vengono condivisi e generano interazione?
  • Entrambe le organizzazioni definiscono “impatto di policy” allo stesso modo (ad esempio, modifiche legislative, dibattito pubblico, attuazione)?
  • Vi è convergenza sulle posizioni politiche, o almeno sul grado di impegno rispetto alla neutralità atteso?
  • L’organizzazione opera generalmente allo stesso livello di governance (UE, nazionale, locale) oppure il coordinamento è complesso e coinvolge diversi livelli?
  • Le tempistiche sono compatibili (cicli di ricerca accademica, cicli di policymaking e cicli di finanziamento)?
  • Esiste la flessibilità necessaria per adattare i risultati di policy a metà progetto qualora gli sviluppi di policy dovessero cambiare direzione?
  • L’organizzazione ha esperienza di collaborazione con partner accademici, oppure dovrà affrontare un lungo periodo di apprendimento?

Informazioni pratiche:

  • La collaborazione prevede una ripartizione dei costi? Quali costi devono essere coperti e qual è il vostro budget?
  • Chi decide la struttura, l’impaginazione e le date di pubblicazione dei lavori congiunti? Chi controlla la lista degli invitati agli eventi?
  • È necessario firmare un accordo di cooperazione? Esiste una politica ufficiale sull’utilizzo del logo e sull’attribuzione istituzionale?
  • Cosa succede in caso di disaccordo sulla formulazione del problema, sulle conclusioni o sulle raccomandazioni?
  • A chi appartengono i prodotti realizzati congiuntamente e con quale licenza possono essere riutilizzati?
  • Come vengono coperti i costi indiretti (spese generali, tempo amministrativo, costi istituzionali)?
  • È possibile riallocare il budget qualora le esigenze del progetto dovessero cambiare?
  • Sono previste dichiarazioni di conflitto di interessi da parte di partner o finanziatori?
  • Quali garanzie esistono per assicurare l’indipendenza dell’analisi e dei risultati?
  • Chi ha l’ultima parola sulla comunicazione pubblica e sui media?
  • In quali condizioni un partner può recedere dalla collaborazione?

Segnali di allarme: quando essere prudenti

Non tutti i potenziali partner sono ugualmente adatti. I ricercatori devono prestare attenzione quando:

  • Le fonti di finanziamento di un’organizzazione sono opache o dominate da interessi industriali le cui posizioni sono in contrasto con le prove scientifiche indipendenti.
  • Un’organizzazione è strettamente affiliata a un partito politico o a un movimento ideologico in modi che potrebbero compromettere la presunta neutralità della ricerca.
  • Un’organizzazione si aspetta che i ricercatori appoggino posizioni di policy predeterminate anziché fornire prove indipendenti.
  • Un’organizzazione presenta una storia di pubblicazioni o di visibilità debole o incoerente, il che suggerisce una portata o un impatto limitati.
  • L’accordo di collaborazione conferisce all’organizzazione partner il controllo esclusivo sulla definizione, la modifica e la pubblicazione dei risultati congiunti.

Panoramica del processo: dalla prima idea alla collaborazione attiva

La seguente sequenza descrive un percorso tipico che va dall’interesse iniziale alla collaborazione attiva. Si tratta di una guida flessibile, non di un protocollo rigido.

  1. Fase 1: Definisci il tuo obiettivo – Chiarite cosa intendete raggiungere: impatto in termini di cambiamento delle politiche, maggiore visibilità tra i policymaker, ricerca congiunta o accesso alla rete e agli eventi di un partner.
  2. Fase 2: Mappare il territorio – Individua i think tank, le ONG o le fondazioni attive nel tuo settore di policy utilizzando i metodi descritti in precedenza.
  3. Fase 3: Valutare i potenziali partner – Esamina le domande guida sopra riportate. Dai priorità alle organizzazioni la cui qualità delle pubblicazioni, indipendenza politica e stile di lavoro sono in linea con i tuoi.
  4. Fase 4: Stabilire il primo contatto – Avvia un contatto informale: partecipa a un evento, rispondi a una pubblicazione o richiedi un breve incontro introduttivo. Una collaborazione ha maggiori probabilità di successo se nasce da un autentico interesse condiviso piuttosto che da un freddo approccio istituzionale.
  5. Fase 5: Concordare il formato di collaborazione – Decidete insieme la tipologia di collaborazione (pubblicazione congiunta, evento, progetto di ricerca), la suddivisione dei compiti, le modalità di ripartizione dei costi e gli eventuali accordi formali necessari.
  6. Fase 6: Implementazione e valutazione – Porta avanti la collaborazione, documenta le lezioni apprese e valuta se ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Le collaborazioni di successo spesso diventano la base per partnership a lungo termine.

Ruoli e responsabilità nella collaborazione:

La seguente panoramica descrive i compiti e i contributi tipici di ciascun gruppo di stakeholder in una collaborazione tra università e think tank, tra università e ONG o tra università e fondazione.

  • Ruolo di responsabile scientifico (università)
  • Ruolo di traduzione e coinvolgimento nelle politiche (think tank / ONG / fondazioni)
  • Ruolo di coordinamento e gestione operativa (responsabili della ricerca / PMO / segreterie)
  • Ruolo di interfaccia con gli stakeholder (responsabilità condivisa, ma spesso guidata da partner esterni)
  • Ruolo di governance e decisionale (strutture condivise o assegnate)
  • Responsabilità in materia di finanziamento e conformità (spesso ibrida, ma necessita di chiarezza)

Università / Centri di ricerca / Accademie

Le università si assumono la responsabilità principale della leadership scientifica e dell’integrità delle basi di evidenza. Gli scienziati contribuiscono con le evidenze fondamentali, i risultati di ricerche originali o le sintesi della letteratura accademica. Un adattamento fondamentale richiesto agli scienziati è il passaggio da una comunicazione accademica a una orientata alle politiche: mentre le pubblicazioni accademiche mettono in primo piano la metodologia e il dibattito teorico, i risultati orientati alle politiche enfatizzano l’applicabilità pratica e le raccomandazioni concrete. Gli scienziati devono anche adattare le proprie tempistiche: mentre i progetti di ricerca si sviluppano nell’arco di mesi o anni, i think tank, le ONG e le fondazioni in genere programmano i propri risultati in modo da allinearli ai dibattiti politici in corso e ai calendari legislativi. Gli scienziati traggono maggior beneficio dalla collaborazione quando sono disposti a investire tempo nella comprensione della cultura lavorativa e delle convenzioni comunicative dell’organizzazione partner.

Responsabili dello scambio di conoscenze / mediatori della ricerca

I responsabili dello scambio di conoscenze svolgono un ruolo centrale di coordinamento. Possono individuare potenziali partner valutando la qualità, la portata e l’impatto politico delle loro pubblicazioni ed eventi. Sono responsabili della gestione operativa, garantendo il rispetto delle tempistiche, dei requisiti di rendicontazione e dei processi amministrativi, e coordinando la comunicazione tra le diverse istituzioni. Gestiscono inoltre i budget, gli accordi contrattuali e gli obblighi di conformità, assicurando continuità tra i partner e riducendo le duplicazioni amministrative. Si occupano di questioni legali e organizzative come accordi di cooperazione, inserimento del logo, accordi di ripartizione dei costi e processi di approvazione istituzionale. Fungono anche da ponte tra il team scientifico e l’organizzazione partner, contribuendo a gestire le aspettative e a garantire che le tempistiche e i risultati attesi siano realistici per entrambe le parti.

Think tank / ONG/ Fondazioni

I think tank, le ONG e le fondazioni si assumono in genere la responsabilità della traduzione delle politiche in risultati concreti e del coinvolgimento esterno. Trasformano i risultati accademici in formati utilizzabili nei contesti decisionali, garantiscono che i risultati siano in linea con i dibattiti di policy e le tempistiche previste, e guidano o co-guidano le attività di sensibilizzazione e divulgazione rivolte agli stakeholder. Contribuiscono inoltre a fornire informazioni strategiche individuando il pubblico di riferimento e le opportunità di coinvolgimento, contribuendo a garantire che la ricerca non sia solo accurata, ma anche strategicamente posizionata per avere un impatto.

Policymaker e stakeholder esterni

I policymaker e i loro collaboratori traggono vantaggio da collaborazioni che producono dati tempestivi, accessibili e utilizzabili. Non sono partner operativi nella collaborazione, ma ne sono i principali utilizzatori finali. Il loro ruolo è quello di definire le esigenze politiche, fornire feedback sulla pertinenza e interagire con i dati attraverso consultazioni o processi decisionali. Sono più propensi a partecipare quando i risultati sono inquadrati in base alle loro specifiche esigenze decisionali e pubblicati in concomitanza con i relativi processi legislativi o di bilancio.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Altro