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Corsi di formazione specialistici su misura

Descrizione

I corsi di formazione pratica tenuti da professionisti del mondo accademico per i dipendenti della pubblica amministrazione, denominati “Corsi di formazione specialistici su misura” (Tailored expert trainings) rappresentano una forma dinamica di cooperazione tra il mondo accademico e il settore applicato. Questi corsi facilitano il trasferimento diretto di conoscenze aggiornate provenienti dalla ricerca, dallo sviluppo e dalla formazione universitaria nella pratica quotidiana della pubblica amministrazione. Si distinguono dai tipici corsi commerciali per l’elevato grado di specializzazione, l’approfondimento tematico mirato e la forte personalizzazione in base alle esigenze specifiche dei partecipanti.

L’obiettivo di tali corsi è rafforzare le competenze professionali dei funzionari della pubblica amministrazione attraverso una didattica interattiva basata su conoscenze scientifiche. I contenuti sono strutturati attorno a problemi reali e dati provenienti dal settore pubblico. La capacità di lavorare con set di dati reali e di adattare il materiale didattico alle effettive esigenze dei partecipanti costituisce un valore aggiunto fondamentale di questo modello di cooperazione.

Obiettivi

I corsi di formazione specialistici su misura mirano a raggiungere i seguenti obiettivi fondamentali:

  • Trasferimento di conoscenze e competenze specialistiche che non sono solitamente trattate nei corsi disponibili sul mercato e che riflettono le più recenti tendenze scientifiche e tecnologiche.
  • Personalizzazione dei contenuti in base a specifici gruppi di partecipanti e al loro contesto istituzionale.
  • Miglioramento dell’applicabilità pratica delle conoscenze specialistiche attraverso attività pratiche sui dati ed esempi tratti dal mondo reale.
  • Rafforzare la collaborazione interdisciplinare e interistituzionale tra dipartimenti universitari ed enti del settore pubblico.
  • Costruire relazioni e partnership a lungo termine, che possano sfociare in ricerche su commissione, consulenze di esperti o progetti congiunti finanziati con fondi pubblici.
  • Fornire ai ricercatori spunti preziosi e ispirazione per nuove domande di ricerca e studi applicati derivanti dalle sfide concrete affrontate dai professionisti della pubblica amministrazione.

Come funziona il modello?

Destinatari del corso

I potenziali partecipanti al corso potrebbero includere:

  • Impiegati, analisti e personale tecnico presso istituzioni governative centrali e locali, enti pubblici e organizzazioni correlate.
  • Dirigenti e capi dipartimento, responsabili di progetto o di team.
  • Sindaci, vicesindaci o altri rappresentanti della pubblica amministrazione coinvolti nell’adozione o nell’implementazione di nuove tecnologie o procedure.
  • La scelta degli argomenti del corso dovrebbe essere strettamente in linea con il profilo e le esigenze del gruppo di partecipanti.

Numero di partecipanti

Il numero consigliato di partecipanti è compreso tra 5 e 10. I gruppi più piccoli consentono una maggiore interattività, consulenze individuali e un ritmo flessibile della formazione.

Durata e tempistiche

La durata consigliata della formazione è compresa tra 1 e 2 giorni lavorativi, a seconda della complessità dell’argomento e del livello di approfondimento desiderato. Per venire incontro alle disponibilità sia dei funzionari pubblici che dei docenti universitari, è preferibile programmare la formazione al di fuori del semestre didattico principale (ad esempio, durante l’estate o il periodo degli esami).

Formato del corso

  • I corsi di formazione sono fortemente orientati alla pratica e danno particolare risalto agli esempi concreti, alle attività guidate dai partecipanti e al coinvolgimento attivo.
  • È consigliabile lavorare con set di dati reali ed esempi pratici che i partecipanti portano dalle proprie istituzioni.
  • È bene evitare dati generici o simulati; si dovrebbe invece cercare di integrare dati istituzionali reali sotto la guida del formatore durante le fasi di lavoro autonomo.
  • Si è dimostrata efficace la presenza di due formatori: uno conduce la lezione principale e le dimostrazioni, mentre l’altro fornisce supporto individuale ai partecipanti meno esperti.

Formatori e competenze

I corsi di formazione dovrebbero essere garantiti a livello professionale da un esperto accademico di alto livello con esperienza sia nella ricerca che nell’applicazione pratica. Si raccomanda vivamente il coinvolgimento attivo di dottorandi e ricercatori post-dottorato, che spesso apportano conoscenze altamente specializzate e aggiornate. La preparazione preliminare al corso dovrebbe prevedere una stretta comunicazione con l’istituzione partecipante in merito agli obiettivi formativi, ai profili dei partecipanti e alle aspettative.

Esempi di argomenti di formazione

Di seguito è riportato un elenco non esaustivo di possibili temi. I contenuti devono sempre essere personalizzati:

  • Utilizzo dei dati aperti, loro analisi e applicazione nel processo decisionale.
  • Sistemi informativi geografici (GIS) e cartografia – visualizzazione dei dati spaziali.
  • Nozioni fondamentali sull’automazione dei processi tramite scripting (ad es. Python, R).
  • Utilizzo di software di grafica per la creazione di mappe, infografiche e report.
  • Introduzione all’intelligenza artificiale e al suo impiego nella pubblica amministrazione.
  • Analisi e visualizzazione dei dati – creazione di dashboard interattive, mappe e grafici riassuntivi.

Vantaggi per i partecipanti:

Partecipanti (funzionari pubblici, dirigenti pubblici):

  • Acquisizione di competenze e strumenti avanzati applicabili al proprio lavoro quotidiano.
  • Opportunità di lavorare con i propri dati e discutere problemi reali.
  • Miglioramento delle competenze professionali e della flessibilità.

Personale accademico e università:

  • Opportunità di collaborazione nel mondo reale e spunti per la ricerca applicata.
  • Trasferimento delle conoscenze accademiche nella pratica.
  • Creazione di partnership a lungo termine con il settore pubblico.

Istituzioni della pubblica amministrazione:

  • Miglioramento delle competenze dei dipendenti nell’uso di strumenti e metodi moderni.
  • Processi interni più efficaci.
  • Maggiore capacità di innovazione e preparazione al processo decisionale basato sui dati.

Sfide

Un’altra potenziale sfida riguarda la necessità di un accreditamento formale dei corsi di formazione, specialmente in contesti in cui le istituzioni della pubblica amministrazione richiedono una certificazione ufficialmente riconosciuta per lo sviluppo professionale del proprio personale. In alcuni paesi, come la Repubblica Ceca, l’accreditamento può essere concesso da enti governativi o associazioni professionali (ad esempio, il Ministero dell’Interno). Tuttavia, il processo comporta spesso una documentazione approfondita e il rispetto di standard formali, il che può prolungare i tempi di preparazione. Per ovviare a ciò, gli organizzatori dovrebbero avviare le procedure di accreditamento con largo anticipo e mantenere una comunicazione chiara con gli enti accreditanti per garantire l’allineamento ai criteri previsti.

Un’ulteriore sfida risiede nella gestione della diversità dei livelli di competenza dei partecipanti, che può influire in modo significativo sulle dinamiche di gruppo e sull’efficacia complessiva della formazione. I formatori devono essere flessibili e reattivi, pronti ad adeguare in tempo reale la portata, l’approfondimento e il ritmo di presentazione dei contenuti. Raccogliere feedback durante la formazione — preferibilmente attraverso formati interattivi — consente ai facilitatori di apportare modifiche immediate, come saltare sezioni ridondanti o approfondire argomenti più avanzati secondo necessità. Incorporare meccanismi di feedback in tempo reale ed essere pronti ad adattare di conseguenza la struttura della formazione sono elementi cruciali per mantenere il coinvolgimento dei partecipanti e garantire la pertinenza della formazione per tutti i livelli di esperienza.

Finanziamento necessario per le attività

I corsi di formazione sono generalmente finanziati dagli enti pubblici committenti (comuni, enti governativi, ecc.). Il costo viene calcolato caso per caso, in base ai regolamenti universitari e alla capacità finanziaria dell’ente committente. Esso comprende la preparazione dei formatori, le ore di lezione e l’eventuale utilizzo di strutture o attrezzature. Questi corsi di formazione sono considerati servizi altamente specializzati e possono essere finanziati attingendo dai bilanci istituzionali destinati alla formazione o tramite sovvenzioni pubbliche.

Esempio

Il Dipartimento di Geoinformatica della Facoltà di Scienze dell’Università Palacký di Olomouc organizza da oltre 15 anni corsi di formazione specializzati rivolti ai professionisti della pubblica amministrazione. I corsi si svolgono a cadenza irregolare e sono adattati alle richieste specifiche. Sono accreditati dall’Associazione ceca per la geoinformazione (ČAGI).

I corsi vertono sulla cartografia, i sistemi informativi geografici (GIS) e il telerilevamento. Il principio fondamentale è la personalizzazione, che comprende l’utilizzo dei dati dei partecipanti e di attività specifiche per ciascuna istituzione. I corsi si svolgono nei laboratori informatici dell’università, utilizzando solitamente QGIS e ArcGIS. Il formato è stato costantemente valutato dai partecipanti come estremamente vantaggioso.

Un esempio di tale corso è stato “Sistemi aerei senza pilota – Operatività, mappatura, fotogrammetria e scansione laser”, tenuto nell’ambito della formazione professionale continua. Il corso di formazione di due giorni (20 ore di lezione) ha combinato lezioni sui principi di funzionamento degli UAV, sulla legislazione ceca e dell’UE in materia e sulle tecnologie dei sensori con esercitazioni pratiche di pilotaggio di droni multirotore e ad ala fissa, seguite dall’elaborazione dei dati per la produzione di ortofoto, modelli digitali del terreno e nuvole di punti 3D.

 

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Tirocini per studenti

Com’è strutturato il modello?

I tirocini per studenti rappresentano una forma consolidata di collaborazione tra università e istituzioni responsabili delle politiche. Sono particolarmente indicati per gli studenti che frequentano gli ultimi anni dei corsi di laurea triennale o magistrale. Durante un tirocinio, gli studenti acquisiscono una preziosa esperienza professionale e sviluppano una comprensione del funzionamento interno delle istituzioni. Imparano a conoscere le strutture organizzative, i processi decisionali, le priorità strategiche e le attività quotidiane. I tirocini offrono inoltre l’opportunità di costruire reti professionali che possono sostenere il loro futuro sviluppo di carriera. Per le istituzioni ospitanti, i tirocini rappresentano l’occasione di trarre vantaggio dalle competenze degli studenti, dalle loro conoscenze accademiche aggiornate e da nuove prospettive sulle questioni politiche di cui si occupano. L’attuazione efficace dei tirocini richiede un impegno attivo e un sostegno organizzativo costante sia da parte dell’università che dell’istituzione ospitante. In quanto tale, questa forma di collaborazione contribuisce a istituzionalizzare il dialogo tra scienza e politica, ad ampliare le reti professionali al di là della comunità di ricerca e a stabilire meccanismi di sostegno a lungo termine che si integrino nel funzionamento sia delle università che delle istituzioni responsabili delle decisioni politiche.

Come funziona

La durata del tirocinio, i suoi contenuti e i requisiti formali sono stabiliti tramite un accordo tra l’università e l’istituzione ospitante. In alcuni corsi di studio, i tirocini costituiscono una parte obbligatoria del piano di studi, mentre in altri sono offerti come componente facoltativa che può sostituire parte dei corsi o fornire agli studenti un’ulteriore esperienza pratica. In entrambi i casi, le università dovrebbero incoraggiare attivamente gli studenti a svolgere tirocini presso istituzioni del settore pubblico. Un ruolo importante del personale responsabile dell’organizzazione e del coordinamento dei tirocini consiste nell’individuare gli studenti idonei e nell’assegnarli al dipartimento o all’unità appropriata all’interno dell’istituzione ospitante. L’obiettivo è garantire che le conoscenze e le competenze degli studenti siano in linea con le esigenze del mondo del lavoro, fornendo loro al contempo un’esperienza pratica pertinente. Un possibile approccio alla selezione dei candidati idonei consiste nel far definire all’istituzione ospitante il profilo desiderato del candidato, dopodiché gli studenti possono essere assegnati in base alla loro lettera di motivazione e alle qualifiche acquisite durante gli studi.

Prima dell’inizio del tirocinio, è necessario espletare diverse formalità pratiche. Tra queste figurano l’ottenimento dell’approvazione da parte del dipartimento universitario competente, l’organizzazione del riconoscimento del tirocinio in crediti formativi, ove applicabile, la stipula di un accordo tra lo studente e l’istituzione ospitante e la nomina di uno o più supervisori incaricati di guidare lo studente durante tutto il tirocinio. Oltre a descrivere le mansioni previste dal tirocinio, l’accordo può anche specificare l’orario di lavoro e la sede di lavoro, il livello di coinvolgimento dello studente nelle attività dell’istituzione ospitante, i diritti di accesso alle informazioni, ai sistemi e agli strumenti interni, nonché la fornitura di qualsiasi attrezzatura necessaria per lo svolgimento dei compiti assegnati.

Durante il tirocinio, lo studente viene coinvolto nelle attività quotidiane dell’istituzione ospitante e contribuisce a compiti che riflettono sia le conoscenze e le competenze acquisite durante gli studi sia le esigenze attuali dell’organizzazione ospitante. All’inizio del tirocinio è quindi importante allineare le aspettative, chiarendo ciò che lo studente già sa, ciò che ci si aspetta che apprenda durante il tirocinio e ciò che l’istituzione ospitante si aspetta da lui. In genere gli studenti iniziano con compiti di base che consentono di valutare le loro capacità, offrendo al contempo un’opportunità di apprendimento. Man mano che acquisiscono esperienza, possono gradualmente assumersi compiti più complessi e dare un contributo più sostanziale al lavoro dell’istituzione ospitante. Il tirocinio può anche prevedere la realizzazione di un risultato specifico o di un progetto.

Una volta completato il tirocinio, è necessario procedere alla sua valutazione. La valutazione può assumere diverse forme (ad esempio, un questionario di valutazione, un modulo di feedback o una relazione), ma deve sempre concentrarsi su ciò che lo studente ha appreso e sul contributo che ha apportato all’istituzione ospitante. La valutazione scritta viene quindi trasmessa al dipartimento accademico dello studente come conferma del completamento del tirocinio e, se del caso, ai fini del riconoscimento dei crediti formativi.

Sfide

  • Il formato, i contenuti e i risultati attesi di un tirocinio devono essere adeguati alla sua durata. Un tirocinio di una settimana, incentrato principalmente sulla familiarizzazione con il funzionamento dell’istituzione, avrà una struttura diversa rispetto a un tirocinio di diversi mesi, che consente allo studente di essere gradualmente coinvolto nelle attività professionali e di assumersi un livello maggiore di responsabilità.
  • Gli studenti possono possedere solide conoscenze teoriche ma non avere esperienza nell’applicarle nella pratica. Assegnazioni chiare dei compiti, feedback regolari e risultati attesi ben definiti contribuiscono a prevenire malintesi.
  • Nel caso di studenti privi di precedente esperienza lavorativa, occorre prestare sufficiente attenzione al loro adattamento all’ambiente di lavoro, compresa la chiara definizione di regole, aspettative e prassi formali e informali sul posto di lavoro.
  • L’attuazione di un tirocinio comporta un maggiore impegno in termini di tempo da parte del supervisore e del resto del personale coinvolto nell’orientamento dello studente. È quindi opportuno tenere conto di questo investimento di tempo già in fase di pianificazione del tirocinio e adeguare di conseguenza l’ambito dei compiti e la capacità dell’istituzione ospitante.
  • In alcune università e istituzioni, i tirocini vengono organizzati in modo più operativo, a seconda delle esigenze e delle possibilità dei singoli dipartimenti universitari o delle unità dell’istituzione ospitante, oppure tramite l’ufficio risorse umane, che occasionalmente funge da intermediario per le opportunità di tirocinio. Ciò può comportare un’offerta limitata di tirocini e carenze organizzative relative al loro coordinamento. Una soluzione adeguata consiste nell’istituire un sistema di tirocini unificato a livello dell’intero ente, che definisca chiaramente un punto di contatto per il coordinamento dei tirocini, le procedure per l’assegnazione degli stessi e la comunicazione con le università o gli enti ospitanti, consentendo al contempo alle singole unità di definire le proprie esigenze e capacità. Ciò permette di mettere in contatto in modo più efficace gli studenti con i dipartimenti ospitanti pertinenti.

Compiti e risorse

Studente: Lo studente è tenuto a familiarizzarsi con le condizioni e i contenuti del tirocinio e a concordare con l’istituzione ospitante e l’università i requisiti formali del tirocinio (ad esempio, requisiti amministrativi, riconoscimento dei crediti ECTS, calendario e ambito del tirocinio). Durante il tirocinio, lo studente partecipa attivamente alle attività del dipartimento ospitante e porta a termine i compiti assegnati entro i limiti e le scadenze concordati. Lo studente applica le conoscenze e le competenze acquisite durante il percorso di studi nell’affrontare i compiti, apprendendo al contempo nuove procedure e metodi di lavoro nella pratica. Comunica con il proprio supervisore, verifica regolarmente la propria comprensione dei compiti assegnati e mette a frutto il feedback ricevuto. Lo studente rispetta le regole e le modalità operative dell’istituzione ospitante, comprese le procedure di lavoro, i regolamenti interni e qualsiasi requisito relativo alla riservatezza delle informazioni. Al termine del tirocinio, lo studente soddisfa i requisiti stabiliti dall’università e dall’istituzione ospitante per il riconoscimento e il completamento con esito positivo del tirocinio.

Supervisore: Il tutor fornisce all’allievo orientamento e supporto professionale per tutta la durata del tirocinio. Assegna compiti adeguati alle conoscenze e alle capacità dell’allievo, tenendo conto della fase in cui si trova il tirocinio, con l’obiettivo di aumentare gradualmente il livello di autonomia dell’allievo. Il tutor verifica regolarmente lo svolgimento dei compiti assegnati, fornisce feedback all’allievo, lo aiuta a comprendere il contesto più ampio del proprio lavoro e ne sostiene il coinvolgimento nel funzionamento dell’ambiente di lavoro.

Staff di coordinamento: Il personale di riferimento presso l’università (responsabile delle risorse umane, segretario/assistente di dipartimento o altro personale di supporto) ha il compito di pubblicare l’offerta di tirocinio, selezionare un candidato idoneo e metterlo in contatto con il dipartimento o l’unità competente dell’istituzione ospitante. Fornisce allo studente tutte le informazioni necessarie relative all’organizzazione e alle condizioni del tirocinio e, se del caso, facilita la comunicazione con la direzione del dipartimento, l’ufficio affari studenteschi, ecc. Il personale competente presso l’istituzione ospitante funge da referente dello studente sia prima dell’inizio del tirocinio sia durante il suo svolgimento. Assicura la comunicazione con la direzione del luogo di lavoro di riferimento e con il tutor designato, supervisiona la definizione delle condizioni del tirocinio e provvede alla preparazione della documentazione necessaria (accordo, modulo di valutazione, ecc.).

Esempio

Tirocinio di una studentessa del corso di laurea triennale in Analista delle Scienze Sociali presso il Dipartimento di Controllo – Unità di Supporto ed Elaborazione Dati dell’Autorità Regionale della Regione di Olomouc.

Ambito e organizzazione del tirocinio: Il tirocinio si è svolto per un totale di 350 ore distribuite su due semestri. La studentessa era presente sul posto di lavoro tre giorni alla settimana. Disponeva di una postazione di lavoro propria in ufficio e aveva accesso alle attrezzature tecniche necessarie, compreso un computer. Due supervisori sono stati coinvolti nella supervisione del tirocinio; la studentessa condivideva con loro lo spazio di lavoro e questi le hanno fornito supporto e guida costanti. È stato stipulato un accordo di tirocinio con la studentessa e, al termine del tirocinio, ha ricevuto un attestato che ne confermava il completamento, nonché una valutazione scritta del tirocinio.

Orientamento professionale del tirocinio: Il focus della studentessa verte sull’analisi dei dati qualitativi, sull’interpretazione del comportamento umano e sulle prospettive delle scienze sociali. Ciò si discosta dall’approccio abituale dell’azienda, che opera principalmente con dati strutturati e la loro elaborazione quantitativa. Mentre l’azienda analizza tipicamente dati numerici, la studentessa ha apportato una prospettiva incentrata sulla comprensione dei contesti più ampi e dei fattori alla base di tali dati. Il suo orientamento professionale ha quindi integrato l’approccio tecnicamente orientato dell’azienda con spunti provenienti dalle scienze sociali.

Contenuti e mansioni del tirocinio: Durante la prima metà del tirocinio, la studentessa si è concentrata sulla preparazione di base e sulla pulizia dei dati. Nello specifico, i suoi compiti includevano:

  • Elaborazione e classificazione di un set di dati relativo alle industrie culturali e creative della regione
  • Elaborazione dell’elenco degli investimenti regionali in relazione alla loro ubicazione geografica, ai fini di una futura visualizzazione cartografica
  • Presentazione grafica dei dati: modifica di grafici e tabelle interattivi, standardizzazione della terminologia e garanzia della coerenza dei dati esportati
  • Gestione dei metadati per i set di dati presenti sul portale: utilizzo dell’intelligenza artificiale per creare descrizioni e tabelle relative ai set di dati aperti pubblicati sul portale

Durante la seconda metà del tirocinio, lo studente si è occupato di attività più avanzate, tra cui:

  • Valutazione statistica dei dati relativi alle industrie culturali e creative nella regione (ad esempio, in relazione ai dati demografici dei comuni, all’istruzione, all’occupazione, ecc.)
  • Acquisizione di familiarità con le analisi spaziali e la visualizzazione dei dati tramite mappe nel software ArcGIS
  • Identificazione di potenziali nuovi set di dati idonei alla pubblicazione come dati aperti e preparazione dei risultati sotto forma di presentazione per il portale pubblico dei dati aperti

Vantaggi della collaborazione: La collaborazione è stata vantaggiosa per entrambe le parti. Grazie al suo orientamento accademico e alle sue conoscenze specifiche in materia, la studentessa ha apportato un approccio diverso alla gestione dei dati, in particolare all’analisi qualitativa con una sovrapposizione al campo della psicometria, riducendo al contempo in modo significativo il carico di lavoro del dipartimento fornendo assistenza nelle attività di routine. Durante il tirocinio, la studentessa ha ampliato le proprie conoscenze relative all’elaborazione dei dati quantitativi, che rappresenta un aspetto più tecnico del lavoro con i dati. Ha imparato a gestire vari formati di dati, a trasformarli in un formato standardizzato, a garantire la coerenza nell’elaborazione dei dati e a utilizzare strumenti software disponibili gratuitamente per la visualizzazione dei dati. Allo stesso tempo, il tirocinio ha rappresentato per la studentessa la sua prima esperienza lavorativa e il suo primo contatto con il funzionamento di un ente della pubblica amministrazione.

 

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Creare eventi interessanti per i policymaker

Sintesi: Caratteristiche principali in breve

  • Questo esercizio aiuta gli scienziati e i responsabili dello scambio di conoscenze (knowledge-exchange staff) a comprendere la differenza tra eventi accademici ed eventi orientati alle politiche.
  • I policymaker hanno bisogno di descrizioni degli eventi e di inviti che dimostrino chiaramente perché partecipare all’evento sarebbe vantaggioso per loro.

Come funziona questo modello?

Fase 1: Condividi con i partecipanti al workshop le due lettere di invito a una conferenza fittizia a Bruxelles. Fornisci le seguenti istruzioni: “Lavorate per un membro del Parlamento europeo e il vostro capo ha ricevuto due inviti a partecipare a tavole rotonde a Bruxelles. Purtroppo, entrambi sono in programma alla stessa ora. Il vostro capo vi chiede di esaminare gli inviti e di consigliargli quello che, secondo voi, potrebbe offrirgli maggiori vantaggi in termini di accesso a ricerche rilevanti per le politiche, dialogo con le parti interessate e visibilità. Leggete entrambi gli inviti. Quale consigliate? Quali aspetti degli inviti trovate convincenti? Quali aspetti potrebbero essere migliorati?”

Fase 2: Chiedete ai partecipanti di leggere i due inviti. Hanno tre minuti di tempo per farlo.

Fase 3: Chiedete ai partecipanti di individuare le differenze tra i due inviti. Cosa apprezzano della struttura di ciascun evento? Quale evento potrebbe essere più vantaggioso per l’eurodeputato/a?

Invito 1: Questo testo presenta diversi punti deboli. Innanzitutto, è troppo lungo, il che rende difficile individuare informazioni fondamentali come la data e il luogo. In secondo luogo, si presenta come una sintesi del programma di un convegno accademico chiaramente rivolto a un pubblico scientifico, con numerosi acronimi e riferimenti a studiosi che, pur essendo ben noti nei loro rispettivi campi, difficilmente risulteranno riconoscibili al di fuori del mondo accademico. In terzo luogo, la presenza di importanti case editrici e il lancio di un nuovo set di dati possono costituire motivi convincenti per la partecipazione dei ricercatori, ma difficilmente attireranno i responsabili politici. In quarto luogo, una tavola rotonda composta da tre accademici e un responsabile politico non risulta particolarmente allettante per un pubblico politico. Infine, l’evento si tiene a Vilvoorde, che, pur distando solo circa 11 km dal Parlamento europeo, richiede comunque circa 30 minuti per essere raggiunta in treno o in auto — il che significa che il deputato europeo dovrebbe riservare almeno un’ora solo per il viaggio.

Invito 2: La seconda opzione è più efficace per diversi motivi. Innanzitutto, è concisa e presenta immediatamente le informazioni chiave — data, sede e scopo. In secondo luogo, chiarisce fin dall’inizio il motivo per cui il deputato europeo è stato contattato personalmente. In terzo luogo, il panel comprende un ricercatore con comprovata esperienza in materia di politiche, in qualità di membro di un gruppo di esperti dell’OCSE, affiancato da due rappresentanti di associazioni di spicco. In quarto luogo, l’invito indica che l’evento dovrebbe registrare una buona affluenza e attirare probabilmente l’attenzione dei media — due aspetti entrambi importanti per i responsabili politici. Infine, la sede è raggiungibile a piedi dal Parlamento europeo.

Fase 4: Chiedere ai partecipanti di individuare e annotare le caratteristiche che rendono gli eventi interessanti per i responsabili politici.

Per gruppi composti da un massimo di dieci partecipanti, si raccomanda di discutere i risultati in plenaria utilizzando lavagne a fogli mobili o strumenti interattivi come Mentimeter. Per gruppi più numerosi, i partecipanti dovrebbero essere suddivisi in sottogruppi e ricevere cartoncini e penne per annotare le proprie risposte, che potranno poi essere condivise e discusse in plenaria.

Sfide

Entrambi gli inviti rappresentano modelli ideali. Sebbene le sedi vicine al Parlamento europeo siano vantaggiose, potrebbero non essere sempre alla portata di tutti. Allo stesso modo, gli organizzatori non possono garantire un’elevata partecipazione da parte di personalità di spicco. È quindi del tutto ragionevole organizzare eventi puramente accademici quando non sono disponibili le risorse o la capacità necessarie per renderli rilevanti dal punto di vista politico.

Compiti e risorse: breve descrizione dei compiti e delle risorse necessarie a scienziati, responsabili dello scambio di conoscenze/responsabili della ricerca e policymaker

Facilitatori del workshop: i facilitatori hanno il compito di distribuire ai partecipanti le versioni cartacee o elettroniche degli inviti. Devono familiarizzarsi con entrambi gli inviti e riflettere in anticipo sulle differenze tra i due eventi.

Scienziati e altri partecipanti: i partecipanti leggono entrambe le lettere di invito e prendono parte alla discussione che ne segue. L’esercizio e la discussione richiedono complessivamente dai 10 ai 20 minuti.

Responsabili politici: se fossero presenti responsabili politici, il facilitatore dovrebbe coinvolgerli nella discussione e invitarli a condividere quali criteri un evento deve soddisfare affinché essi vi partecipino.

Risorse e approfondimenti

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Mettiti nei miei panni: il gioco di ruolo per una migliore progettazione delle politiche

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • Nato dall’osservazione di un partecipante accademico su un problema locale (difficoltà di dialogo tra i fornitori di servizi di interesse pubblico)
  • Mobilitazione del modello quadruple helix (accademia, policymakers, settore privato, società civile), più gli studenti dei Master
  • Realizzazione di due webinar per discutere le questioni chiave e di un workshop esperienziale tenuto da accademici (professori e ricercatori) e knowledge exchange manager
  • Il workshop sperimentale ha incluso lavori di gruppo in modalità gioco di ruolo, per consentire ai partecipanti di comprendere come opera un diverso ruolo professionale
  • Dibattito finale e networking
  • Nuova prospettiva e comprensione più ampia del processo di formulazione e attuazione delle politiche pubbliche

Risorse necessarie in breve

Descrizione

Questo caso studio evidenzia come sia possibile costruire un linguaggio comune in materia di progettazione o implementazione delle politiche regionali, grazie a un esperimento avviato dal Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia e da Ca’ Foscari Challenge School (la scuola di alta formazione executive dell’Ateneo che offre Master e corsi di formazione avanzata per professionisti), nell’ambito del progetto Erasmus+ ENGAGEgreen.

Il programma è stato articolato in tre parti: due incontri online e un workshop esperienziale in presenza. Questo approccio favorisce il coinvolgimento di ricercatori, policymaker, studenti e operatori/rappresentanti del terzo settore, ONG e società civile.

Il punto di partenza

L’idea di creare un workshop che facilitasse la collaborazione tra diversi professionisti coinvolti nelle politiche pubbliche nasce dall’osservazione di un ricercatore del Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari.

Durante un progetto di ricerca sul campo presso un ente pubblico che collabora con organizzazioni del terzo settore e si avvale dei centri di ricerca universitari per la definizione metodologica degli strumenti di pianificazione, è emerso che esisteva un problema di dialogo tra i diversi attori coinvolti, sia nei processi amministrativi che in quelli metodologici — in questo caso specifico, nella co-produzione dei servizi sociali.

A chi è rivolta l’attività?

Studenti di Master, dottorandi, ricercatori, docenti, sindaci, assessori, funzionari pubblici, operatori del terzo settore e rappresentanti della società civile.

Come funziona il modello

L’iniziativa inizia con la raccolta delle iscrizioni dei partecipanti. Questo passaggio, apparentemente banale, è invece essenziale per creare una classe eterogenea composta da professionalità e ruoli diversi.

Successivamente si svolgono due webinar online, condotti da professionisti e docenti universitari. Il numero di webinar introduttivi può variare in base alla necessità di approfondimento e ai temi da trattare.

I webinar mirano a unire gli aspetti chiave del corso da una prospettiva teorica (giuridico-amministrativa e metodologico-sociologica) e da una prospettiva pratica. Idealmente, essi dovrebbero porre le basi per ciò che sarà poi condiviso e realizzato durante il workshop esperienziale.

La struttura ideale prevede almeno un webinar condotto da accademici per illustrare i fondamenti teorici e almeno un webinar tenuto da funzionari pubblici per condividere i metodi operativi applicati negli uffici.

L’ultimo e più importante incontro è il workshop esperienziale, suddiviso in due parti:

  • Prima parte: approfondimento del tema della giornata attraverso la presentazione di un esperto accademico, che successivamente affianca i gruppi di lavoro per risolvere eventuali questioni teoriche.
  • Seconda parte (durata minima tre ore): momento centrale dell’attività, con suddivisione dei partecipanti in gruppi misti.

La sessione procede come segue:

  • il lavoro di gruppo si svolge sotto forma di gioco di ruolo, replicando una situazione operativa reale che prevede discussioni tra organizzazioni e professionisti, come avviene nella realtà;
  • i partecipanti si mettono nei panni di qualcun altro: ad esempio, il sindaco assume il ruolo di un operatore del terzo settore, l’impiegato pubblico quello di un assessore, un operatore del terzo settore quello di un ricercatore, e così via;
  • vengono assegnati compiti — ad esempio, la redazione di un accordo di collaborazione tra istituzioni — ricordando che, in questa occasione, i partecipanti rappresentano un ruolo diverso dal proprio;
  • ogni gruppo è supportato da un knowledge exchange manager che aiuta a mantenere il focus sul lavoro.

Partecipanti:

5 ricercatori
37 policymaker
6 studenti
5 rappresentanti di ONG/società civile
30 altri (impresa/privato)

Sfide

  • Coinvolgere professionisti e ruoli diversi provenienti da organizzazioni e territori differenti
  • Garantire un livello uniforme di conoscenza tra i partecipanti
  • Rendere chiaro che, durante il lavoro di gruppo nel workshop, i partecipanti rappresentano un’altra organizzazione o un altro ruolo, e quindi devono pensare in modo diverso

Compiti e risorse

Accademici
Il programma è molto efficiente dal punto di vista del tempo per gli accademici. Poiché gli argomenti trattati sono gli stessi di conferenze o corsi, non è richiesto un grande impegno di preparazione, se non un aggiornamento sui temi di interesse.

Staff di supporto (ricercatori, knowledge exchange manager, research manager)
Il Dipartimento ha impiegato:

  • due ricercatori, già parte dello staff, per la gestione metodologica;
  • due research manager per gli aspetti organizzativi;
  • tre knowledge exchange manager per facilitare i lavori di gruppo.

Policymaker/ricercatori/operatori del settore pubblico e del terzo settore
I partecipanti devono semplicemente presentare una domanda di iscrizione, che richiede pochi minuti.

Finanziamento richiesto
È stato offerto un leggero networking lunch al termine del workshop.

Fonti e approfondimenti

Poster dell’evento.

Corso di formazione breve per Research Manager

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • corso di formazione breve in presenza per Research manager e knowledge transfer manager dell’Università Ca’ Foscari Venezia e delle istituzioni partner locali
  • doppio formato: presentazione di alcuni progetti di ricerca in diverse fasi di sviluppo, con particolare attenzione al policy engagement, seguita da un tavolo di discussione con esperti (facilitatori della ricerca, research manager e ricercatori post-dottorato)
  • preziosa opportunità per condividere buone pratiche e strumenti, analizzando gli elementi chiave da considerare durante la fase di progettazione, con specifico riferimento all’impatto dei progetti sulle politiche pubbliche
  • opportunità di networking al termine del corso
  • le ore del corso sono riconosciute come formazione ufficiale dall’ufficio competente dell’Ateneo (tutto il personale della Pubblica Amministrazione italiana è tenuto a frequentare almeno 40 ore di formazione annuali)

Risorse necessarie in breve

Com’è strutturato il modello?

Prima del corso

L’unità del progetto ENGAGEgreen del Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari, in collaborazione con l’ufficio Promozione dell’Innovazione e del Know-how (Pink), definisce il programma e seleziona i relatori attraverso regolari incontri online e in presenza. Altri compiti includono:

  • predisposizione di un modulo di registrazione con una scadenza adeguata in modo da avere il numero di partecipanti, sia per la prenotazione della sala sia per l’organizzazione del rinfresco previsto a conclusione
  • comunicazione dell’evento sui canali social ufficiali e nella newsletter interna dell’università, rivolta in particolare a manager della ricerca e del trasferimento tecnologico
  • contatto con l’ufficio competente dell’Ateneo per confermare la procedura di approvazione delle ore di formazione per i partecipanti

Durante il corso

Registrazione dei partecipanti: procedura necessaria sia per l’accredito delle ore di formazione che per rendicontare l’evento all’interno del progetto.

Dopo il corso

Gli organizzatori inviano un messaggio di ringraziamento a relatori e partecipanti, invitandoli a seguire gli aggiornamenti del progetto sui social media, e chiedendo loro di compilare un breve questionario di valutazione dell’evento.

Sfide

Necessità di definire il programma con largo anticipo per garantire tempi sufficienti alla promozione online prima della chiusura delle iscrizioni.

→ Misura di mitigazione: comunicazione costante tra gli organizzatori per monitorare il rispetto della tabella di marcia.

Relatori impossibilitati a partecipare in presenza all’ultimo minuto.

Misura di mitigazione: Predisporre in anticipo un link per il collegamento online e selezionare una sala con attrezzature idonee per un’eventuale sessione ibrida.

Compiti e risorse

Team

Coordina il programma, il coinvolgimento dei relatori, le registrazioni e la comunicazione, la sala riunioni e i servizi di catering. 

Ufficio co-organizzatore

L’ufficio Promozione dell’Innovazione e del Know-how è coinvolto in tutte le fasi preliminari, in particolare nell’identificazione del tema più idoneo e dei relativi relatori.

Relatori

Si incontrano separatamente con gli organizzatori per concordare i contenuti, i tempi e altri dettagli relativi alle presentazioni. Preparano il materiale di presentazione (slide e link da condividere con i presenti). 

Finanziamento richiesto

Tutti i relatori sono affiliati all’università, pertanto non sono previsti fondi per viaggio o alloggio.

Viene offerto un rinfresco (es. coffee break/snack) durante il momento di networking a fine formazione. 

Fonti e approfondimenti

Pagina dell’evento sul sito web dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

 

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Intervista a Mike Young

credits: Mike Young Academy website

Informazioni su Mike Young:

Sono il fondatore della Mike Young Academy, un’agenzia con sede a Copenaghen che offre workshop per ricercatori e professionisti della comunicazione scientifica, oltre a social media audit per le università.

In precedenza, sono stato direttore della versione in lingua inglese di University Post (2009-2016), un media hub per una comunità di studenti e scienziati a Copenaghen. Prima di questo incarico, ho lavorato per molti anni sia come giornalista che come docente esperto in studi sui media.

Il mio libro Social Media for Research Impact, scritto insieme a Marcel Bogers, è stato pubblicato da Routledge nel gennaio 2026.

Durante la Research Communication Week 2024 organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha tenuto il workshop “Social Media for Researchers”, in cui ha presentato un approccio consapevole (mindful) ai social media. Come si traduce questo nella comunicazione della ricerca?

Mindful, in questo contesto, significa quanto segue: i ricercatori dovrebbero usare i social media per lasciare che questi aiutino la loro scienza, ovvero per divulgare il proprio lavoro, trovare collaboratori, avere nuove idee e cooperare con altri.

Tuttavia, non dovrebbero farsi trascinare nella gamification e nella competizione promosse sia dalle piattaforme stesse che dall’accademia in altri contesti. Ciò significa non competere per metriche di coinvolgimento come reach, follower e attenzione. I social media dovrebbero essere usati per la propria attività scientifica e, in ultima analisi, per la propria soddisfazione professionale; non per fare personal branding o per cercare di vincere in qualche modo nei giochi di carriera.

Questo implica l’uso dei social media per raggiungere, trovare, collaborare e pensare assieme a singole nuove persone seguendo il proprio ritmo, anziché cercare di raggiungere molte persone contemporaneamente. Oltre a essere mindful, gli scienziati dovrebbero essere consapevoli che esistono ragioni etiche per agire sui social media, le quali possono talvolta entrare in conflitto con le pratiche mindful.

Possono i social media amplificare l’impatto della scienza sulle politiche pubbliche?

Sì. Direttamente da parte di scienziati con competenze in aree specifiche, che partecipano e contribuiscono a arricchire il dibattito sulle politiche legate al proprio specifico ambito di ricerca. Indirettamente, aiutando a inserire la propria ricerca e competenza nelle conversazioni di stakeholder chiave, come finanziatori, funzionari governativi, ecc.

Può darci un’anteprima sul libro scritto da lei e dal Prof. Marcel Bogers, Social Media for Research Impact?

Social Media for Research Impact esamina gli effetti dell’uso professionale dei social media sulla scienza e sul sapere accademico, fornendo consigli pratici, strumenti e linee guida su piattaforme, pratiche e routine per gli accademici. Offre una serie di casi studio di ricercatori di tutto il mondo e illustra i modi diversi, e spesso inaspettati, in cui i social media migliorano il lavoro accademico: dalla costruzione di network collaborativi all’ampliamento del pubblico, fino alla creazione di un impatto concreto nel mondo.

Ricercatori e comunicatori della scienza stanno lasciando X (Twitter) per altre piattaforme di microblogging; quali sono le migliori alternative? Come potrebbero curare il feed e cercare i membri giusti e influenti della comunità scientifica?

Al momento, Bluesky sembra essere la migliore alternativa come piattaforma di microblogging. Proprio come su X, è possibile creare liste di persone chiave. A differenza di X, queste sono pubbliche per impostazione predefinita, il che ne riduce in parte l’utilità.

Ciò che è positivo in Bluesky rispetto a X, tuttavia, è la possibilità di avere molto più controllo sul proprio newsfeed. Questo permette allo scienziato di mantenere il focus, poiché è possibile liberarsi quasi completamente da post politici, influencer e operatori di marketing. Anche gli Starterpacks su Bluesky sono una nuova funzione interessante che consente di condividere gruppi di scienziati influenti e creare community.

Quali consigli darebbe ai ricercatori che hanno bisogno di connettersi e interagire con giornalisti e policymakers?

Nei miei workshop, faccio in modo che gli scienziati impostino routine specifiche o percorsi di networking per raggiungere questi due gruppi su LinkedIn e altri social media.

 

Intervista curata da Giulia Ballarin (Università Ca’ Foscari Venezia)

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La doppia transizione: un ponte tra scienza e politiche per un futuro sostenibile

Come funziona il formato?

Il progetto ENGAGEgreen mira, tra l’altro, a rafforzare la capacità delle università di instaurare un dialogo significativo con i policymaker, promuovendo collaborazioni eque che generino risultati concreti e socialmente rilevanti. Al centro del progetto vi sono i temi affrontati nella sua serie di seminari: in particolare, la “doppia transizione” ecologica e digitale che costituisce il fulcro del progetto.

Il presente documento, redatto dal team dell’Università Ca’ Foscari Venezia, offre una sintesi e una rielaborazione critica di due seminari tenuti con esperti accademici su argomenti di particolare rilevanza per l’iniziativa ENGAGEgreen.

Ai seminari intitolati

ha contribuito un gruppo eterogeneo di studiosi, ricercatori, imprenditori e policymaker. Le discussioni sono state ricche e sfaccettate, generando una vasta gamma di spunti di riflessione. Al termine di ogni incontro, diversi partecipanti sono stati invitati a fornire delle riflessioni scritte. Numerosi colleghi hanno accettato di contribuire a questo sforzo collettivo volto a identificare e articolare i fattori chiave in grado di rafforzare il legame tra la ricerca scientifica e i processi decisionali.

Le riflessioni qui presentate sono state guidate da una serie di domande che hanno ancorato la discussione all’esperienza concreta dei partecipanti, accademici di alto livello con una vasta esperienza nella conduzione di progetti di ricerca internazionali. Le domande guida erano le seguenti:

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale tipo di cooperazione tra policymaker, da un lato, ed accademici e ricercatori, dall’altro, è necessaria per progettare e attuare politiche efficaci volte ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici?
  2. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale ruolo possono svolgere i mercati finanziari nel sostenere la transizione ecologica?
  3. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, come possiamo distinguere tra le aziende che sono sinceramente impegnate nella transizione verso la sostenibilità e quelle che adottano pratiche di greenwashing?
  4. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, ritenete che la Commissione europea debba rivedere alcune delle iniziative intraprese finora? In tal caso, in quale direzione dovrebbero andare tali revisioni?

Di seguito sono riportati i temi principali e le riflessioni emersi dal dibattito tra gli esperti.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale tipo di cooperazione tra policymaker, da un lato, ed accademici e ricercatori, dall’altro, è necessaria per progettare e attuare politiche efficaci volte ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici?

Una cooperazione stretta, strutturata e continua tra policymaker e la comunità accademica e di ricerca è essenziale per delle politiche efficaci in materia di cambiamenti climatici. Le decisioni politiche dovrebbero essere “informate e sostenute” dalla ricerca scientifica. Inoltre, un’analisi rigorosa degli scenari, che combini scienze climatiche, proiezioni socioeconomiche e modellizzazione a lungo termine, deve essere una componente fondamentale di qualsiasi dialogo politico.

Nello specifico:

  • Ricerca interdisciplinare e analisi degli scenari come fondamento

I ricercatori devono sviluppare scenari climatici, ambientali e socioeconomici solidi e basati su dati concreti, che i policymaker possano utilizzare per anticipare l’impatto dei diversi percorsi delle politiche, valutare i trade-off e prendere decisioni informate. L’analisi degli scenari si è dimostrata uno strumento prezioso per affrontare l’incertezza e progettare politiche climatiche e di adattamento resilienti.

  • Meccanismi di dialogo bidirezionali istituzionalizzati

Anziché ricorrere a consultazioni ad hoc, occorre istituire canali istituzionali (ad esempio, comitati consultivi, consorzi di ricerca sulle politiche, gruppi di lavoro permanenti) per garantire uno scambio continuo. Ciò contribuisce all’integrazione delle nuove evidenze scientifiche e all’adeguamento delle politiche man mano che le conoscenze evolvono. I rapporti sul collegamento tra scienza e politiche sottolineano l’importanza di sintesi concise e pertinenti dei risultati scientifici (policy brief), per rendere la ricerca fruibile ai decision maker.

  • Una valutazione olistica degli impatti ambientali, economici e sociali

Per essere efficaci, le politiche climatiche richiedono non solo la riduzione delle emissioni, ma anche la considerazione della sostenibilità economica, dell’equità sociale, della resilienza e dell’adattamento. La ricerca interdisciplinare che coniuga scienze ambientali, economia e scienze sociali è fondamentale.

  • Trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder

Le politiche elaborate con il contributo di ricercatori, società civile, imprese e altre parti interessate acquisiscono legittimità, riflettono una prospettiva ampia e hanno maggiori probabilità di successo. Un approccio collaborativo rafforza la fiducia dell’opinione pubblica e consente azioni per il clima più eque e inclusive.

In conclusione, la cooperazione tra policymaker e ricercatori dovrebbe essere istituzionalizzata e continua, combinando un’analisi scientifica rigorosa (scenari, modelli, dati) con un dialogo inclusivo e interdisciplinare. Solo attraverso una tale collaborazione le politiche climatiche possono essere scientificamente valide, socialmente eque, economicamente sostenibili e in grado di adattarsi nel tempo.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale ruolo possono svolgere i mercati finanziari nel sostenere la transizione ecologica?

I mercati finanziari possono, e dovrebbero, svolgere un ruolo centrale nel favorire la transizione ecologica. Le considerazioni sulla necessità di mobilitare fondi e diversificare il rischio, insieme all’enfasi sul finanziamento di meccanismi volontari (crediti di carbonio, biodiversità, ripristino), sottolineano due ruoli complementari: fornire risorse e incentivare gli investimenti sostenibili.

Concretamente, i mercati finanziari possono contribuire:

  • Mobilitando capitali verso investimenti green

Strumenti quali i green bond, le obbligazioni sostenibili e i fondi legati ai criteri ESG convogliano risorse verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, le tecnologie pulite, l’economia circolare, il ripristino ambientale e altri progetti a beneficio dell’ambiente.

  • Diversificando il rischio e attraendo investitori privati

Mettendo in comune le risorse e distribuendo il rischio tra gli investitori, i mercati finanziari rendono i progetti verdi più fattibili. Ciò è particolarmente importante per gli investimenti su larga scala o a lungo termine, che spesso richiedono un capitale iniziale e hanno orizzonti di recupero dell’investimento piuttosto lunghi.

  • Promuovendo l’innovazione e la diffusione su larga scala delle tecnologie sostenibili

Attraverso meccanismi di finanziamento, i mercati possono sostenere le startup e le aziende che sviluppano tecnologie verdi, facilitando la diffusione delle innovazioni e la trasformazione strutturale dell’economia.

  • Con meccanismi di sostegno oltre agli investimenti diretti, ad esempio crediti di carbonio, crediti di biodiversità, finanziamenti per il ripristino

Il sostegno finanziario a misure ambientali volontarie (compensazione delle emissioni di carbonio, progetti di biodiversità, soluzioni basate sulla natura) può integrare gli interventi normativi, specialmente laddove le risorse pubbliche o la copertura normativa siano limitate.

  • Integrando i rischi ambientali nella valutazione finanziaria e nella gestione del rischio

Attraverso strumenti quali gli stress test basati su scenari climatici e i quadri di riferimento per la valutazione del rischio, gli istituti finanziari e i mercati possono internalizzare il rischio climatico, rendendo la sostenibilità parte integrante del normale processo decisionale finanziario.

 

L’efficacia della finanza dipende, tuttavia, dall’esistenza di condizioni favorevoli:

  • Quadri normativi e definizioni chiari (ad esempio, la tassonomia delle attività sostenibili)

Gli investitori hanno bisogno di chiarezza su cosa si intenda per “verde” o “sostenibile” per convogliare i fondi in modo credibile.

  • Trasparenza, standard di informativa e verifica indipendente

Per evitare il greenwashing, le imprese e i prodotti finanziari devono fornire dati ESG e di impatto affidabili e comparabili. La rendicontazione sulla sostenibilità e il regime di informativa ESG sono fondamentali.

  • Coordinamento tra capitale pubblico e privato

Data l’entità degli investimenti necessari per la transizione, specialmente nei settori delle infrastrutture, dell’energia e dei progetti ambientali su larga scala, gli incentivi pubblici (sovvenzioni, garanzie, regolamentazione) sono spesso necessari per ridurre il rischio e attrarre capitali privati.

In conclusione, i mercati finanziari non sono solo finanziatori passivi: possono agire come facilitatori e acceleratori della transizione ecologica, a condizione che operino nel rispetto di solidi quadri normativi, requisiti di trasparenza e una visione a lungo termine della sostenibilità.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, come possiamo distinguere tra le aziende che sono sinceramente impegnate nella transizione verso la sostenibilità e quelle che adottano pratiche di greenwashing?

L’opinione ragionevole secondo cui le aziende devono essere comprese a fondo e che siano essenziali metriche chiare, standard e certificazioni credibili mette in luce la sfida fondamentale: distinguere l’impegno autentico dalle affermazioni superficiali richiede una governance solida, trasparenza e responsabilità.

Criteri e meccanismi chiave:

  • Rendicontazione e divulgazione ESG obbligatorie e standardizzate

Le aziende dovrebbero pubblicare rapporti di sostenibilità (dati ambientali, sociali e di governance) regolari, comparabili e verificati in modo indipendente, che coprano le emissioni, l’uso delle risorse e l’impatto sociale. Ciò consente agli stakeholder (investitori, autorità di regolamentazione, società civile) di valutare le prestazioni nel tempo.

  • Ricorso a schemi di certificazione riconosciuti e indipendenti e a standard di finanza sostenibile

Strumenti quali i green bond o le obbligazioni legate alla sostenibilità dovrebbero seguire quadri di riferimento accettati ed essere verificati da terze parti indipendenti, al fine di garantire la credibilità delle dichiarazioni ambientali.

  • Valutazione dell’“addizionalità” e dell’impatto effettivo, non solo delle intenzioni

È fondamentale valutare cosa avrebbero fatto le aziende in assenza dell’etichettatura green; dovrebbero contare solo i miglioramenti netti rispetto a uno scenario di riferimento realistico.

  • Monitoraggio costante, trasparenza e controllo da parte degli stakeholder

La sostenibilità non dovrebbe essere una semplice operazione pubblicitaria una tantum, ma un impegno continuo: devono essere messi in atto audit, rendicontazione pubblica, coinvolgimento degli stakeholder e meccanismi di responsabilità.

  • Allineamento con quadri di riferimento e normative oggettivi e basati sulla scienza

Ad esempio, la conformità alla Tassonomia UE per le attività sostenibili può aiutare a verificare se le attività di un’azienda contribuiscano realmente agli obiettivi ambientali.

In conclusione, distinguere la vera sostenibilità dal greenwashing richiede un’infrastruttura di governance: rendicontazione standardizzata, verifica indipendente, valutazione d’impatto, responsabilità e allineamento normativo. Senza questi fattori, le affermazioni “verdi” rischiano di essere nient’altro che strategie di marketing.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, ritenete che la Commissione europea debba rivedere alcune delle iniziative intraprese finora? In tal caso, in quale direzione dovrebbero andare tali revisioni?

È opportuno procedere a una revisione delle iniziative esistenti che, se condotta in modo adeguato, potrebbe rafforzare l’efficacia, l’inclusività e la credibilità del quadro delle politiche europee in materia di sostenibilità ambientale. Sulla base delle risposte ricevute e alla luce dei recenti sviluppi e delle sfide attuali, si suggeriscono le seguenti linee guida:

  • Maggiore sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) e agli attori di dimensioni più ridotte

Le grandi imprese dispongono spesso delle risorse necessarie per soddisfare gli standard ESG e accedere alla finanza verde; le PMI rischiano invece di rimanere escluse. La Commissione dovrebbe creare meccanismi di sostegno dedicati (assistenza tecnica, finanziamenti agevolati, procedure semplificate) a favore delle PMI, al fine di consentire una partecipazione diffusa e inclusiva alla transizione ecologica.

  • Rafforzamento dei quadri normativi per la finanza sostenibile e la trasparenza

Per prevenire il greenwashing e aumentare la fiducia, la Commissione dovrebbe promuovere o rendere obbligatoria la divulgazione standardizzata delle informazioni ESG, incoraggiare l’uso di standard e certificazioni di sostenibilità riconosciuti e garantire che gli strumenti finanziari etichettati come green soddisfino criteri rigorosi e basati su dati scientifici (ad esempio, la conformità alla Tassonomia UE).

  • Promuovere un modello di governance olistico, interdisciplinare e partecipativo

Le politiche climatiche dovrebbero integrare le dimensioni ambientali, economiche e sociali: mitigazione, adattamento, equità sociale, resilienza, biodiversità e sostenibilità a lungo termine. Si dovrebbe favorire la collaborazione tra la comunità scientifica, la società civile, il settore privato e le istituzioni pubbliche.

  • Incoraggiare gli investimenti a lungo termine e il sostegno all’innovazione

La Commissione dovrebbe incentivare gli investimenti sostenibili con lunghi periodi di ammortamento – ad esempio, infrastrutture per le energie rinnovabili, economia circolare, soluzioni basate sulla natura, ripristino della biodiversità – attraverso green bond, sovvenzioni, partenariati pubblico-privati e sistemi di garanzia.

  • Istituire un solido sistema di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle politiche

Le politiche dovrebbero essere valutate regolarmente sulla base di prove scientifiche, dati e indicatori trasparenti; ove necessario, dovrebbero essere apportati adeguamenti. Ciò contribuisce a garantire che gli obiettivi dichiarati si traducano in risultati ambientali, sociali ed economici concreti.

 

In conclusione, una revisione delle iniziative attuali dovrebbe mirare a rendere la transizione ecologica più inclusiva, trasparente, basata sulla scienza e resiliente, con particolare attenzione alle PMI, ai finanziamenti a lungo termine, a una governance solida e all’equità. Tale revisione rafforzerebbe la credibilità e l’efficacia della politica climatica europea, aumentando le probabilità di raggiungere i suoi obiettivi in modo equo e sostenibile.

 

Autori: Progetto ENGAGEgreen, Unità di Venezia – Marco Corazza, Michele Marzulli, Stefano Campostrini, e Giulia Ballarin.

Esprimono la loro sincera gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito al seminario, in particolare:

D. Barro, Università Ca’ Foscari Venezia

H. Bersini, Istituto FARI di Bruxelles

M. Bidoia, Università Ca’ Foscari Venezia

M. Billio, Università Ca’ Foscari Venezia

A. Calvi, Modefinance

M. Costola, Università Ca’ Foscari Venezia

G. Figà-Talamanca, Università di Perugia

G. Filograsso, Università Ca’ Foscari Venezia

A. Fronzetti Colladon, Università di Perugia

S. Gentner, DG Commissione Europea

R. Giacometti, Università di Bergamo

C. Giupponi, Università Ca’ Foscari Venezia

B. Guardabascio, Università di Perugia

A. Mistretta, Banca d’Italia

M. Patacca, Università di Perugia

M.A. Pigato, consulente della Banca Mondiale

J.M. Ricci, Università di Bergamo

L. Segneri, Università di Perugia

G. Torri, Università di Bergamo

K. Vozian, Hanken School of Economics

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Webinar bilingue: “Agri-food policy: un confronto tra Francia e Italia”

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • i webinar bilingue rappresentano il modello ideale per mettere virtualmente faccia a faccia scienziati e policymaker locali e regionali, superando la barriera linguistica
  • la componente a distanza e la breve durata (massimo un’ora e mezza) garantiscono flessibilità in termini di orario, soddisfacendo così le esigenze dei policymaker, che spesso hanno agende molto fitte
  • modelli online come lo sono i webinar sono più sostenibili rispetto agli incontri transnazionali in presenza in termini di tempo, costi e inclusività
  • le sezioni dedicate a domande e risposte e ai commenti delle piattaforme di videoconferenza consentono l’interazione con un pubblico più ampio, come la società civile

Risorse necessarie in breve

Com’è strutturato il modello?

L’Università Ca’ Foscari Venezia e l’Université Lumière Lyon 2 hanno sperimentato il modello del webinar bilingue nell’ambito del progetto Erasmus+ ENGAGEgreen: Enhancing Institutional Capacities for Policy Engagement for Green and Digital Transitions.

Questo tipo di webinar, grazie all’aggiunta dell’interpretazione simultanea a distanza (Remote Simultaneous Interpreting – RSI), consente ai policymaker locali e regionali, che potrebbero non avere familiarità con un’altra lingua o non sentirsi abbastanza a proprio agio nel utilizzarla per condurre una discussione complessa, di partecipare attivamente all’evento.

Grazie alla loro inclusività, i webinar bilingue contribuiscono a rafforzare i rapporti tra le istituzioni ospitanti e i policymaker, ampliando così la rete e coinvolgendo nella discussione anche la società civile.

Partecipanti (inclusi relatori e organizzatori):

10 ricercatori

1 studenti

9 ONG/società civile

7 personale universitario (research/project manager)

4 altro (freelance, aziende, Coldiretti)

Prima del webinar

In preparazione ai webinar, le istituzioni ospitanti si incontrano online in incontri bilaterali per definire gli argomenti comuni, i possibili relatori e il pubblico di riferimento. Successivamente, le istituzioni ospitanti e i relatori concordano l’ordine del giorno e le fasce orarie dedicate a ciascun relatore, da inserire nel modulo di registrazione online e nel materiale informativo da condividere sui siti web e sui social media.

È consigliabile condividere le presentazioni o altro materiale di supporto con l’interprete.

La piattaforma di videoconferenza scelta per questo formato di webinar è Zoom. Consente la RSI, la creazione e la personalizzazione di un modulo di registrazione e l’invio di promemoria automatici ai partecipanti (ad esempio, una settimana, un giorno e un’ora prima dell’evento), nonché l’invio di e-mail di follow-up e sondaggi.

Quindici minuti prima dell’inizio del webinar, il research manager (o altro personale di supporto) avvia una “sessione di prova su Zoom” insieme ai relatori, al moderatore e all’interprete. Lo scopo è verificare che tutti gli aspetti tecnici, quali l’audio, la selezione della lingua e la condivisione delle presentazioni, siano pronti per garantire uno svolgimento senza intoppi.

Durante il webinar

Nel corso di un webinar della durata di un’ora, un gruppo di tre relatori (idealmente un moderatore, un ricercatore e un policymaker delle rispettive regioni/nazioni) presenterà brevemente i propri casi e le relative sfide; seguirà una discussione aperta, che si concluderà con una sessione di domande e risposte con il pubblico.

Grazie al supporto della RSI, che traduce la conversazione in tempo reale, i partecipanti al webinar possono seguire la discussione senza interruzioni e senza i possibili malintesi derivanti dall’ascolto o dall’espressione in una lingua diversa dalla propria.

I research manager (o altro personale amministrativo) possono fornire supporto alla moderazione dietro le quinte del webinar, ad esempio selezionando le domande dei partecipanti, e assistendo i relatori e i traduttori in caso di problemi tecnici.

La struttura del programma è la seguente:

  • 15 minuti prima dell’inizio – sessione di prova con i relatori, il moderatore e l’interprete
  • 5 minuti per benvenuto e brevissima panoramica del progetto
  • 15 minuti per la presentazione del relatore 1
  • 15 minuti per la presentazione del relatore 2
  • Da 5 a 10 minuti di discussione tra i relatori
  • 10 minuti per la sessione di domande e risposte

(Si consiglia di mantenere la durata complessiva dei webinar al di sotto delle due ore).

Dopo il webinar

Il webinar è seguito da post sui social media per comunicare i risultati della discussione. A tutti i partecipanti viene inviata un’e-mail automatica di follow-up, che include un breve questionario di valutazione e il link al sito web del progetto ENGAGEgreen.

Questo formato di webinar può essere replicato anche con altri partner di progetto o parti interessate, oppure ripetuto annualmente come forma di follow-up e per fare il punto sullo stato dell’arte degli argomenti discussi.

Sfide

  • Identificazione di temi di interesse comuni tra le due istituzioni nazionali. Misure di mitigazione: monitoraggio delle aree di studio comuni, verifica con altri dipartimenti/unità dell’università quali scienziati/ricercatori coinvolgere, contatto con la rete già esistente di policymaker
  • Allineamento degli impegni dei relatori. Misure di mitigazione: proposta di più date e fasce orarie con largo anticipo rispetto alla data definitiva del webinar. Organizzazione di incontri preliminari e periodici per confermare l’ordine del giorno e tenere tutti aggiornati
  • Possibilità di aumentare il numero di lingue e di relatori. Questo però comporta una durata maggiore e costi di traduzione più elevati. Misure di mitigazione: valutazione sulla possibilità di utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per generare sottotitoli o interpretazione
  • Produzione di materiale promozionale in entrambe le lingue e promozione parallela sia online che offline. Misure di mitigazione: creazione di alcune bozze di poster/materiale promozionale in una lingua comune (ad esempio l’inglese) e traduzione da parte di ciascun partner nella rispettiva lingua madre. Diffusione del materiale promozionale tramite i rispettivi network o mailing list dedicate.

Compiti e risorse

Team di progetto

Il personale del dipartimento o dell’unità direttamente coinvolto in un progetto specifico collabora con altre strutture dell’università o dell’istituzione per individuare i relatori più adatti all’argomento scelto tra docenti universitari, policymaker, altre organizzazioni e stakleholder.

Knowledge exchange manager & research manager

Knowledge exchange manager e research manager svolgono un ruolo fondamentale in tutte le fasi dell’organizzazione dei webinar, dagli incontri preliminari bilaterali al debriefing successivi ai webinar. Possono contribuire a individuare possibili argomenti per i webinar e coordinare la stesura del programma. Inoltre, possono fornire assistenza nell’organizzazione, ad esempio individuando la piattaforma e la configurazione più adatte, contattando gli interpreti o moderando la sessione. Inoltre, possono collaborare con gli uffici di comunicazione per fornire supporto nella preparazione di comunicati stampa e post sui social media prima o dopo i webinar.

Relatori: Scienziati/ricercatori e stakeholders

Ricercatori: devono avere una chiara comprensione del contesto in cui intervengono. Il loro contributo dovrebbe trovare un equilibrio tra rigore scientifico e rilevanza per lo sviluppo delle politiche. Dovrebbero fornire contenuti scientifici di alto valore, non qualcosa di ovvio per il pubblico, garantendo al contempo che siano accessibili anche a chi non è esperto di scienza. Devono inoltre adeguarsi ai ritmi serrati tipici degli eventi online.

Stakeholder/organizzazioni: è importante coinvolgere persone che rappresentino un settore specifico (ad esempio, un settore economico) e che siano in grado di interagire efficacemente con i ricercatori. Ciò richiede una base di conoscenze sufficientemente solida per comprendere e discutere in modo significativo le questioni scientifiche presentate.

Moderatore: data la complessità del collegamento tra ricerca e policy, il ruolo del moderatore è quello di mantenere la discussione in linea con gli obiettivi del webinar. Il moderatore dovrebbe essere in grado di riportare i relatori agli obiettivi prefissati qualora la conversazione dovesse deviare.

Finanziamento richiesto

Se l’istituzione ospitante non dispone di una versione con licenza di Zoom che consenta lo svolgimento di webinar, potrebbero essere applicati costi di upgrade.

Data la natura bilingue di questo formato di webinar, sono previsti costi per i servizi di interpretariato. La traduzione generata dall’intelligenza artificiale non è stata ancora presa in considerazione.

Esempi

Sito web Università Ca’ Foscari Venezia

Sito web Université Lumière Lyon 2

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Coinvolgere la community degli Alumni

Sintesi: caratteristiche principali in breve

L’evento Engaging Green Policy Decision Making, organizzato dal team di progetto ENGAGEgreen dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal suo Alumni Brussels Chapter e ospitato da Ca’  Veneto (rappresentanza della Regione Veneto a Bruxelles), ha riunito membri della comunità alumni che vivono e lavorano nella capitale politica europea, verosimilmente coinvolti in istituzioni di policy making o in enti affini.

Svolto in concomitanza con la Conferenza di Disseminazione e Stakeholder ENGAGEgreen, l’evento di networking informale ha coinvolto partecipanti provenienti da un bacino di contatti preesistenti (alumni). Già familiari con l’università e con la Regione, questi erano più propensi a partecipare, creando un’occasione naturale per ritrovarsi e approfondire i temi del progetto.

Il programma comprende un momento di dialogo tra moderatore e un ricercatore coinvolto nel progetto, in cui il primo conduce la discussione con domande sul tema scelto e accoglie interventi dal pubblico.

Risorse necessarie in breve

Com’è strutturato il formato?

Prima dell’evento

Si organizzano riunioni preliminari tra il team di progetto e l’istituzione ospitante per presentare l’iniziativa, condividere la logica dell’evento, confermarne data e ora e individuare il personale di supporto disponibile. Gli organizzatori concordano quindi un format che unisca la formalità di un evento accademico con l’informalità di un momento di riflessione condivisa. Considerati gli impegni lavorativi, l’evento è stato pianificato al di fuori dell’orario di lavoro e si è concluso con un light cocktail offerto dall’ente ospitante.

Si svolgono uno o più incontri con i rappresentanti degli Alumni per allinearsi sui temi, sui relatori e sulle attività di promozione.

Infine, si attiva la comunicazione: un post su LinkedIn pubblicato dal Ca’ Foscari Alumni Brussels Chapter, con promozione anche da parte dei relatori e degli organizzatori.

Durante l’evento
Tutti gli organizzatori si incontrano in anticipo per finalizzare disposizione e programma e per accogliere i partecipanti. Trattandosi di un evento informale, non è necessaria la registrazione.

Dopo l’evento
L’università organizzatrice invia un messaggio di ringraziamento ai co-organizzatori e un altro ai partecipanti, invitandoli a seguire gli aggiornamenti del progetto sui social media e a compilare un breve questionario di feedback su diversi aspetti dell’evento.

Sfide

  • Incertezza sul numero di partecipanti e sugli spazi necessari
    Misure di mitigazione: predisporre un modulo di registrazione con una scadenza, in modo da conoscere almeno un giorno prima il numero approssimativo dei presenti.
  • Presenza degli Alumni nella regione
    Misure di mitigazione: fare in anticipo una ricognizione sulla presenza della comunità alumni; se non esistente, coinvolgere alumni di altre università partner presenti nella regione oppure ridefinire il pubblico target in base alla rete di contatti dei co-organizzatori locali.

Compiti e risorse

Team di progetto e istituzione ospitante
Il personale universitario direttamente coinvolto nel progetto collabora con l’istituzione ospitante per identificare i relatori o moderatori più adatti al tema scelto, sia dal mondo accademico sia tra policymaker e altri stakeholder. Si tengono riunioni periodiche online per coordinare registrazioni, supporto logistico e infrastrutture/servizi necessari (es. schermo, microfono, materiali promozionali da stampare).

Relatori

  • Moderatore: incontra online gli organizzatori e il relatore principale per confermare il programma, concordare le domande e i temi. In questo caso, il moderatore fa parte anche della comunità alumni, costituendo un collegamento vitale con il pubblico target.
  • Professore: collabora online con gli organizzatori e il relatore principale per definire i temi, in base alla propria competenza, e il profilo dei partecipanti. Individua le questioni principali di interesse per gli ospiti invitati.

Finanziamento richiesto per le attività

Nessun finanziamento aggiuntivo richiesto.

 

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Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al kit di strumenti per il coinvolgimento politico? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

L’Hackathon: un seminario intensivo interdisciplinare

Cos’è un hackathon?

Il termine “hackathon” deriva dalla fusione delle parole “hack” e “marathon”. Si tratta di un formato innovativo in cui i partecipanti si riuniscono per scambiarsi idee e creare soluzioni in un breve lasso di tempo.

Conosciuto anche come “innovathon” o “ideathon”, l’hackathon riunisce le persone per attingere alla creatività collettiva e immaginare e sviluppare nuove idee. Questo formato collaborativo e intenso è pensato per stimolare l’innovazione e produrre rapidamente risultati concreti.

In cosa consiste questo modello?

Negli ultimi cinque anni gli hackathon hanno acquisito sempre maggiore popolarità. Offrono agli studenti l’opportunità di mettere in mostra le proprie competenze, esplorare nuove idee e collaborare con persone provenienti da contesti diversi.

Gli hackathon sono preziosi per gli atenei perché aiutano gli studenti a elaborare insieme soluzioni innovative per affrontare sfide concrete. Rappresentano inoltre un modo efficace per rafforzare l’interazione e i legami tra le università e i partner del mondo professionale, come i policymaker.

Nel nostro caso, l’hackathon si svolge nell’ambito di un seminario della durata di una settimana dedicato al tema della progettazione delle politiche pubbliche. Questo seminario è aperto a due studenti di laurea magistrale di tutte le discipline dell’università e si prevede una partecipazione compresa tra i 15 e i 30 studenti per sessione.

Gli studenti possono sviluppare idee originali e concrete in appena una settimana grazie a un intenso lavoro di squadra. Gli hackathon mettono inoltre in luce il valore della collaborazione multidisciplinare e strutturano il processo creativo attorno a obiettivi specifici, soprattutto – nel nostro caso – quando studenti di tutte le discipline si riuniscono per lavorare in gruppi di quattro o cinque persone e combinano approcci diversi per affrontare questioni complesse.

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