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Orientarsi nelle interazioni tra scienza e politiche: un’introduzione all’ENGAGEgreen Policy Engagement Toolkit

Che cos’è l’ENGAGEgreen Policy Engagement Toolkit?

Il Toolkit di Policy Engagement di ENGAGEgreen offre una panoramica completa dei diversi formati che scienziati, responsabili della gestione della ricerca (research managers) e promotori della conoscenza (knowledge mobilisers) possono sfruttare per apportare le competenze accademiche all’interno dei processi decisionali (policymaking).

Mentre numerose guide trattano già pratiche tradizionali come la redazione di policy brief o la deposizione di testimonianze in sede parlamentare, il nostro toolkit persegue una finalità distinta e più ampia, fondata su quattro motivazioni chiave:

  1. Una definizione multidimensionale: In linea con la definizione ampiamente utilizzata dall’Università di Oxford, intendiamo il policy engagement come un termine ombrello che descrive «i molteplici modi in cui ricercatori e policymaker si connettono ed esplorano interessi comuni nelle varie fasi dei rispettivi processi di ricerca e di policymaking». Il coinvolgimento va ben oltre i policy brief; esso comprende schemi di affiancamento (pairing schemes), borse di ricerca politiche (policy fellowships), hackathon e visite di studio nei luoghi della ricerca. Panoramiche strutturate e facilmente accessibili di questi formati restano rare, specialmente gli esempi transfrontalieri che superano le frammentazioni regionali o nazionali.
  2. Rispondere ai vincoli del mondo reale: Il policy engagement in ambito accademico è spesso ostacolato da vincoli di tempo, limiti di finanziamento e ostacoli relativi al riconoscimento istituzionale. Pur non potendo eliminare le barriere strutturali, questo toolkit offre un orientamento pratico alla presa di decisioni per aiutare gli utenti a selezionare il formato più idoneo in base alle proprie capacità specifiche, risparmiando tempo e risorse preziose.
  3. Un approccio inclusivo rivolto agli stakeholder: Un policy engagement efficace si basa su solidi ecosistemi istituzionali. Questo toolkit si rivolge in modo uniforme a ricercatori, policymaker, responsabili della gestione della ricerca e promotori della conoscenza. Chiarire i ruoli e le esigenze reciproche rafforza la capacità istituzionale e le strutture di supporto.
  4. Uno scambio bidirezionale di conoscenze: Se da un lato l’integrazione della ricerca accademica migliora la qualità delle politiche pubbliche, dall’altro l’interazione con i policymaker genera contemporaneamente quesiti di ricerca freschi e ancorati alla realtà. Trattiamo esplicitamente il policy engagement come una strada a doppio senso.

Come è strutturato il toolkit?

Il toolkit è progettato non come un rigido ricettario o un trattato teorico, bensì come una raccolta adattabile di capitoli modulari. Ogni capitolo fornisce:

  • Un’analisi sintetica di uno specifico formato o struttura di policy engagement.
  • Casi di studio concreti e tratti dal mondo reale forniti da scienziati, responsabili della gestione della ricerca, promotori della conoscenza o policymaker.

Questi esempi pratici dimostrano che non esiste un approccio unico e valido per tutti (one-size-fits-all) nell’interazione tra scienza e politiche.

Il policy engagement richiede troppo tempo?

Non necessariamente. Gli impegni di maggiore entità — come la redazione di un rapporto su commissione di 500 pagine o la partecipazione a un comitato consultivo pluriennale — richiedono un notevole dispendio di tempo. Tuttavia, esistono molti formati agili e leggeri.

La matrice sottostante illustra l’investimento tipico di tempo netto richiesto per i vari formati di coinvolgimento:

Nota sulle strutture di supporto: L’investimento di tempo dipende fortemente dal supporto istituzionale. Un ricercatore che redige un rapporto o organizza un workshop in totale autonomia affronta un carico di lavoro nettamente diverso rispetto a chi è affiancato da organizzatori professionisti di eventi e mediatori della conoscenza (knowledge brokers).

Caratteristiche chiave del toolkit

  • Linee guida pragmatiche e non dogmatiche: I formati sono descritti sulla base di standard pratici generali piuttosto che di regole rigide. Ad esempio, sebbene i policy brief vengano definiti come testi brevi (in genere da 2 a 6 pagine), nella pratica ne esistono varianti più lunghe.
  • Focus sulle competenze trasversali: Accanto a formati specifici, il toolkit tratta competenze strategiche essenziali: raggiungere i pubblici target, definire la tempistica dei contributi in modo efficace in base ai cicli politici, comprendere i contesti istituzionali e valutare l’impatto.
  • Casi di studio riflessivi: Ogni capitolo presenta esempi reali che consentono ai professionisti del settore di riflettere su ciò che ha funzionato bene, su cosa sia fallito e su cosa adatterebbero col senno di poi.
  • Multilingue e attento al contesto: Il toolkit è pubblicato in inglese, ceco, francese, tedesco, italiano e spagnolo. I contenuti variano leggermente tra le lingue per riflettere le culture politiche regionali (ad esempio, le raccomandazioni politiche esplicite rappresentano uno standard nei policy brief anglosassoni, ma sono meno comuni nei contesti di lingua tedesca). Le versioni in inglese vengono pubblicate per prime, seguite dalle edizioni tradotte.
  • Stima realistica delle risorse: Il tempo richiesto è misurato in ore di lavoro nette dedicate a una singola iterazione di un formato (escludendo ritardi esterni o periodi di attesa). Per mantenere la pertinenza tra le diverse strutture di spesa nazionali, le stime monetarie vengono volutamente omesse nella maggior parte dei casi.

Fonti e approfondimenti

University of Oxford (2024), Policy Engagement: What is Policy Engagement? University of Oxford Policy Engagement Network. Consultato il 10 aprile 2024.

Aiutaci ad ampliare il toolkit

Questo toolkit è un documento vivo basato su ricerca a tavolino (desk research), riscontri dei professionisti ed esperienza pratica, piuttosto che uno studio accademico formale. Poiché le culture del policy engagement variano notevolmente da Paese a Paese, incoraggiamo attivamente i contributi internazionali.

Se un formato funziona diversamente nel tuo contesto nazionale, o se desideri contribuire con un caso di studio, saremo lieti di ricevere il tuo contributo!

Mettiti in contatto o invia un contributo:

Contatta Tome Sandevski all’indirizzo science-policy@pvw.uni-frankfurt.de 

Quattro ruoli, cinque ricercatori: un gioco di ruolo sulla consulenza scientifica

Caratteristiche principali in sintesi

Stabilire se e in che modo gli scienziati debbano formulare raccomandazioni di policy è una questione ampiamente dibattuta. Questo esercizio mette i partecipanti nei panni di ricercatori che devono decidere se rispondere alla richiesta di un policymaker. L’attività si sviluppa a partire dai quattro modelli idealtipici proposti da Roger Pielke nel suo libro “The Honest Broker”. A prima vista lo scenario appare semplice, ma si rivela decisamente sofisticato non appena i partecipanti iniziano a discutere le varie opzioni in piccoli gruppi — posizioni che inizialmente sembrano nette si dimostrano spesso più difficili da difendere del previsto. L’esercizio richiede circa 30-60 minuti. Può essere inserito in percorsi formativi sulla Scienza per le politiche pubbliche ed è particolarmente adatto a workshop che riuniscono partecipanti provenienti da diverse discipline accademiche.

Come funziona il modello 

Fase 1 (5-10 minuti): Il facilitatore dello workshop introduce il seguente scenario: i partecipanti sono ricercatori e membri di un gruppo di ricerca interdisciplinare sulla sana alimentazione. Il gruppo riceve una richiesta dall’ufficio del sindaco e deve decidere se accettarla. Il facilitatore distribuisce la descrizione dello scenario (in formato cartaceo o elettronico) e divide i partecipanti in gruppi di 3-5 persone.

Fase 2 (15-25 minuti): Ciascun gruppo discute le seguenti domande:

  • Quale posizione tra quelle proposte dai vari ricercatori viene ritenuta più convincente, e perché?
  • Accettereste la richiesta dell’ufficio del sindaco? Sebbene lo scenario sembri piuttosto semplice, si rivela complesso una volta che i partecipanti discutono le varie opzioni in piccoli gruppi. Incaricare almeno una persona per gruppo di prendere appunti durante la discussione per presentare la sintesi nella successiva sessione plenaria.
  • Quali condizioni, se necessarie, porreste?
  • Quali posizioni corrispondono alla tipologia di Roger Pielke?

Utilizzando un secondo foglio di lavoro, i gruppi devono abbinare i quattro ruoli di Pielke ai cinque ricercatori dello scenario tracciando delle linee di collegamento. Le definizioni dei quattro ruoli sono fornite direttamente sulla scheda, quindi non è richiesta una conoscenza pregressa del libro di Pielke. È importante sottolineare che l’abbinamento non è biunivoco (1 a 1): un singolo ruolo può essere attribuito a più ricercatori e il profilo di un ricercatore può riflettere più di un ruolo. I gruppi annotano una breve giustificazione per ogni scelta. Questo compito tende a generare i dibattiti più vivaci, poiché diverse posizioni dei ricercatori non si prestano a una categorizzazione netta. Chiedere ad almeno una persona per gruppo di prendere appunti così che la discussione del gruppo possa essere presentata nella successiva sessione plenaria.

Fase 3 (10-25 minuti):

  • Riunire tutti i partecipanti in plenaria e chiedere se accetterebbero la richiesta dell’ufficio del sindaco. Si può procedere per alzata di mano o tramite uno strumento di sondaggio digitale anonimo, che tende a far emergere risposte più sincere su una questione controversa come questa.
  • Chiedere a un gruppo di condividere le proprie risposte con gli altri. Chiedere ai restanti gruppi di aggiungere eventuali aspetti non ancora trattati.
  • Chiedere ai gruppi quale profilo sia stato più difficile da associare nell’esercizio di abbinamento e perché. Questa domanda spesso si rivela più utile dell’esercizio stesso, poiché costringe i partecipanti a spiegare con precisione quando la posizione di un ricercatore diventa ambigua.

Compiti e risorse: breve descrizione delle attività e delle risorse richieste da scienziati, responsabili dello scambio di conoscenze/mediatori della ricerca e policymaker

Facilitatori del workshop

Il facilitatore prepara una slide per illustrare l’esercizio. Fornisce copie stampate o digitali di entrambi i fogli di lavoro (lo scenario e l’esercizio di abbinamento), divide i partecipanti in gruppi, monitora il tempo della discussione e modera la sessione plenaria conclusiva.

Ricercatori o mediatori della ricerca in veste di partecipanti

I ricercatori o i mediatori della ricerca prendono parte attiva alla discussione di gruppo e collegano i profili dei ricercatori dello scenario ai quattro ruoli di Pielke, annotando le motivazioni di ogni abbinamento. Un membro per gruppo presenta i risultati emersi; gli altri membri sono invitati a integrare la presentazione con le proprie prospettive durante la discussione in plenaria.

Policymakers

Se i policymakers partecipano al workshop, sono invitati a condividere il proprio punto di vista sulla richiesta e sulle condizioni proposte dai gruppi — specificando anche se tali condizioni siano realistiche o accettabili dal loro punto di vista. Possono inoltre esprimere le proprie aspettative riguardo al contributo degli esperti scientifici in senso più ampio.

Fonti e letture consigliate

Pielke, Roger (2007), The Honest Broker. Making Sense of Science and Politics. Cambridge: Cambridge University Press.

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Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Dalle aule universitarie agli uffici decisionali

Una sessione di Science-for-Policy per gli studenti di giurisprudenza

Caratteristiche principali in sintesi

  • Questo formato introduce gli studenti di giurisprudenza e i ricercatori a inizio carriera al policy engagement accademico attraverso due brevi esercizi basati su scenari inseriti nel regolare programma di una Spring School.
  • Il primo esercizio addestra i partecipanti a estrarre rapidamente messaggi chiave da pubblicazioni accademiche e di policy sotto una reale pressione temporale, simulando il ruolo di collaboratori parlamentari incaricati di preparare un briefing per il giorno stesso.
  • Il secondo esercizio utilizza il modello dell’“honest broker” di Roger Pielke Jr. per aiutare i partecipanti a riflettere criticamente sui diversi ruoli che i ricercatori possono svolgere quando forniscono consulenza ai policymaker.
  • Entrambi gli esercizi richiedono una preparazione minima sia da parte dei facilitatori che dei partecipanti, il che li rende un’aggiunta semplice ai programmi di studio esistenti—giuridici o di altro tipo.

Come funziona il modello

Fase 1: Concettualizzazione e progettazione del curriculum

Insieme ai colleghi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e della Universität Basel, gli autori hanno organizzato a Pisa, nel maggio 2026, la Spring School “Criminal Law and the Anthropocene: Cross-disciplinary Perspectives and Critical Approaches”, rivolta a studenti di laurea magistrale e dottorandi.

La Spring School comprendeva lezioni giuridiche e interdisciplinari, tavole rotonde e workshop di scrittura. Gli organizzatori hanno cercato deliberatamente di integrare una sessione dedicata alla Science for Policy per due ragioni fondamentali:

  1. Mancanza di formazione formale: Sebbene gli studiosi di diritto forniscano spesso consulenza ai policymaker, raramente ricevono una formazione formale su come comunicare efficacemente le proprie competenze o riflettere sul proprio ruolo di consulenti scientifici.
  2. Carriere nelle istituzioni di policymaking: Molti laureati in giurisprudenza intraprendono carriere all’interno di istituzioni di policymaking. Quando redigono testi legislativi su questioni complesse come il cambiamento climatico, devono avvalersi delle competenze di scienziati naturali la cui terminologia tecnica e i cui formati di pubblicazione differiscono significativamente dalla dottrina giuridica. Queste differenze rendono difficile, per entrambe le parti, comprendersi a vicenda.

Poiché in precedenza avevamo già collaborato con il progetto ENGAGEgreen presso la Goethe-Universität Frankfurt am Main, sapevamo che il team stava sviluppando un Policy Engagement Toolkit, comprensivo di materiali didattici e di apprendimento. Abbiamo contattato il team di ENGAGEgreen e presentato la nostra idea per una sessione di scienza e politica; loro ci hanno fornito le descrizioni di due esercizi da utilizzare.

Fase 2: Svolgere la sessione di Science for Policy

La sessione di un’ora si è articolata attorno a due esercitazioni pratiche seguite da discussioni in sessione plenaria:

  • Esercizio 1: Valutare l’accessibilità delle pubblicazioni (La sfida degli 8 minuti)

I partecipanti sono stati messi nei panni di collaboratori parlamentari impegnati a preparare un briefing per un deputato su questioni di policy salienti (disastri naturali e tassazione dei pesticidi). Lavorando sotto un’estrema pressione temporale, i partecipanti hanno avuto appena otto minuti per scansionare quattro pubblicazioni accademiche e orientate alle policy pubbliche al fine di estrarre i messaggi chiave e valutarne la leggibilità.

  • Esercizio 2: Riflettere sui ruoli consultivi (The Honest Broker)

I partecipanti hanno analizzato uno scenario relativo a un team di ricerca interdisciplinare sulla nutrizione a cui l’ufficio del sindaco aveva richiesto una consulenza di policy. Lavorando in piccoli gruppi, i partecipanti hanno abbinato le dichiarazioni fittizie dei membri del team con i ruoli consultivi dei tipi ideali concettualizzati nel saggio The Honest Broker di Roger Pielke Jr. (Pure Scientist, Science Arbiter, Issue Advocate e Honest Broker).

Entrambe le esercitazioni si sono concluse con una discussione plenaria interattiva. Alla sessione hanno partecipato 20 studenti e Early Career Researchers.

Fase 3: Valutare e raccogliere il feedback dei partecipanti

Il feedback dei partecipanti è stato molto positivo. Per molti studenti e Early Career Researchers, lavorare con scenari di policy concreti è stata un’esperienza completamente nuova. La sessione si è dimostrata un modo altamente efficace e leggero per introdurre il coinvolgimento accademico nelle politiche pubbliche. Sebbene non siano disponibili risultati di una valutazione formale, la discussione finale ha messo in luce una produttiva controversia tra la scientifizzazione della politica e la politicizzazione della scienza – un’ambivalenza che avevamo deliberatamente affrontato. Gli studenti hanno preso parte a questa discussione in modo particolarmente attivo, riflettendo sulla necessità di sviluppare una propria autoconsapevolezza come ricercatori e riconoscendo al contempo i limiti, la fallibilità e la contingenza della conoscenza scientifica nella consulenza politica. Il fatto che questo spazio di autoriflessione sia emerso spontaneamente in risposta ai contributi degli studenti è stato successivamente accolto con grande favore. La sessione può essere facilmente integrata nei normali programmi di studio universitari di giurisprudenza o nella formazione dottorale.

Compiti e risorse: Breve descrizione delle attività e delle risorse richieste da scienziati, responsabili dello scambio di conoscenze / mediatori della ricerca e policymaker

Facilitatori del workshop

La preparazione, lo svolgimento e la valutazione della sessione hanno richiesto circa 3–4 ore. I materiali didattici forniti dal team del progetto ENGAGEgreen sono stati di grande aiuto e facili da usare.

Ricercatori e studenti partecipanti

I dottorandi e gli studenti partecipanti non hanno avuto bisogno di alcuna preparazione preventiva. È stato sufficiente portare un laptop per prendere parte alle due esercitazioni.

Policymaker

Questa è stata la prima volta che abbiamo svolto questa sessione e abbiamo voluto mantenerla deliberatamente semplice: non abbiamo invitato policymaker esterni, poiché la spring school si è tenuta a Pisa, lontano dalle nostre abituali reti di contatti con sede a Francoforte. Col senno di poi, intravediamo un chiaro valore aggiunto nell’inclusione di professionisti delle politiche pubbliche nelle future edizioni, in particolare figure junior, che potrebbero essere altrettanto interessate a condividere le proprie esigenze in termini di competenze con i dottorandi e gli studenti di laurea magistrale, tanto quanto gli studenti lo sono ad apprendere da loro. Per le istituzioni che intendono replicare questo formato al di fuori della propria città d’origine, il nostro consiglio è quello di contattare tempestivamente i referenti politici locali o regionali presso l’istituzione ospitante.

Fonti e approfondimenti

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

“Inizia e continua ad imparare!” Un approccio da facilitatore alla formazione al policy engagement

Caratteristiche principali in sintesi

  • Le esercitazioni pratiche superano le presentazioni di slide: i partecipanti acquisiscono una comprensione decisamente più approfondita del policymaking analizzando documenti di policy reali, organigrammi e pitch di invito, anziché assistere passivamente a lezioni frontali.
  • Insegnare le competenze tenendo conto delle capacità: la formazione sviluppa le competenze necessarie per un efficace policy engagement, ma le capacità — tempo, finanziamenti, accesso istituzionale ai policymaker, strutture di supporto — determinano se tali competenze possano essere effettivamente applicate. Non esiste una soluzione unica valida per tutti: un coinvolgimento efficace significa adattare formati e canali alle risorse e alla motivazione dei partecipanti.
  • “Inizia e continua a imparare!” è il messaggio chiave della formazione: i partecipanti non devono aspettare di interagire con i policymaker fino a quando non saranno diventati esperti di policy o avranno padroneggiato ogni possibile formato. Al termine della formazione, devono avere la fiducia e le competenze necessarie per iniziare, sapendo che continueranno ad apprendere lungo il percorso.
  • La voce dei policymaker è fondamentale: avere membri del parlamento o del loro staff, professionisti delle politiche pubbliche provenienti da ministeri, istituzioni UE o organizzazioni internazionali che parlano dei propri compiti, delle proprie routine e delle proprie esperienze è di inestimabile valore. Invitare i policymaker a partecipare alle sessioni ogni volta che sia possibile.

Come funziona il modello

Aver condotto 33 workshop dal 2019 — con formule che spaziano da corsi intensivi di 60 minuti a ritiri intensivi di due giorni — è stato un processo continuo di pratica, feedback e perfezionamento. Ecco i contributi chiave emersi dalla costante evoluzione di queste sessioni.

Da un approccio incentrato sulle slide a uno pratico (mettere in pratica ciò che si predica)

Nei primi workshop, un feedback ricorrente era che presentavo troppe slide a un ritmo troppo serrato. Questo mi ha aperto gli occhi: mentre consigliavo ai ricercatori di trasmettere messaggi chiave concisi anziché sommergere i policymaker di informazioni, le mie presentazioni facevano esattamente il contrario.

Il cambiamento: ho ridotto drasticamente le slide delle presentazioni a favore dell’apprendimento attivo. Oggi, i partecipanti svolgono diversi esercizi (ad esempio, verifiche di leggibilità di policy brief, mappatura del pubblico, elaborazione di elevator pitch, analisi di organigrammi).

Preparazione pre-workshop: vengono offerti esercizi facoltativi pre-workshop (15–45 min) per aiutare i partecipanti a trarre il massimo valore dalla sessione dal vivo.

Risultato: le esercitazioni pratiche ricevono costantemente valutazioni elevate, poiché aiutano i partecipanti a comprendere l’importanza di una comunicazione mirata e i vincoli entro cui operano i policymaker — e l’apprendimento attraverso la pratica tende a rimanere impresso meglio rispetto all’apprendimento attraverso l’ascolto.

Importanza delle capacità: in teoria, i ricercatori hanno molti modi per interagire con i policymaker. In pratica, le capacità — tempo, finanziamenti, accesso istituzionale, strutture di supporto — determinano quali di questi siano realistici. Un professore ordinario con un seggio in un organismo di esperti, il supporto di una segreteria dedicata e l’accesso istituzionale ha molte più opzioni rispetto a un dottorando che non è ancora conosciuto dai policymaker e che fatica a coprire le spese di viaggio per un evento di policy nella capitale.

Il cambiamento: anziché presentare un menu “soluzione unica per tutti” di formati di engagement, la formazione affronta attivamente le barriere strutturali. I facilitatori devono aiutare i partecipanti a identificare formati efficienti in termini di tempo, adattati alla loro specifica fase di carriera e alle risorse disponibili.

Promuovere l’azione tempestiva: chiarisco subito che i miei workshop non sono introduzioni accademiche al policymaking. I partecipanti non hanno bisogno di diventare esperti di policy, né di padroneggiata ogni singolo dettaglio della redazione di policy brief o dell’organizzazione di eventi di policy.

Il cambiamento: ciò di cui hanno bisogno è una comprensione sufficiente per iniziare il prima possibile. Al termine della sessione, i partecipanti ricevono delle checklist che indicano gli aspetti da affrontare in seguito e acquisiscono la fiducia necessaria per iniziare il proprio coinvolgimento — sapendo che l’apprendimento ulteriore arriverà con la pratica.

Coinvolgere i policymaker: includere ospiti provenienti da ministeri, dalla Commissione europea, da organizzazioni internazionali o dai parlamenti (di solito membri dello staff) per una sessione conclusiva di domande e risposte della durata di 1–2 ore si è dimostrato molto efficace. 

Il cambiamento: i partecipanti ritengono costantemente prezioso ascoltare direttamente quali siano i vincoli, le routine e le esigenze di competenze dei policymaker. I policymaker coinvolti sono in genere accessibili e incoraggiano i partecipanti a muoversi proattivamente per ricontattarli. Nei workshop in presenza, solitamente vengono invitati anche a pranzo, il che favorisce ulteriormente lo scambio informale e il networking.

Compiti e risorse: Breve descrizione dei compiti e delle risorse necessarie a scienziati, mediatori della conoscenza e policymaker

Facilitatori del workshop

Sebbene i singoli workshop durino tra i 60 minuti e i due giorni, lo sviluppo della loro struttura e dei loro contenuti ha richiesto complessivamente diversi mesi nel corso degli anni. Dopo ogni sessione, esamino il feedback dei partecipanti e aggiorno il materiale pertinente, apportando ripetute revisioni alle presentazioni di slide. Tagliare le slide è stato doloroso, ma si è rivelato essenziale.

Ricercatori e mediatori della conoscenza come partecipanti ai workshop

I partecipanti vengono informati in anticipo che lo workshop prevede esercitazioni pratiche, incluse quelle preparatorie facoltative. La maggior parte apprezza le esercitazioni e le discussioni di gruppo, che mantengono le sessioni vivaci. In genere, i partecipanti trascorrono da due ore a due giorni nello workshop.

Policymaker

I policymaker partecipano a una singola sessione di 1–2 ore. Nei workshop in presenza, sono inoltre invitati a pranzo—un’occasione preziosa per entrare in contatto con i ricercatori e i mediatori della conoscenza.

 

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Ricercatori marini e ambientali imparano a presentare le proprie idee

Un caso di studio di DAM e Helmholtz Forum Earth and Environment

Caratteristiche principali in sintesi

  • Nel 2025, l’Alleanza tedesca per la ricerca marina (DAM) e il Forum Helmholtz Terra e Ambiente hanno organizzato due workshop di formazione sulle competenze relative al dialogo tra scienza e politica. Circa 40 dei circa 50 partecipanti hanno poi preparato e presentato un policy pitch di quattro minuti da quattro a sei settimane dopo gli workshop iniziali.
  • Dopo ogni pitch, i partecipanti hanno ricevuto feedback strutturati da parte dei colleghi e dei facilitatori del workshop. La maggior parte dei partecipanti ha rispettato il limite di tempo e ha tenuto presentazioni ben strutturate. Le sfide più comuni sono state spiegare la rilevanza della propria ricerca per i policymakers, evitare il gergo tecnico e, in particolare, formulare opzioni politiche concrete.
  • L’esercizio si è dimostrato un modo efficace per tradurre i contenuti dello workshop in competenze pratiche e per preparare i partecipanti al futuro coinvolgimento con i policymaker.

Come funziona il modello

Nel gennaio e nel giugno 2025, l’Alleanza tedesca per la ricerca marina (DAM) e il Forum Helmholtz Terra e Ambiente hanno organizzato a Berlino due workshop di formazione sulle competenze relative al dialogo tra scienza e politica. Circa 60 ricercatori e funzionari della ricerca provenienti da diversi istituti di ricerca hanno partecipato a entrambi gli workshop. Ciascun workshop si è svolto da mezzogiorno a mezzogiorno per due giorni e ha trattato argomenti quali i ruoli dei policymaker, la comprensione dei contesti decisionali e una panoramica dei formati di coinvolgimento politico.

Per rendere i contenuti dello workshop applicabili nella pratica, i facilitatori hanno invitato i partecipanti a preparare un policy pitch come esercizio di approfondimento. Il processo si è articolato in quattro fasi.

Fase 1: Introdurre l’esercizio

Negli ultimi 30 minuti di ogni workshop, i facilitatori hanno illustrato gli obiettivi e la struttura dell’esercizio di follow-up. La partecipazione era facoltativa. I partecipanti che sceglievano di partecipare venivano invitati a presentare un policy pitch di quattro minuti da quattro a sei settimane dopo il workshop. Venivano proposte diverse date virtuali e i partecipanti potevano scegliere quella più adatta alle proprie esigenze. Le istruzioni per l’esercizio venivano inoltre inviate per iscritto a tutti i partecipanti dopo il workshop.

Fase 2: I partecipanti preparano le loro presentazioni

Tra lo workshop e la sessione di follow-up, i partecipanti hanno preparato autonomamente i propri policy pitch. I facilitatori erano disponibili per domande via e-mail, sebbene nessuno dei partecipanti abbia usufruito di questa offerta.

Fase 3: Condurre le sessioni di pitch virtuali

Le sessioni di follow-up virtuali sono durate tra i 90 e i 120 minuti. Ciascun partecipante ha presentato un policy pitch non superiore a quattro minuti, seguito dal feedback tra pari e dal contributo dei facilitatori. Il feedback tra pari si è rivelato particolarmente costruttivo; le osservazioni dei partecipanti sono state ponderate e costruttive.

Fase 4: Riassumere e condividere il feedback

Dopo le sessioni, i facilitatori hanno raccolto i punti chiave del feedback e li hanno condivisi con tutti i partecipanti. Questo riepilogo ha costituito la base per le linee guida scritte sulla preparazione di policy pitch e policy briefs, successivamente pubblicate sul sito web della DAM.

Cosa ha rivelato l’esercizio: risultati e sfide comuni

Dei 50 partecipanti al workshop, 42 hanno poi presentato un policy pitch nelle sessioni di follow-up — un tasso di partecipazione eccezionale dell’84 per cento per un esercizio facoltativo.

Cosa ha funzionato bene:

  • La maggior parte delle presentazioni era ben strutturata e rispettava il limite di tempo di quattro minuti.
  • Il feedback tra pari è stato costantemente costruttivo e ha generato una discussione sostanziale.
  • I partecipanti hanno riferito che l’esercizio li ha aiutati ad applicare alla propria ricerca ciò che avevano appreso nello workshop.

Sfide comuni:

  • Gergo tecnico: diversi partecipanti hanno utilizzato termini familiari nel proprio settore senza rendersi conto che sarebbero risultati sconosciuti a un pubblico istituzionale.
  • Inquadramento della rilevanza: spiegare perché la propria ricerca sia importante per i policymakers — anziché per i colleghi ricercatori — si è rivelato difficile per diversi partecipanti.
  • Opzioni politiche: formulare opzioni politiche concrete e attuabili sulla base dei risultati della ricerca è stato l’elemento costantemente più impegnativo dell’esercizio.

Compiti e risorse: breve descrizione dei compiti e delle risorse necessarie a scienziati, mediatori della ricerca e policymaker

Facilitatori dello workshop

I facilitatori introducono l’esercizio durante la sessione finale dello workshop, stabiliscono le date dei follow-up virtuali, inviano istruzioni scritte ai partecipanti, moderano le sessioni di pitch e di feedback e, successivamente, compilano e distribuiscono un riepilogo dei punti chiave del feedback.

Ricercatori e mediatori della ricerca (partecipanti al workshop)

Tra lo workshop e la sessione di follow-up, i partecipanti preparano autonomamente un policy pitch di quattro minuti sul proprio tema di ricerca, lo presentano nella sessione virtuale e forniscono un feedback tra pari sui pitch dei colleghi.

Policymaker

I policymaker non hanno partecipato alle sessioni di pitch nelle edizioni 2025 di questo esercizio. Tuttavia, hanno partecipato agli workshop iniziali, dove hanno sottolineato l’importanza di presentazioni concise, accessibili e rilevanti per le politiche pubbliche. Le edizioni future dell’esercizio potrebbero trarre vantaggio dall’inclusione di almeno un policymaker nelle sessioni di feedback.

 

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Intervista – Dai dati all’azione: dentro la missione per trasformare la One Health in politiche concrete

foto profilo di Prof. Gaia Bertarelli - Intervista "Dai dati all'azione"Gaia Bertarelli è Professoressa Associata di Statistica Sociale presso il Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia. La sua ricerca si concentra sui metodi statistici per l’integrazione di dati complessi, tra cui la stima su aree ristrette, la statistica robusta, i modelli a variabili latenti, gli indicatori multidimensionali e i metodi per combinare diverse fonti di dati. Il suo lavoro applicato riguarda i sistemi sanitari, le disuguaglianze sociali, la povertà, le differenze di genere e il benessere sostenibile. Nell’ambito di PLANET4HEALTH, il suo contributo è strettamente legato all’ambizione del progetto di trasformare dati frammentati relativi all’ambiente, alla salute e al contesto socioeconomico in evidenze in grado di supportare decisioni politiche più eque, tempestive e attuabili.

 

Il progetto PLANET4HEALTH opera con una missione importante e urgente: tradurre la scienza in politiche concrete. Dal suo punto di vista all’Università Ca’ Foscari, in che modo l’attenzione del suo team all’analisi dei dati, alle disuguaglianze sanitarie e alle vulnerabilità climatiche contribuisce a colmare questo divario, e qual è la sfida maggiore nel trasformare dati così complessi sui rischi ambientali in politiche attuabili?

A Ca’ Foscari, il nostro ruolo è quello di trasformare dati ambientali e sanitari complessi in informazioni significative a livello decisionale. Non basta stabilire che il cambiamento climatico o l’inquinamento incidano sulla salute. I policymaker devono sapere quali popolazioni e territori siano più vulnerabili, come siano distribuiti i rischi e dove un intervento potrebbe avere il maggiore impatto.

Combiniamo quindi informazioni ambientali, climatiche, sanitarie e socioeconomiche e utilizziamo metodi statistici in grado di individuare le disuguaglianze che potrebbero essere nascoste nelle medie nazionali o regionali. Ciò è particolarmente importante per i gruppi vulnerabili e le aree geografiche più piccole, dove gli indicatori convenzionali potrebbero non fornire un quadro sufficientemente dettagliato o affidabile.

La sfida maggiore non è semplicemente il volume dei dati, bensì la loro eterogeneità: provengono da istituzioni diverse, coprono periodi diversi, utilizzano scale geografiche diverse e presentano livelli diversi di qualità e accessibilità. Dobbiamo comunicare questi limiti e queste incertezze senza rendere i risultati inutilizzabili. Una buona base di dati a sostegno delle politiche deve essere scientificamente rigorosa, ma deve anche essere interpretabile, tempestiva e collegata a una linea d’azione realistica. PLANET4HEALTH è stato progettato proprio per affrontare questa frammentazione e sviluppare strumenti interoperabili in grado di supportare la preparazione e le decisioni sulle politiche.

Un elemento chiave dei progetti di Horizon Europe è la governance, e PLANET4HEALTH attribuisce grande importanza al dialogo continuo con il proprio External Advisory Board – EAB (Comitato consultivo esterno). Può fornirci un esempio di come il feedback dell’EAB abbia influenzato direttamente lo sviluppo dei vostri strumenti tecnici e dei sistemi di allerta precoce?

Un importante contributo dell’External Advisory Board è stato quello di ricordarci che gli strumenti tecnici devono essere progettati fin dall’inizio tenendo conto degli utenti finali. Un Early Warning System – EWS (sistema di allerta precoce) non è utile semplicemente perché produce una previsione; diventa utile quando le autorità pubbliche sono in grado di comprendere il segnale, fidarsi di esso e sapere quale tipo di azione dovrebbe innescare.

Ad esempio, nello sviluppo dei nostri strumenti digitali e dei nostri approcci di allerta precoce, il feedback dell’EAB ci ha aiutato a concentrarci non solo sulle prestazioni dei modelli, ma anche sull’interpretabilità, sulla comparabilità tra i diversi casi di studio e sull’usabilità per i responsabili delle decisioni. Ciò significa prestare attenzione a domande quali: quali indicatori sono più rilevanti per le autorità locali? Come dovrebbe essere visualizzata l’incertezza? Quale livello di dettaglio spaziale è utile senza creare una precisione fuorviante? E in che modo gli allarmi possono essere collegati ad azioni fattibili di preparazione o prevenzione?

Questo feedback ci ha incoraggiato a considerare la piattaforma non come un risultato puramente scientifico, ma come un ambiente di supporto decisionale. Gli strumenti devono consentire agli utenti di esplorare i dati, comprendere i fattori che determinano il rischio e confrontare possibili scenari. In questo senso, l’EAB ci aiuta a mantenere il lavoro ancorato alle esigenze pratiche di governance, anziché sviluppare modelli che rimangano confinati alla sola comunità di ricerca.

Affrontare casi di studio così diversi, dall’inquinamento atmosferico in Sudafrica alla sicurezza alimentare nell’Europa centrale, richiede una visione d’insieme molto ampia. In che modo l’EAB vi aiuta a mantenere una visione globale coerente pur affrontando questioni ambientali altamente localizzate?

La diversità dei casi di studio è uno dei punti di forza di PLANET4HEALTH, ma rappresenta anche una sfida metodologica e di governance. L’inquinamento atmosferico in Sudafrica, la contaminazione alimentare nell’Europa centrale, le malattie trasmesse da vettori e il benessere mentale legato al clima sono questioni molto diverse tra loro. Coinvolgono fonti di dati, istituzioni, vie di esposizione e contesti politici diversi. Allo stesso tempo, sollevano tutte una domanda comune: in che modo il degrado ambientale influisce sulla salute umana, animale ed degli ecosistemi, e come possono le società reagire in modo più tempestivo ed efficace?

L’EAB ci aiuta a mantenere questo quadro comune. Offre una prospettiva esterna che non si limita a un singolo caso di studio o a una sola disciplina. Ciò è molto prezioso perché ci spinge a identificare ciò che è trasferibile da un contesto all’altro: indicatori comuni, principi condivisi per l’integrazione dei dati, approcci comparabili alla vulnerabilità e standard comuni per comunicare l’incertezza.

Allo stesso tempo, l’EAB contribuisce a garantire che non venga imposto un approccio unico valido per tutti. Il contesto locale riveste un’enorme importanza. La disponibilità dei dati, la capacità istituzionale, le pratiche culturali e le priorità politiche variano da luogo a luogo. La sfida consiste nello sviluppare strumenti e insegnamenti che siano sufficientemente generali da poter essere replicati, ma anche sufficientemente flessibili da risultare significativi a livello locale. L’EAB sostiene proprio questo equilibrio tra coerenza globale e rilevanza locale.

Il processo decisionale sulle politiche spesso segue tempistiche diverse rispetto alla ricerca scientifica. Quali strategie specifiche sta attuando PLANET4HEALTH per garantire che policymaker locali ed europei non si limitino a ricevere i dati alla fine del ciclo quadriennale, ma siano coinvolti durante l’intero processo?

Consideriamo il coinvolgimento come parte integrante del processo di ricerca, piuttosto che come un’attività di comunicazione che ha inizio solo al termine della ricerca. Le parti interessate sono coinvolte nell’identificazione dei problemi, nella valutazione dei dati disponibili, nella definizione di risultati utili e nella discussione su come gli strumenti possano integrarsi nelle procedure decisionali esistenti.

Già durante il primo anno del progetto sono stati organizzati workshop con gli stakeholder incentrati sugli EWS per le malattie trasmesse da vettori, sull’adozione di strumenti per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico in Sudafrica e su un sistema di segnalazione tempestiva per i PFAS e altri inquinanti nell’Europa centrale.

Il caso di studio sudafricano illustra il valore di questo dialogo continuo. I ricercatori hanno interagito direttamente con i dipartimenti governativi per comprendere le loro preoccupazioni immediate. Una discussione sulla raccolta dei rifiuti e su un’infestazione di ratti ha rivelato un nesso con la combustione informale dei rifiuti e l’inquinamento atmosferico. Ascoltare le problematiche che le autorità dovevano affrontare nella pratica ha aiutato i ricercatori a identificare un ambito concreto in cui le prove potessero sostenere l’azione e ha contribuito a costruire fiducia tra le parti.

Oltre ai workshop locali, il progetto si avvale del proprio External Advisory Board, delle revisioni del consorzio, dei documenti di sintesi sulle politiche, delle attività di formazione e della collaborazione con il più ampio Planetary Health Cluster per creare punti di contatto ricorrenti con i decisori. Ciò consente al feedback di influenzare la ricerca mentre c’è ancora tempo per adattarla.

La frammentazione dei dati tra le diverse istituzioni è un noto collo di bottiglia. In che modo le piattaforme e gli strumenti digitali ad accesso libero sviluppati da Ca’ Foscari e dai suoi partner consentiranno alle autorità pubbliche di prendere decisioni veramente “proattive” anziché “reattive”?

Un sistema proattivo riunisce informazioni che solitamente vengono considerate separatamente. Anziché attendere che i dati sulla mortalità, sulle malattie o sui contagi rivelino che una crisi si è già verificata, le autorità possono esaminare le condizioni ambientali, i modelli di esposizione, le popolazioni vulnerabili e le tendenze emergenti all’interno di un sistema integrato.

PLANET4HEALTH mira a raccogliere e organizzare dati esistenti e nuovi, a sviluppare prototipi digitali interoperabili e a fornire strumenti e materiali di ricerca ad accesso aperto alle autorità pubbliche e ai ricercatori. Questi strumenti dovrebbero aiutare gli utenti a passare dal chiedersi «Cosa è successo?» al chiedersi «Dove sta aumentando il rischio, chi potrebbe esserne colpito e quale intervento è possibile intraprendere ora?».

L’accesso aperto (open access) da solo, tuttavia, non è sufficiente. I dati devono essere documentati, confrontati, gestiti in modo etico e presentati in una forma comprensibile. La governance della salute planetaria deve inoltre integrare dati relativi agli animali, all’ambiente e al sistema alimentare, anziché basarsi esclusivamente su set di dati relativi alla salute umana.

Infine, in vista del completamento del progetto, come definiresti un «impatto di successo sulle politiche»? Qual è l’eredità principale che speri che PLANET4HEALTH lasci nel campo della governance della salute planetaria?

Per me, un impatto di successo sulle politiche significherebbe che PLANET4HEALTH non rimanga solo un progetto di ricerca, ma diventi parte integrante del modo in cui le istituzioni pensano e agiscono sui rischi ambientali e sanitari. Un risultato significativo sarebbe vedere i nostri strumenti, indicatori e approcci metodologici utilizzati dalle autorità pubbliche per sostenere la prevenzione, l’adattamento e una pianificazione più integrata.

Il successo significherebbe anche che il progetto aiuti i policymaker a riconoscere le disuguaglianze sanitarie come parte essenziale della governance ambientale. I rischi climatici e ambientali non sono distribuiti in modo uniforme e le politiche dovrebbero tenerne conto. Se il nostro lavoro aiuterà le istituzioni a identificare prima i territori e le popolazioni vulnerabili e a progettare risposte più mirate, allora il progetto avrà dato un contributo significativo.

L’eredità che spero PLANET4HEALTH lasci è un modello pratico per la governance della salute planetaria: interdisciplinare, basato sui dati, trasparente e orientato all’azione. Ciò significa legami più forti tra ricercatori, autorità pubbliche, cittadini e stakeholder; una migliore integrazione dei dati frammentati; e strumenti che aiutino a trasformare i segnali precoci in azioni tempestive.

In definitiva, l’obiettivo non è solo produrre conoscenza, ma renderla utilizzabile. Se PLANET4HEALTH contribuirà a integrare una prospettiva «One Health» e di salute planetaria nelle decisioni politiche quotidiane, il suo impatto continuerà anche oltre la conclusione formale del progetto.

 

Fonti e approfondimenti

Cross-project collaboration

Maggiori informazioni sul progetto: PLANET4HEALTH – TRANSLATING SCIENCE INTO POLICY: A Multisectoral Approach to Adaptation & Mitigation of Adverse Effects of Vector-Borne Diseases, Environmental Pollution and Climate Change on Planetary Health; funded by the European Union. Grant Agreement No. 101136652. (2024 – 2028)

Pagina LinkedIn

Scopri i risultati e le pubblicazioni del progetto sulla pagina web dedicata su Zenodo

Incontra i partner di progetto sul canale YouTube

 

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La trappola del «A proposito, ci servono fondi»

Perché il policy engagement non è una richiesta di finanziamento

Caratteristiche principali in sintesi

    • Il policy engagement consiste nel fornire competenze scientifiche ai policymaker, non nell’ottenere finanziamenti per la ricerca. Fare pressione (lobbying) per ottenere finanziamenti è legittimo, ma non deve essere confuso con il policy engagement. I ricercatori che desiderano sollevare la questione dei finanziamenti con i policymaker dovrebbero renderlo trasparente fin dall’inizio, anziché mascherare la raccolta fondi come policy engagement.
    • Mescolare il policy engagement con la raccolta fondi rischia di minare la credibilità dei ricercatori presso i policymakers, una delle risorse più preziose e più difficili da ricostruire per un ricercatore.
    • Quando i ricercatori forniscono consulenza ai policymakers in materia di funding policies, dovrebbero dichiarare proattivamente eventuali conflitti di interesse.

Qual è il problema?

Immaginiamo di ricevere una telefonata dalla nostra compagnia assicurativa. L’operatore ci informa che sono disponibili nuovi rapporti di ricerca sulle assicurazioni contro gli incendi, sui beni domestici, sulle cure dentarie e sull’annullamento dei viaggi che desiderano discutere con noi. Qual è la prima reazione? “Che premurosi, sanno che mi interessa la ricerca!” oppure “C’è un trucco. Vogliono vendermi qualcosa!”?

La maggior parte delle persone presumerebbe la seconda ipotesi, e di solito avrebbe ragione. I ricercatori che sollevano la questione dei finanziamenti in occasione di riunioni o eventi non organizzati a tale scopo rischiano di scatenare esattamente la stessa reazione da parte dei policymakers. Per evitare ciò, i ricercatori devono separare chiaramente il policy engagement dalle attività di lobbying per i finanziamenti. La mancata separazione crea due problemi distinti:

Perdita di credibilità. I ricercatori godono di un alto grado di credibilità presso i policymaker, ma questa credibilità è fragile. Una volta che un ricercatore viene percepito come un fundraiser piuttosto che come un esperto, rischia di perdere completamente l’accesso ai policymakers. Ricostruire tale rapporto di fiducia è difficile e richiede tempo.

Un cambiamento nelle metriche di impatto. Le domande che tipicamente guidano il policy engagement sono: Quali prove sono state prese in considerazione dai policymaker? In che modo il nostro lavoro ha plasmato la policy? Abbiamo acquisito nuove prospettive di ricerca attraverso il policy engagement? Fondere il policy engagement con la raccolta fondi introduce un insieme diverso di quesiti: Quanti finanziamenti sono stati attratti? In che misura la mia istituzione ne ha tratto beneficio finanziario? Con il tempo, la leadership istituzionale potrebbe iniziare a valutare le attività di policy engagement principalmente in base ai fondi ottenuti, modificando fondamentalmente la natura e lo scopo stesso del policy engagement.

Il lobbying per i finanziamenti alla ricerca è perfettamente legittimo e necessario. Le istituzioni di policy consultano regolarmente singoli ricercatori, istituzioni scientifiche e associazioni accademiche durante il design di nuovi programmi di finanziamento, e tale input è genuinamente prezioso. I ricercatori e le istituzioni possono e devono sollevare la questione dei finanziamenti con i policymakers. Nel fare ciò, si applicano i seguenti principi:

Essere trasparenti sui propri obiettivi fin dall’inizio. Quando si organizza un incontro o un evento in cui si discuterà di finanziamenti, i policymaker dovrebbero saperlo in anticipo. Sollevare la questione dei fondi in modo inaspettato—specialmente durante un evento convocato per uno scopo diverso—rischia di essere percepito come inopportuno e può rivelarsi controproducente.

Non presentare i finanziamenti come la soluzione a ogni problema sulle politiche. I ricercatori comprensibilmente desiderano maggiori risorse, ma i policymaker hanno il compito di risolvere problemi di interesse pubblico. Se un evento è promosso per discutere la riduzione dei consumi energetici, la risposta non dovrebbe essere “destinando più fondi al mio gruppo di ricerca”. Se i ricercatori rispondono costantemente ai temi di policy chiedendo finanziamenti, i policymaker cominceranno a considerarli come fundraiser piuttosto che come esperti.

Dimostrare le proprie competenze prima di aspettarsi un riconoscimento. Il policy engagement può far sì che i ricercatori vengano riconosciuti come esperti di fiducia. Tuttavia, tale riconoscimento deve essere guadagnato. I ricercatori non dovrebbero dare per scontato che una solida reputazione accademica si traduca automaticamente in visibilità all’interno dei circoli di policymaking.

In occasione di eventi di policy, i ricercatori dovrebbero evitare di:

  • Lamentarsi della mancanza di fondi per la ricerca in eventi sul tema delle policies non incentrati sulle politiche di finanziamento.
  • Parlare in modo denigratorio di altri istituti di ricerca o colleghi.
  • Focalizzarsi su lacune nella ricerca, necessità di attrezzature, posizioni vacanti e pubblicazioni su riviste scientifiche, anziché sui contributi concreti che le loro competenze possono apportare a un problema di policy e sui relativi benefici sociali ed economici.

Cosa fare quando i policymaker chiedono ai ricercatori di fornire consulenza sulle politiche di finanziamento?

  • Quando ai ricercatori viene esplicitamente chiesto di fornire consulenza sui finanziamenti alla ricerca—nell’ambito di una consultazione, di un comitato di esperti o del processo di strutturazione di un programma di finanziamento—si applicano i seguenti principi:
  • Dichiarare proattivamente i conflitti di interesse. I ricercatori devono esplicitare in che modo essi stessi o le proprie istituzioni potrebbero trarre beneficio dai finanziamenti in discussione. La trasparenza è essenziale per mantenere la credibilità e consentire ai policymaker di valutare adeguatamente il contributo fornito. I ricercatori possono essere sia gli esperti più qualificati su un argomento, sia i potenziali beneficiari dei fondi che raccomandano. Questo doppio ruolo non è intrinsecamente problematico, ma deve essere riconosciuto esplicitamente. Ad esempio, un ricercatore che fornisce consulenza sui finanziamenti alla ricerca energetica e che dirige anche un gruppo di ricerca nel medesimo settore dovrebbe dichiararlo chiaramente.
  • Focalizzarsi sulle evidenze scientifiche, non sul patrocinio di parte. Nel fornire consulenza sulle priorità di finanziamento, i ricercatori dovrebbero basare i propri contributi sulle evidenze relative ai bisogni della società e alle lacune della ricerca, anziché sugli interessi della propria istituzione o del proprio gruppo di ricerca. È più probabile che i policymaker diano seguito a consigli chiaramente orientati al bene pubblico anziché all’interesse istituzionale.
  • Valutare il coinvolgimento tramite un organo indipendente. Laddove i conflitti di interesse siano particolarmente rilevanti, i ricercatori possono valutare di veicolare il proprio contributo attraverso un organo indipendente—come una società scientifica, un’associazione accademica o un comitato consultivo scientifico—anziché interagire individualmente con i policymakers.

Compiti / Azioni

Ricercatori

I ricercatori dovrebbero avere ben chiaro in mente, ed essere trasparenti con i policymaker, se una determinata interazione costituisca policy engagement o raccolta fondi. Un certo grado di sovrapposizione è inevitabile, specialmente quando si fornisce consulenza sui programmi di finanziamento. In questi casi, i ricercatori dovrebbero dichiarare proattivamente i conflitti di interesse e assicurarsi che i policymaker non vengano colti di sorpresa da una conversazione inaspettata sui finanziamenti. Un utile controllo personale: i ricercatori dovrebbero mettersi nei panni di chi si vede chiedere denaro senza preavviso — farà piacere essere sorpresi?

Promotori della conoscenza

I promotori della conoscenza possono supportare i ricercatori sviluppando chiare linee guida istituzionali sulla distinzione tra policy engagement e raccolta fondi, e stabilendo procedure trasparenti per la gestione dei conflitti di interesse. Nell’organizzare eventi di policy o formati di dialogo, dovrebbero informare in anticipo i ricercatori sullo scopo dell’evento—chiarendo che sollecitare finanziamenti durante eventi non progettati per tale fine risulta controproducente.

Policymaker

I policymaker che notano che i ricercatori confondono il policy engagement con la raccolta fondi dovrebbero sentirsi legittimati ad affrontare direttamente la questione. Possono chiarire fin dall’inizio lo scopo di un incontro e reindirizzare le conversazioni che deviano sui finanziamenti verso una sede più appropriata.

 

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Cosa abbiamo ottenuto? Guida pragmatica per valutare il policy engagement

Caratteristiche principali in sintesi

  • Nessuna soluzione universale: i criteri di valutazione devono essere commisurati alla portata, alla durata e agli obiettivi della specifica attività di coinvolgimento. Un singolo incontro a colazione richiede una valutazione diversa rispetto a una commissione di esperti pluriennale.
  • La pianificazione è fondamentale: comprendere gli effetti di un formato è molto più fattibile una volta concordati strategicamente in anticipo gli effetti che si desidera ottenere.
  • Comprendere gli effetti che vanno oltre il cambiamento delle policy: le modifiche legislative dirette sono rare e multifattoriali. Gli indicatori di processo – come la costruzione di relazioni, le richieste di follow-up e l’apprendimento reciproco – sono spesso misure di successo più realistiche.
  • La giusta combinazione di risorse e focalizzazione: le possibilità di valutazione di un progetto sono pressoché infinite, ma le risorse sono generalmente limitate. Per rendere utili il processo e i risultati, è preferibile concentrarsi su aspetti o quesiti specifici che favoriscano la crescita o l’evoluzione del progetto e che siano compatibili con le risorse disponibili (ad esempio, per la raccolta e l’analisi dei dati).

Qual è il problema?

Come possono i ricercatori e i mediatori della ricerca comprendere meglio gli effetti delle loro attività di policy engagement? Questo è fondamentale affinché tali attività giustifichino l’investimento di tempo e risorse finanziarie, dimostrino la responsabilità (rendicontazione) nei confronti dei finanziatori e, soprattutto, consentano di riflettere sulle interazioni future e di migliorarle. Inoltre, possono favorire un migliore allineamento tra le esigenze dei policymaker e i consigli che la scienza può fornire.

Tuttavia, come discusso nel nostro articolo sugli obiettivi di policy engagement (Policy Engagement Goals), il successo assume forme molto diverse a seconda di ciò che ci si prefigge di raggiungere. Anche fattori esterni come la tempestività politica, il mutare delle priorità governative, i vincoli di risorse o la pura fortuna influenzano notevolmente i risultati.

Un comitato consultivo pluriennale che presenta un rapporto di alto profilo opera in una realtà diversa rispetto a un team di ricerca che organizza un incontro introduttivo a pranzo su un argomento emergente. Pertanto, la comprensione dei diversi effetti non si basa su una lista di controllo standardizzata, ma su uno strumento flessibile che parte dalla definizione degli obiettivi e degli effetti desiderati.

I possibili obiettivi del policy engagement possono essere:

  1. Cambiamento delle policy: definire il modo in cui le sfide vengono inquadrate, affrontate e gestite (ad esempio, legislazione, direttive),
  2. Aumentare la visibilità, costruire fiducia ed espandere le reti
  3. Apprendimento reciproco: comprendere il policymaking e trarre spunti per la propria ricerca
  4. Informazione aperta e senza vincoli dei policymakers

Quattro livelli di criteri d’impatto

È possibile individuare approssimativamente diversi livelli d’impatto, a seconda delle finalità e degli obiettivi dell’attività di policy engagement, nonché delle risorse disponibili per esaminarli. Va notato che l’analisi di tali effetti può essere di per sé un’attività che richiede molto tempo e specifiche competenze. Per i ricercatori e i promotori della conoscenza può quindi essere utile, se possibile, fare squadra con ricercatori esperti o professionisti del settore.

Di seguito vengono indicati quattro distinti livelli d’impatto

Livello 1: Copertura e composizione dei partecipanti (input & output)

  • Cosa misura: chi ha partecipato all’attività e in quale veste?
  • Indicatori chiave: numero di partecipanti, diversità istituzionale (ad esempio, rappresentanza di ministeri, parlamenti, ONG o think tank) e pertinenza dei policymakers (ovvero i policymaker che si occupano specificamente dei temi politici in oggetto).
  • Quando si usa: ideale per formati iniziali e a basso costo (ad esempio, tavole rotonde pubbliche, webinar introduttivi o breakfast talk sulle policy).

Livello 2: Qualità dell’interazione e costruzione di relazioni (processo)

  • Cosa misura: l’interazione è stata percepita come preziosa e ha dato luogo ad attività di follow-up?
  • Indicatori chiave:
    • Feedback qualitativo/quantitativo: sondaggi (ad esempio tramite la piattaforma di valutazione della Impact Unit) o brevi interviste di debriefing per chiedere sia ai ricercatori sia ai policymakers se l’attività sia stata proficua e informativa.
    • Attività di follow-up: richieste spontanee da parte dei policymaker dopo l’evento, organizzazione di eventi congiunti, conversazioni informali di approfondimento.
  • Quando si usa: essenziale per workshop, tavole rotonde e cicli di dialogo continuativi finalizzati alla costruzione di reti a lungo termine.

Livello 3: Riferimenti e citazioni documentali (recepimento)

  • Cosa misura: i vostri risultati di ricerca hanno informato il dibattito sulle policy o le pubblicazioni ufficiali?
  • Indicatori chiave: i policymaker fanno riferimento ai risultati o alle raccomandazioni di singoli ricercatori o gruppi di ricerca in dichiarazioni ai media, comunicati stampa o discorsi. Citazioni di pubblicazioni accademiche o di position paper dei ricercatori all’interno di documenti di policy come documenti strategici, interrogazioni parlamentari, programmi di partito o rapporti politici.
  • Strumenti: i database delle citazioni di policy come Overton, Dimensions o PlumX rendono facile tracciare dove il lavoro accademico viene citato nella letteratura di policy a livello mondiale.
  • Avvertenza: l’essere citati in documenti ufficiali di policy indica visibilità e coinvolgimento, ma non significa automaticamente che una policy sia stata modificata. Si noti inoltre che i tassi di citazione di policy variano notevolmente tra le diverse discipline (ad esempio, la sanità pubblica e l’economia generano conteggi di citazioni molto più elevati rispetto agli studi culturali).

Livello 4: Cambiamento di policy attribuibile (impatto diretto)

  • Cosa misura: Le evidenze scientifiche hanno plasmato direttamente una decisione politica, una legge o un programma governativo?
  • Indicatori chiave: Dichiarazioni esplicite dei decisori in testi normativi, discorsi parlamentari, comunicati stampa o memorie ufficiali che confermano come la consulenza scientifica abbia influenzato una specifica decisione.
  • Avvertenza: Il cambiamento di policy attribuibile rappresenta l’asticella più alta ed è eccezionalmente raro. La ricerca è quasi sempre uno dei tanti input in competizione all’interno del processo politico. Aspettarsi che ogni sforzo di coinvolgimento porti a un cambiamento di policy diretto crea un’aspettativa irrealistica che conduce alla frustrazione.

Compiti e risorse

Ricercatori

I ricercatori si trovano in una posizione ottimale per riflettere su come l’interazione sia stata percepita dal loro punto di vista, se abbia portato a legami duraturi e se abbia fatto avanzare la loro ricerca. Rappresentano inoltre una fonte preziosa quando si tratta di comprendere le richieste o le sfide che i policymaker devono affrontare, analizzando le domande poste, le preoccupazioni sollevate o i temi dibattuti (anche in modo controverso).

Mediatori e promotori della conoscenza

I mediatori della conoscenza in genere progettano e distribuiscono questionari di feedback, e tracciano nel tempo dati chiave come il numero di partecipanti, i download o i contatti di follow-up tra ricercatori e policymakers. Possono inoltre supportare i ricercatori nel documentare i casi in cui un cambiamento politico sia attribuibile al loro lavoro, ad esempio monitorando le pubblicazioni governative, coordinandosi con i team di comunicazione o intervistando i policymaker e i loro collaboratori. Inoltre, le osservazioni (dei partecipanti) o i protocolli basati su domande mirate sono utili per documentare e valutare specifiche interazioni o formati.

Policymaker

I policymaker contribuiscono principalmente attraverso il feedback e le proprie dichiarazioni pubbliche o scritte. Il loro contributo è più prezioso quando viene sollecitato direttamente e in modo specifico, ad esempio tramite brevi questionari strutturati dopo un evento o brevi conversazioni di approfondimento, piuttosto che essere desunto dal silenzio o da una generica buona volontà.

Fonti e approfondimenti

Impact Unit (2026), Evaluation platform, https://evaluationsplattform.impactunit.de/, consultato il 20 Agosto 2026.

Neicu, D., Cauchi, J., Otto, J., Lehto, S., & Dantas Faria, J. C. (2020), Monitoring the Impact of Science and Evidence on Policy, in Šucha, V. & Sienkiewicz, M. (eds.), Science for Policy Handbook, Elsevier, pp. 152–164. https://doi.org/10.1016/B978-0-12-822596-7.00014-0

Newson, R., King, L., Rychetnik, L., Milat, A., & Bauman, A. (2018), Looking Both Ways: A Review of Methods for Assessing Research Impacts on Policy and the Policy Utilisation of Research. Health Research Policy and Systems, 16, Article 54. https://doi.org/10.1186/s12961-018-0310-4

Overton (2026), Tracking Research Impact in Policy Documents. [Risorsa online], consultato il 14 Agosto 2026.

Reed, M. S. (2022), The Research Impact Handbook: Generating and Assessing Impact from Research. Fast Track Impact.

 

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Policy Engagement by Design: come integrare le interazioni tra scienza e policy nelle proposte di finanziamento

Caratteristiche principali in sintesi

  • Prima di inserire il policy engagement in una proposta, verificare onestamente se sia davvero la scelta più adatta — un coinvolgimento a metà non aiuta nessuno.
  • Apprendere la terminologia esatta e le aspettative del finanziatore: “policy engagement”, “impatto” e “coinvolgimento degli Stakeholder” non sono termini intercambiabili tra i diversi enti finanziatori. Comprendere cosa si aspettino i finanziatori e cosa si possa realisticamente offrire.
  • Progettare il policy engagement in modo che apporti benefici anche alla propria ricerca e pianificarlo fin dalle prime fasi del progetto, non come un ripensamento a posteriori.
  • Pianificare un budget realistico e definire indicatori significativi e onesti per monitorare se le proprie iniziative di engagement stiano effettivamente funzionando.

Qual è il problema?

La maggior parte delle attività di policy engagement non fallisce perché ai ricercatori non importi; fallisce perché non rimangono mai abbastanza tempo o denaro da dedicarvi. Pianificarlo all’interno del ciclo del progetto di ricerca fin dal primo giorno, invece di inserirlo successivamente come un elemento aggiunto, è ciò che fa la differenza. Inoltre, sempre più enti finanziatori richiedono ai candidati di dimostrare che i loro progetti di ricerca raggiungeranno gli Stakeholder al di fuori del mondo accademico o otterranno un impatto nella vita reale. I seguenti suggerimenti aiutano i ricercatori a integrare il policy engagement nelle proposte di finanziamento.

(1) Valutare se il policy engagement sia in linea con i propri obiettivi personali: se si hanno alternative di finanziamento che non richiedono il policy engagement e non si è intrinsecamente motivati a interagire con i policymaker, potrebbe valere la pena candidarsi altrove. Ma se il policy engagement è un requisito essenziale — e non si hanno alternative realistiche — vederlo seriamente, allo stesso modo in cui si considererebbe seria la rendicontazione finanziaria: non perché sia entusiasmante, ma perché deve essere svolto correttamente a prescindere.

Se si hanno delle alternative e non si è del tutto sicuri che il policy engagement faccia al proprio caso, provare questo breve test di autovalutazione. Valutare i due scenari seguenti da 1 a 10, dove 10 significa “disastro assoluto” e 1 significa “non ideale, ma accettabile”:

Scenario 1: dal tuo progetto di ricerca non scaturisce nemmeno una singola pubblicazione accademica.

Scenario 2: ogni policymaker che legge le tue pubblicazioni o partecipa ai tuoi eventi di policy ti dice, in tutta onestà, che è stato solo una perdita di tempo.

Se si valuta lo Scenario 1 vicino a 10 e lo Scenario 2 vicino a 1, il policy engagement probabilmente non è la scelta più adatta in questo momento. Un coinvolgimento fatto a metà tende a produrre prodotti di scambio della conoscenza superficiali, che il team di progetto non si divertirà a realizzare e che i policymaker non utilizzeranno.

(2) Leggere attentamente le linee guida del finanziatore: diversi enti finanziatori utilizzano terminologie differenti: policy engagement, science for policy, Stakeholder engagement, impatto, valorizzazione, comunicazione della scienza, trasferimento di conoscenza o altro ancora. Verificare nelle linee guida come il finanziatore definisca i termini pertinenti. In caso di dubbi, contattare il referente del finanziamento. Utilizzare la terminologia del finanziatore nella propria proposta: se il bando parla di “Stakeholder engagement”, utilizzare questa esatta espressione, poiché i revisori potrebbero non avere familiarità con termini come “policy engagement” o “science for policy”.

Verificare inoltre se il policy engagement sia un requisito vincolante o genuinamente opzionale. Nelle linee di finanziamento altamente competitive, anche le caratteristiche “opzionali” possono diventare requisiti de facto. Accertarsi che i policymaker siano effettivamente il gruppo target corretto per il proprio progetto; aziende, scuole, sindacati o altri gruppi potrebbero talvolta essere più adatti. Esaminare i progetti finanziati in passato e parlare con il proprio ufficio di supporto alla ricerca o con i colleghi che hanno ricevuto finanziamenti dallo stesso donatore per conoscere la loro esperienza. Verificare quali costi saranno effettivamente coperti dal finanziamento e cosa si aspetta il finanziatore dal progetto: si accontenta di qualche policy brief sul sito web o si aspetta un cambiamento di policy documentato e attribuibile al progetto?

(3) Dimostrare come il policy engagement arricchisca la propria ricerca: i ricercatori spesso considerano lo scambio di conoscenze come unidirezionale, senza considerare ciò che hanno da guadagnare: nuove prospettive, spunti per domande di ricerca o ipotesi, accesso a partner per le interviste o a istituzioni che possano aiutare a diffondere i sondaggi, oppure un input tempestivo che affini la ricerca stessa. Ecco perché non funziona pianificare tutte le pubblicazioni o gli eventi di policy per la fine del progetto. A quel punto, non rimarrebbe tempo per dare seguito ai feedback ricevuti. Pianificare invece le prime attività di policy engagement nella prima metà del progetto. Includere i policymaker nei comitati consultivi e parlare con loro fin dall’inizio, idealmente ancor prima di presentare la proposta. Potrebbero segnalare questioni non prese in considerazione.

(4) Progettare formati di engagement specifici, creativi e realistici: non rinominare i classici risultati accademici come attività di policy engagement. “Inviteremo i policymakers alle nostre conferenze accademiche”, “i policymaker leggeranno le nostre pubblicazioni accademiche” o “alcuni dei nostri dottorandi intraprenderanno carriere governative” non costituiscono strategie credibili. I risultati della ricerca devono comunque essere declinati in base alle esigenze dei policymakers. Essere creativi: la scelta è molto più ampia rispetto ai soli policy briefs e alle tavole rotonde. Tuttavia, ogni volta che si pianifica qualcosa di più elaborato — un sito web interattivo, una dashboard, un’app, un’esercitazione di simulazione, un serious game, un podcast, un workbook, una linea diretta con gli esperti, un programma di distaccamento — presentare l’idea ai policymaker prima di richiedere il finanziamento. Alcune idee suonano benissimo sulla carta, ma semplicemente non sono praticabili per i policymakers. Informarsi sulle loro esigenze e rapportarle alle proprie risorse e ai propri interessi, per evitare il rischio di trascorrere mesi a sviluppare un’app o un’esercitazione di simulazione che nessun policymaker finirà per utilizzare. Se un policymaker si mostra entusiasta del formato pianificato, valutare l’opportunità di chiedergli una breve lettera di supporto per rafforzare la propria proposta.

Al di là dei policymaker stessi, parlare con i colleghi esperti in policy engagement, o con i mediatori della ricerca, in merito ai risultati realistici. Decidere quali risultati, esiti e impatto si intenda raggiungere, e testare a fondo se siano realistici. Affermazioni come “organizzeremo presso la nostra università un workshop di due giorni a cui parteciperanno 40 parlamentari da tutto il paese, che successivamente modificheranno la legislazione vigente come risultato diretto” sono molto improbabili che si verifichino — evitarle. Il sito policy-engagement-toolkit.eu o la banca dati dei casi di studio sull’impatto del REF sono ottime risorse per ottenere una panoramica di ciò che i diversi formati possono realisticamente realizzare.

Infine, pensare alle collaborazioni, non solo con i policymaker, ma anche con altri istituti di ricerca, think tank, ONG o fondazioni, per amplificare il proprio coinvolgimento e condividere le risorse. Invece di organizzare da zero eventi di policy nella capitale o di lanciare una propria serie di policy briefs, valutare la possibilità di unire le forze con organizzazioni già esistenti.

(5) Richiedere un budget realistico: un policy engagement di alta qualità richiede risorse finanziarie adeguate. Consultare il personale addetto alla comunicazione, al trasferimento tecnologico o al supporto alla ricerca del proprio istituto durante la stesura del budget. Ove possibile, includere nel budget servizi professionali: moderatori, facilitatori degli workshop, grafici, sviluppatori di siti web o app, redattori scientifici, organizzatori di eventi, mediatori della ricerca o formatori in materia di policy engagement. Questi servizi possono essere costosi, ma aspettarsi che i ricercatori a inizio carriera gestiscano compiti specializzati senza una formazione adeguata spesso porta a ritardi e risultati non ottimali. Essere pronti a giustificare i costi: affittare uno spazio per eventi a pochi passi dal parlamento nella capitale è più costoso che organizzare una conferenza di policy in un’università a 200 chilometri di distanza, ma potrebbe essere l’unico modo per raggiungere in modo affidabile i policymaker, spesso oberati di impegni.

(6) Definire metriche di monitoraggio, valutazione e apprendimento chiare e realistiche: i revisori vogliono vedere come verrà monitorato il successo. Pertanto, concentrarsi su indicatori qualitativi e quantitativi significativi — come il feedback dei policymaker o le attività di follow-up. Mostrare come il feedback dei policymaker verrà continuamente valutato e utilizzato per perfezionare i risultati del progetto.

Compiti e risorse

Ricercatori

Valutare fin dalle prime fasi della proposta la capacità del team, la motivazione all’impegno politico e la conoscenza dei processi decisionali; integrare i policymaker nei comitati consultivi; elaborare e co-progettare format di coinvolgimento personalizzati.

Mediatori della ricerca e promotori della conoscenza
Informare i candidati sui requisiti dei vari enti finanziatori. Fornire guide pratiche (come questa) ai candidati. Informarli sui formati di policy engagement. Monitorare il policy engagement in tutte le richieste di finanziamento presso il proprio istituto. Ove possibile, offrire assistenza per mettere in contatto i candidati con i policymaker.

Policymaker

Fornire un feedback tempestivo sulle priorità di ricerca prima della presentazione della proposta; fornire una lettera di supporto se necessario; partecipare ai comitati consultivi di progetto o alle sessioni di dialogo; offrire spunti sui flussi di lavoro di policy attuali e sulle esigenze informative; strutturare e utilizzare policy outputs personalizzati.

Fonti e approfondmenti

ENGAGEgreen Policy Engagement Toolkit (2026), consultato il 10 Agosto 2026.

REF 2021. Research Excellence Framework (2022), Impact Case Study Database, consultato il 10 Agosto 2026.

 

 

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Come comprendere il policymaking: una guida alle principali fonti di informazione

Dalle newsletter alle conversazioni personali

Caratteristiche principali in sintesi

  • Organigrammi, documenti chiave e media specializzati possono fornire una panoramica rapida ed economica di qualsiasi ambito politico.
  • Leggere regolarmente i documenti chiave e i documenti programmatici ha un utile effetto collaterale: nel tempo, permette di familiarizzare con il linguaggio politico.
  • I documenti strategici, i piani d’azione e le richieste di evidenze indicano di cosa hanno effettivamente bisogno i policymakers. Consultarli attivamente, invece di aspettare di essere contattati.
  • Le conversazioni personali e gli eventi politici offrono accesso a conoscenze implicite che nessun documento pubblicato può fornire. È perfettamente normale rivolgersi direttamente ai policymaker, proprio come fanno continuamente i lobbisti.
  • Nessuna di queste operazioni richiede un grande investimento di tempo: la maggior parte si completa in ore o giorni, non in settimane.

Qual è il problema?

I ricercatori che si avvicinano per la prima volta al coinvolgimento nelle politiche pubbliche spesso si pongono una domanda fondamentale: Da dove comincio? Questa domanda è tutt’altro che banale. In pratica, tale domanda si scompone in diverse domande più specifiche:

  • Come posso comprendere rapidamente le priorità politiche e i processi di policymaking?
  • Come faccio a scoprire se la mia esperienza è rilevante per i policymaker?
  • Come posso venire a conoscenza di possibili opportunità di coinvolgimento?
  • Come posso individuare i gruppi target più adatti alla mia competenza all’interno delle istituzioni decisionali?
  • Come posso decifrare il gergo delle policy?
  • Come posso fare tutto questo in modo efficiente in termini di tempo?

Questa guida fornisce una panoramica strutturata delle principali fonti di informazione che aiutano a rispondere a queste domande.

1. Organigrammi

Rifletti sui temi centrali della tua ricerca (ad esempio, sicurezza informatica, ambiente, mobilità o salute). Cerca online le autorità locali, i ministeri regionali o nazionali, le Direzioni generali (DG) della Commissione Europea e le organizzazioni internazionali che si occupano di queste tematiche e individua gli organigrammi sui loro siti web.

Gli organigrammi sono preziosi per due motivi principali:

Innanzitutto, una rapida panoramica e valutazione delle priorità: otterrete una panoramica immediata delle responsabilità delle istituzioni responsabili dell’elaborazione delle politiche. Vi aiuterà anche a valutare il livello di priorità di un argomento: ad esempio, diverse unità specializzate si occupano di aspetti differenti dell’argomento, oppure è gestito da un’unica unità insieme a molte altre questioni?

In secondo luogo, l’identificazione del target: è possibile individuare con precisione le unità da invitare a eventi, con cui richiedere incontri o da informare sui risultati della ricerca.

Suggerimento: confronta gli organigrammi dei ministeri regionali o nazionali, delle DG della Commissione Europea e delle organizzazioni internazionali come l’OMS o l’OCSE. Se non sei sicuro di quale dipartimento si occupi di una questione trasversale (ad esempio, tassazione ambientale o sicurezza informatica), controlla anche i ministeri che si occupano di settori correlati.

Non lasciarti intimidire! Consultare per la prima volta un organigramma può risultare un’esperienza complessa, soprattutto quando si tratta di file PDF di grandi dimensioni. Sentirsi un po’ disorientati è del tutto normale. Molti professionisti del settore ammettono di impiegare del tempo per individuare i contatti giusti all’interno delle istituzioni che prendono le decisioni politiche!

Parlamenti: diamo un’occhiata alle panoramiche delle commissioni parlamentari. In molti sistemi politici, le commissioni parlamentari rispecchiano i portafogli dei ministeri dell’esecutivo.

2. Documenti chiave

I documenti chiave offrono spunti strategici sulle priorità e sui piani di lavoro di governi, partiti politici e organismi internazionali. Tra questi figurano:

  • Programmi dei partiti / Manifesto dei partiti
  • Programmi governativi (ad esempio Programma di governo 2025: garantire il futuro dell’Irlanda;Una Finlandia forte e determinata)
  • Strategie, piani d’azione e tabelle di marcia (ad esempio Strategia dell’UE per la biodiversità al 2030;Strategia globale dell’OMS sulla salute digitale 2020-2027;Strategia per la Svizzera digitale)
  • Atti legislativi e progetti di legge
  • Valutazioni e analisi d’impatto
  • Documenti informativi di approfondimento su questioni politiche, solitamente pubblicati sui siti web istituzionali.
  • Richieste di contributi, consultazioni pubbliche e inviti a commissionare ricerche (ad esempio, il portale UE “Hay Your Say”; Aree di interesse per la ricerca (ARI) nel Regno Unito)
  • Analisi condotte da istituzioni decisionali e organismi di esperti (ad esempio, rapporti dell’OCSE; rapporti dell’IPCC).

Un avvertimento: non tutte le misure delineate in un documento programmatico vengono attuate esattamente come previsto. Le priorità politiche possono cambiare rapidamente, soprattutto durante le crisi (ad esempio, la pandemia di COVID-19 o l’attacco russo all’Ucraina). Ciononostante, i documenti chiave sono essenziali per gli istituti di ricerca che pianificano attività di impegno politico a medio termine.

3. Analisi politiche e documenti di posizione di think tank, ONG e associazioni

La ricerca scientifica non è l’unica fonte di informazioni esterne per i policymakers. Think tank, organizzazioni non governative (ONG), associazioni di categoria e fondazioni pubblicano regolarmente documenti di analisi politica e di posizione.

La lettura di queste pubblicazioni aiuta ad analizzare gli sviluppi sulle politiche e a comprendere le esigenze delle parti interessate. Vale la pena mappare i principali attori del proprio settore. Se la tua ricerca riguarda le politiche ambientali, consulta regolarmente le pubblicazioni di associazioni di categoria, ONG ambientaliste e think tank specializzati. Puoi facilmente individuare queste organizzazioni utilizzando motori di ricerca o strumenti di intelligenza artificiale.

4. Newsletter, comunicati stampa e social media

Iscrivetevi alle newsletter e ai comunicati stampa ufficiali e seguite i policymaker e le principali parti interessate sui social media. Questi canali forniscono aggiornamenti tempestivi sugli sviluppi in corso e sui prossimi eventi politici.

Chi seguire?

  • Partiti politici
  • Membri del Parlamento: concentratevi sui parlamentari influenti, come i portavoce del partito per il vostro settore o i presidenti delle commissioni. Inoltre, seguite sempre i parlamentari che rappresentano il collegio elettorale in cui ha sede il vostro istituto di ricerca.
  • Istituzioni pubbliche: autorità locali, ministeri regionali e nazionali, agenzie esecutive e organismi autonomi. A seconda del tuo ambito di interesse, iscriviti per ricevere aggiornamenti dalle DG della Commissione Europea e dagli organismi internazionali.
  • Principali stakeholder: importanti think tank, associazioni di settore, ONG e fondazioni attive nel vostro campo (ad esempio, biodiversità, sicurezza informatica).

5. Servizi di informazione e notizie specializzate

Monitora le principali testate giornalistiche e i formati mediatici specializzati. Piattaforme come Politico Pro o Euractiv offrono report di approfondimento sugli sviluppi delle politiche dell’UE. Servizi specializzati simili esistono a livello nazionale (ad esempio Table.Media o Tagesspiegel Background in Germania). Contatta la biblioteca della tua università per sapere a quali abbonamenti, servizi di notizie o banche dati multimediali (ad esempio Nexis Uni) puoi accedere gratuitamente tramite licenze istituzionali.

6. Eventi sulle politiche e conversazioni personali

Soprattutto le capitali ospitano numerosi eventi che riuniscono policymakers, ricercatori ed esperti provenienti da think tank e dalla società civile.

La partecipazione agli eventi politici è fondamentale per due motivi:

  1. Networking diretto: puoi entrare in contatto direttamente con i policymaker e i tuoi colleghi. Prepara in anticipo una breve presentazione. Prendi l’abitudine di scambiare i contatti dopo una conversazione significativa e non dimenticare di ricontattarli! Creare connessioni durante gli eventi e ricontattarli qualche settimana dopo è spesso molto più efficiente in termini di tempo e costi rispetto all’organizzazione di eventi indipendenti senza una rete di contatti consolidata nel settore politico.
  2. Accesso alla conoscenza implicita: documenti pubblici, newsletter e comunicati stampa raccontano solo una parte della storia. I policymakers detengono una notevole quantità di conoscenza implicita e contestuale, accessibile solo attraverso un dialogo diretto.

Non siate timidi: è prassi comune individuare i funzionari competenti attraverso gli organigrammi, contattarli direttamente e richiedere un breve incontro introduttivo, di persona o virtuale. I lobbisti e i gruppi di difesa degli interessi lo fanno continuamente: i ricercatori dovrebbero sentirsi altrettanto sicuri di mettere a disposizione la propria esperienza.

Queste strategie possono sembrare inizialmente dispendiose in termini di tempo, ma producono risultati significativi a lungo termine. La lettura regolare di documenti programmatici, sintesi di think tank e newsletter specializzate offre un altro importante vantaggio: aiuta i ricercatori ad acquisire familiarità con il gergo delle policy.

Compiti e risorse

Ricercatori

  • Riservatevi regolarmente del tempo, anche solo 30 minuti a settimana, per leggere le newsletter pertinenti e dare un’occhiata ai documenti chiave e alle pubblicazioni politiche.
  • Invece di cercare di monitorare tutto, individua un numero ristretto di istituzioni, comitati o singoli responsabili politici da seguire attentamente.
  • Partecipare a eventi politici, preparare una breve presentazione e ricontattare i nuovi contatti in seguito.

Mediatori della ricerca

  • Selezionare e condividere con i ricercatori del loro istituto newsletter pertinenti, documenti chiave e informazioni sugli eventi.
  • Spiega la differenza tra i vari tipi di documenti di policy.
  • Aiutare i ricercatori a identificare le istituzioni e i contatti politici più adatti al loro settore.
  • Fornire accesso a servizi mediatici e informativi specializzati, ad esempio tramite abbonamenti alle biblioteche.

Policymaker

  • Mantenere organigrammi, documenti chiave e informazioni di contatto accessibili al pubblico e aggiornati.
  • Mantenere una newsletter attiva o una presenza sui social media
  • Restare disponibili a ricevere richieste di incontro dirette da parte dei ricercatori.

Fonti e approfondimenti

Department of the Taoiseach (2025), Programme for Government 2025. Securing Ireland’s Future, https://assets.gov.ie/static/documents/programme-for-government-securing-irelands-future.pdf  consultato il 12 agosto 2026. 

European Commission (2020), Biodiversity Strategy for 2030, https://environment.ec.europa.eu/strategy/biodiversity-strategy-2030_en, consultato il  12 agosto 2026. 

French, M.; Hawkins, M. (2024), Areas of Research Interest: A Practical Guide, https://upen.ac.uk/resources/areas-of-research-interest-a-practical-guide/, consultato il  12 agosto 2026. 

Federal Council (2026), Digital Switzerland Strategy 2026, https://www.bk.admin.ch/en/digital-switzerland , consultato il  12 agosto 2026. 

Finnish Government (2023), A Strong and Committed Finland. Programme of Prime Minister Petteri Orpo’s Government, https://julkaisut.valtioneuvosto.fi/server/api/core/bitstreams/ad4dc8fd-afad-4b21-b7c2-c197c8e4b378/content, consultato il  12 agosto 2026. 

WHO (2025), Global Strategy on Digital Health 2020-2027, https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/a64d584f-015b-471f-9d86-9ea263cfb516/content, consultato il  12 agosto 2026. 

OMS (2025), Strategia globale sulla salute digitale 2020-2027,https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/a64d584f-015b-471f-9d86-9ea263cfb516/content, consultato il 12 agosto 2026.

 

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