Skip to main content

Autore: Giulia Ballarin

Giulia Ballarin (giulia.ballarin@unive.it) è Project Manager presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si occupa della gestione e della rendicontazione di progetti di ricerca finanziati dall’UE presso il Dipartimento di Economia. Ha maturato precedenti esperienze nei settori della raccolta fondi, della comunicazione e della grafica. Ha conseguito un Master Europeo Congiunto in Studi Inglesi e Americani (M.A.) presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e un Diploma post-laurea in Editoria: Design e Management presso l’Università degli Studi di Verona.

Intervista – Dai dati all’azione: dentro la missione per trasformare la One Health in politiche concrete

foto profilo di Prof. Gaia Bertarelli - Intervista "Dai dati all'azione"Gaia Bertarelli è Professoressa Associata di Statistica Sociale presso il Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia. La sua ricerca si concentra sui metodi statistici per l’integrazione di dati complessi, tra cui la stima su aree ristrette, la statistica robusta, i modelli a variabili latenti, gli indicatori multidimensionali e i metodi per combinare diverse fonti di dati. Il suo lavoro applicato riguarda i sistemi sanitari, le disuguaglianze sociali, la povertà, le differenze di genere e il benessere sostenibile. Nell’ambito di PLANET4HEALTH, il suo contributo è strettamente legato all’ambizione del progetto di trasformare dati frammentati relativi all’ambiente, alla salute e al contesto socioeconomico in evidenze in grado di supportare decisioni politiche più eque, tempestive e attuabili.

 

Il progetto PLANET4HEALTH opera con una missione importante e urgente: tradurre la scienza in politiche concrete. Dal suo punto di vista all’Università Ca’ Foscari, in che modo l’attenzione del suo team all’analisi dei dati, alle disuguaglianze sanitarie e alle vulnerabilità climatiche contribuisce a colmare questo divario, e qual è la sfida maggiore nel trasformare dati così complessi sui rischi ambientali in politiche attuabili?

A Ca’ Foscari, il nostro ruolo è quello di trasformare dati ambientali e sanitari complessi in informazioni significative a livello decisionale. Non basta stabilire che il cambiamento climatico o l’inquinamento incidano sulla salute. I policymaker devono sapere quali popolazioni e territori siano più vulnerabili, come siano distribuiti i rischi e dove un intervento potrebbe avere il maggiore impatto.

Combiniamo quindi informazioni ambientali, climatiche, sanitarie e socioeconomiche e utilizziamo metodi statistici in grado di individuare le disuguaglianze che potrebbero essere nascoste nelle medie nazionali o regionali. Ciò è particolarmente importante per i gruppi vulnerabili e le aree geografiche più piccole, dove gli indicatori convenzionali potrebbero non fornire un quadro sufficientemente dettagliato o affidabile.

La sfida maggiore non è semplicemente il volume dei dati, bensì la loro eterogeneità: provengono da istituzioni diverse, coprono periodi diversi, utilizzano scale geografiche diverse e presentano livelli diversi di qualità e accessibilità. Dobbiamo comunicare questi limiti e queste incertezze senza rendere i risultati inutilizzabili. Una buona base di dati a sostegno delle politiche deve essere scientificamente rigorosa, ma deve anche essere interpretabile, tempestiva e collegata a una linea d’azione realistica. PLANET4HEALTH è stato progettato proprio per affrontare questa frammentazione e sviluppare strumenti interoperabili in grado di supportare la preparazione e le decisioni sulle politiche.

Un elemento chiave dei progetti di Horizon Europe è la governance, e PLANET4HEALTH attribuisce grande importanza al dialogo continuo con il proprio External Advisory Board – EAB (Comitato consultivo esterno). Può fornirci un esempio di come il feedback dell’EAB abbia influenzato direttamente lo sviluppo dei vostri strumenti tecnici e dei sistemi di allerta precoce?

Un importante contributo dell’External Advisory Board è stato quello di ricordarci che gli strumenti tecnici devono essere progettati fin dall’inizio tenendo conto degli utenti finali. Un Early Warning System – EWS (sistema di allerta precoce) non è utile semplicemente perché produce una previsione; diventa utile quando le autorità pubbliche sono in grado di comprendere il segnale, fidarsi di esso e sapere quale tipo di azione dovrebbe innescare.

Ad esempio, nello sviluppo dei nostri strumenti digitali e dei nostri approcci di allerta precoce, il feedback dell’EAB ci ha aiutato a concentrarci non solo sulle prestazioni dei modelli, ma anche sull’interpretabilità, sulla comparabilità tra i diversi casi di studio e sull’usabilità per i responsabili delle decisioni. Ciò significa prestare attenzione a domande quali: quali indicatori sono più rilevanti per le autorità locali? Come dovrebbe essere visualizzata l’incertezza? Quale livello di dettaglio spaziale è utile senza creare una precisione fuorviante? E in che modo gli allarmi possono essere collegati ad azioni fattibili di preparazione o prevenzione?

Questo feedback ci ha incoraggiato a considerare la piattaforma non come un risultato puramente scientifico, ma come un ambiente di supporto decisionale. Gli strumenti devono consentire agli utenti di esplorare i dati, comprendere i fattori che determinano il rischio e confrontare possibili scenari. In questo senso, l’EAB ci aiuta a mantenere il lavoro ancorato alle esigenze pratiche di governance, anziché sviluppare modelli che rimangano confinati alla sola comunità di ricerca.

Affrontare casi di studio così diversi, dall’inquinamento atmosferico in Sudafrica alla sicurezza alimentare nell’Europa centrale, richiede una visione d’insieme molto ampia. In che modo l’EAB vi aiuta a mantenere una visione globale coerente pur affrontando questioni ambientali altamente localizzate?

La diversità dei casi di studio è uno dei punti di forza di PLANET4HEALTH, ma rappresenta anche una sfida metodologica e di governance. L’inquinamento atmosferico in Sudafrica, la contaminazione alimentare nell’Europa centrale, le malattie trasmesse da vettori e il benessere mentale legato al clima sono questioni molto diverse tra loro. Coinvolgono fonti di dati, istituzioni, vie di esposizione e contesti politici diversi. Allo stesso tempo, sollevano tutte una domanda comune: in che modo il degrado ambientale influisce sulla salute umana, animale ed degli ecosistemi, e come possono le società reagire in modo più tempestivo ed efficace?

L’EAB ci aiuta a mantenere questo quadro comune. Offre una prospettiva esterna che non si limita a un singolo caso di studio o a una sola disciplina. Ciò è molto prezioso perché ci spinge a identificare ciò che è trasferibile da un contesto all’altro: indicatori comuni, principi condivisi per l’integrazione dei dati, approcci comparabili alla vulnerabilità e standard comuni per comunicare l’incertezza.

Allo stesso tempo, l’EAB contribuisce a garantire che non venga imposto un approccio unico valido per tutti. Il contesto locale riveste un’enorme importanza. La disponibilità dei dati, la capacità istituzionale, le pratiche culturali e le priorità politiche variano da luogo a luogo. La sfida consiste nello sviluppare strumenti e insegnamenti che siano sufficientemente generali da poter essere replicati, ma anche sufficientemente flessibili da risultare significativi a livello locale. L’EAB sostiene proprio questo equilibrio tra coerenza globale e rilevanza locale.

Il processo decisionale sulle politiche spesso segue tempistiche diverse rispetto alla ricerca scientifica. Quali strategie specifiche sta attuando PLANET4HEALTH per garantire che policymaker locali ed europei non si limitino a ricevere i dati alla fine del ciclo quadriennale, ma siano coinvolti durante l’intero processo?

Consideriamo il coinvolgimento come parte integrante del processo di ricerca, piuttosto che come un’attività di comunicazione che ha inizio solo al termine della ricerca. Le parti interessate sono coinvolte nell’identificazione dei problemi, nella valutazione dei dati disponibili, nella definizione di risultati utili e nella discussione su come gli strumenti possano integrarsi nelle procedure decisionali esistenti.

Già durante il primo anno del progetto sono stati organizzati workshop con gli stakeholder incentrati sugli EWS per le malattie trasmesse da vettori, sull’adozione di strumenti per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico in Sudafrica e su un sistema di segnalazione tempestiva per i PFAS e altri inquinanti nell’Europa centrale.

Il caso di studio sudafricano illustra il valore di questo dialogo continuo. I ricercatori hanno interagito direttamente con i dipartimenti governativi per comprendere le loro preoccupazioni immediate. Una discussione sulla raccolta dei rifiuti e su un’infestazione di ratti ha rivelato un nesso con la combustione informale dei rifiuti e l’inquinamento atmosferico. Ascoltare le problematiche che le autorità dovevano affrontare nella pratica ha aiutato i ricercatori a identificare un ambito concreto in cui le prove potessero sostenere l’azione e ha contribuito a costruire fiducia tra le parti.

Oltre ai workshop locali, il progetto si avvale del proprio External Advisory Board, delle revisioni del consorzio, dei documenti di sintesi sulle politiche, delle attività di formazione e della collaborazione con il più ampio Planetary Health Cluster per creare punti di contatto ricorrenti con i decisori. Ciò consente al feedback di influenzare la ricerca mentre c’è ancora tempo per adattarla.

La frammentazione dei dati tra le diverse istituzioni è un noto collo di bottiglia. In che modo le piattaforme e gli strumenti digitali ad accesso libero sviluppati da Ca’ Foscari e dai suoi partner consentiranno alle autorità pubbliche di prendere decisioni veramente “proattive” anziché “reattive”?

Un sistema proattivo riunisce informazioni che solitamente vengono considerate separatamente. Anziché attendere che i dati sulla mortalità, sulle malattie o sui contagi rivelino che una crisi si è già verificata, le autorità possono esaminare le condizioni ambientali, i modelli di esposizione, le popolazioni vulnerabili e le tendenze emergenti all’interno di un sistema integrato.

PLANET4HEALTH mira a raccogliere e organizzare dati esistenti e nuovi, a sviluppare prototipi digitali interoperabili e a fornire strumenti e materiali di ricerca ad accesso aperto alle autorità pubbliche e ai ricercatori. Questi strumenti dovrebbero aiutare gli utenti a passare dal chiedersi «Cosa è successo?» al chiedersi «Dove sta aumentando il rischio, chi potrebbe esserne colpito e quale intervento è possibile intraprendere ora?».

L’accesso aperto (open access) da solo, tuttavia, non è sufficiente. I dati devono essere documentati, confrontati, gestiti in modo etico e presentati in una forma comprensibile. La governance della salute planetaria deve inoltre integrare dati relativi agli animali, all’ambiente e al sistema alimentare, anziché basarsi esclusivamente su set di dati relativi alla salute umana.

Infine, in vista del completamento del progetto, come definiresti un «impatto di successo sulle politiche»? Qual è l’eredità principale che speri che PLANET4HEALTH lasci nel campo della governance della salute planetaria?

Per me, un impatto di successo sulle politiche significherebbe che PLANET4HEALTH non rimanga solo un progetto di ricerca, ma diventi parte integrante del modo in cui le istituzioni pensano e agiscono sui rischi ambientali e sanitari. Un risultato significativo sarebbe vedere i nostri strumenti, indicatori e approcci metodologici utilizzati dalle autorità pubbliche per sostenere la prevenzione, l’adattamento e una pianificazione più integrata.

Il successo significherebbe anche che il progetto aiuti i policymaker a riconoscere le disuguaglianze sanitarie come parte essenziale della governance ambientale. I rischi climatici e ambientali non sono distribuiti in modo uniforme e le politiche dovrebbero tenerne conto. Se il nostro lavoro aiuterà le istituzioni a identificare prima i territori e le popolazioni vulnerabili e a progettare risposte più mirate, allora il progetto avrà dato un contributo significativo.

L’eredità che spero PLANET4HEALTH lasci è un modello pratico per la governance della salute planetaria: interdisciplinare, basato sui dati, trasparente e orientato all’azione. Ciò significa legami più forti tra ricercatori, autorità pubbliche, cittadini e stakeholder; una migliore integrazione dei dati frammentati; e strumenti che aiutino a trasformare i segnali precoci in azioni tempestive.

In definitiva, l’obiettivo non è solo produrre conoscenza, ma renderla utilizzabile. Se PLANET4HEALTH contribuirà a integrare una prospettiva «One Health» e di salute planetaria nelle decisioni politiche quotidiane, il suo impatto continuerà anche oltre la conclusione formale del progetto.

 

Fonti e approfondimenti

Cross-project collaboration

Maggiori informazioni sul progetto: PLANET4HEALTH – TRANSLATING SCIENCE INTO POLICY: A Multisectoral Approach to Adaptation & Mitigation of Adverse Effects of Vector-Borne Diseases, Environmental Pollution and Climate Change on Planetary Health; funded by the European Union. Grant Agreement No. 101136652. (2024 – 2028)

Pagina LinkedIn

Scopri i risultati e le pubblicazioni del progetto sulla pagina web dedicata su Zenodo

Incontra i partner di progetto sul canale YouTube

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Corso di formazione breve per Research Manager

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • corso di formazione breve in presenza per Research manager e knowledge transfer manager dell’Università Ca’ Foscari Venezia e delle istituzioni partner locali
  • doppio formato: presentazione di alcuni progetti di ricerca in diverse fasi di sviluppo, con particolare attenzione al policy engagement, seguita da un tavolo di discussione con esperti (facilitatori della ricerca, research manager e ricercatori post-dottorato)
  • preziosa opportunità per condividere buone pratiche e strumenti, analizzando gli elementi chiave da considerare durante la fase di progettazione, con specifico riferimento all’impatto dei progetti sulle politiche pubbliche
  • opportunità di networking al termine del corso
  • le ore del corso sono riconosciute come formazione ufficiale dall’ufficio competente dell’Ateneo (tutto il personale della Pubblica Amministrazione italiana è tenuto a frequentare almeno 40 ore di formazione annuali)

Risorse necessarie in breve

tabella delle risorse necessarie per l'organizzazione e svolgimento del Corso di formazione breve per Research Manager

Com’è strutturato il modello?

Prima del corso

L’unità del progetto ENGAGEgreen del Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari, in collaborazione con l’ufficio Promozione dell’Innovazione e del Know-how (Pink), definisce il programma e seleziona i relatori attraverso regolari incontri online e in presenza. Altri compiti includono:

  • predisposizione di un modulo di registrazione con una scadenza adeguata in modo da avere il numero di partecipanti, sia per la prenotazione della sala sia per l’organizzazione del rinfresco previsto a conclusione
  • comunicazione dell’evento sui canali social ufficiali e nella newsletter interna dell’università, rivolta in particolare a manager della ricerca e del trasferimento tecnologico
  • contatto con l’ufficio competente dell’Ateneo per confermare la procedura di approvazione delle ore di formazione per i partecipanti

Durante il corso

Registrazione dei partecipanti: procedura necessaria sia per l’accredito delle ore di formazione che per rendicontare l’evento all’interno del progetto.

Dopo il corso

Gli organizzatori inviano un messaggio di ringraziamento a relatori e partecipanti, invitandoli a seguire gli aggiornamenti del progetto sui social media, e chiedendo loro di compilare un breve questionario di valutazione dell’evento.

Sfide

Necessità di definire il programma con largo anticipo per garantire tempi sufficienti alla promozione online prima della chiusura delle iscrizioni.

→ Misura di mitigazione: comunicazione costante tra gli organizzatori per monitorare il rispetto della tabella di marcia.

Relatori impossibilitati a partecipare in presenza all’ultimo minuto.

Misura di mitigazione: Predisporre in anticipo un link per il collegamento online e selezionare una sala con attrezzature idonee per un’eventuale sessione ibrida.

Compiti e risorse

Team

Coordina il programma, il coinvolgimento dei relatori, le registrazioni e la comunicazione, la sala riunioni e i servizi di catering. 

Ufficio co-organizzatore

L’ufficio Promozione dell’Innovazione e del Know-how è coinvolto in tutte le fasi preliminari, in particolare nell’identificazione del tema più idoneo e dei relativi relatori.

Relatori

Si incontrano separatamente con gli organizzatori per concordare i contenuti, i tempi e altri dettagli relativi alle presentazioni. Preparano il materiale di presentazione (slide e link da condividere con i presenti). 

Finanziamento richiesto

Tutti i relatori sono affiliati all’università, pertanto non sono previsti fondi per viaggio o alloggio.

Viene offerto un rinfresco (es. coffee break/snack) durante il momento di networking a fine formazione. 

Fonti e approfondimenti

Pagina dell’evento sul sito web dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Intervista a Mike Young

foto in bianco e nero di Mike Young
credits: Mike Young Academy website

Informazioni su Mike Young:

Sono il fondatore della Mike Young Academy, un’agenzia con sede a Copenaghen che offre workshop per ricercatori e professionisti della comunicazione scientifica, oltre a social media audit per le università.

In precedenza, sono stato direttore della versione in lingua inglese di University Post (2009-2016), un media hub per una comunità di studenti e scienziati a Copenaghen. Prima di questo incarico, ho lavorato per molti anni sia come giornalista che come docente esperto in studi sui media.

Il mio libro Social Media for Research Impact, scritto insieme a Marcel Bogers, è stato pubblicato da Routledge nel gennaio 2026.

Durante la Research Communication Week 2024 organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha tenuto il workshop “Social Media for Researchers”, in cui ha presentato un approccio consapevole (mindful) ai social media. Come si traduce questo nella comunicazione della ricerca?

Mindful, in questo contesto, significa quanto segue: i ricercatori dovrebbero usare i social media per lasciare che questi aiutino la loro scienza, ovvero per divulgare il proprio lavoro, trovare collaboratori, avere nuove idee e cooperare con altri.

Tuttavia, non dovrebbero farsi trascinare nella gamification e nella competizione promosse sia dalle piattaforme stesse che dall’accademia in altri contesti. Ciò significa non competere per metriche di coinvolgimento come reach, follower e attenzione. I social media dovrebbero essere usati per la propria attività scientifica e, in ultima analisi, per la propria soddisfazione professionale; non per fare personal branding o per cercare di vincere in qualche modo nei giochi di carriera.

Questo implica l’uso dei social media per raggiungere, trovare, collaborare e pensare assieme a singole nuove persone seguendo il proprio ritmo, anziché cercare di raggiungere molte persone contemporaneamente. Oltre a essere mindful, gli scienziati dovrebbero essere consapevoli che esistono ragioni etiche per agire sui social media, le quali possono talvolta entrare in conflitto con le pratiche mindful.

Possono i social media amplificare l’impatto della scienza sulle politiche pubbliche?

Sì. Direttamente da parte di scienziati con competenze in aree specifiche, che partecipano e contribuiscono a arricchire il dibattito sulle politiche legate al proprio specifico ambito di ricerca. Indirettamente, aiutando a inserire la propria ricerca e competenza nelle conversazioni di stakeholder chiave, come finanziatori, funzionari governativi, ecc.

Può darci un’anteprima sul libro scritto da lei e dal Prof. Marcel Bogers, Social Media for Research Impact?

Social Media for Research Impact esamina gli effetti dell’uso professionale dei social media sulla scienza e sul sapere accademico, fornendo consigli pratici, strumenti e linee guida su piattaforme, pratiche e routine per gli accademici. Offre una serie di casi studio di ricercatori di tutto il mondo e illustra i modi diversi, e spesso inaspettati, in cui i social media migliorano il lavoro accademico: dalla costruzione di network collaborativi all’ampliamento del pubblico, fino alla creazione di un impatto concreto nel mondo.

Ricercatori e comunicatori della scienza stanno lasciando X (Twitter) per altre piattaforme di microblogging; quali sono le migliori alternative? Come potrebbero curare il feed e cercare i membri giusti e influenti della comunità scientifica?

Al momento, Bluesky sembra essere la migliore alternativa come piattaforma di microblogging. Proprio come su X, è possibile creare liste di persone chiave. A differenza di X, queste sono pubbliche per impostazione predefinita, il che ne riduce in parte l’utilità.

Ciò che è positivo in Bluesky rispetto a X, tuttavia, è la possibilità di avere molto più controllo sul proprio newsfeed. Questo permette allo scienziato di mantenere il focus, poiché è possibile liberarsi quasi completamente da post politici, influencer e operatori di marketing. Anche gli Starterpacks su Bluesky sono una nuova funzione interessante che consente di condividere gruppi di scienziati influenti e creare community.

Quali consigli darebbe ai ricercatori che hanno bisogno di connettersi e interagire con giornalisti e policymakers?

Nei miei workshop, faccio in modo che gli scienziati impostino routine specifiche o percorsi di networking per raggiungere questi due gruppi su LinkedIn e altri social media.

 

Mike Young è stato interviostato da Giulia Ballarin (Università Ca’ Foscari Venezia)

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al Policy Engagement Toolkit? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

La doppia transizione: un ponte tra scienza e politiche per un futuro sostenibile

Come funziona il formato?

Il progetto ENGAGEgreen mira, tra l’altro, a rafforzare la capacità delle università di instaurare un dialogo significativo con i policymaker, promuovendo collaborazioni eque che generino risultati concreti e socialmente rilevanti. Al centro del progetto vi sono i temi affrontati nella sua serie di seminari: in particolare, la “doppia transizione” ecologica e digitale che costituisce il fulcro del progetto.

Il presente documento, redatto dal team dell’Università Ca’ Foscari Venezia, offre una sintesi e una rielaborazione critica di due seminari tenuti con esperti accademici su argomenti di particolare rilevanza per l’iniziativa ENGAGEgreen.

Ai seminari intitolati

ha contribuito un gruppo eterogeneo di studiosi, ricercatori, imprenditori e policymaker. Le discussioni sono state ricche e sfaccettate, generando una vasta gamma di spunti di riflessione. Al termine di ogni incontro, diversi partecipanti sono stati invitati a fornire delle riflessioni scritte. Numerosi colleghi hanno accettato di contribuire a questo sforzo collettivo volto a identificare e articolare i fattori chiave in grado di rafforzare il legame tra la ricerca scientifica e i processi decisionali.

Le riflessioni qui presentate sono state guidate da una serie di domande che hanno ancorato la discussione all’esperienza concreta dei partecipanti, accademici di alto livello con una vasta esperienza nella conduzione di progetti di ricerca internazionali. Le domande guida erano le seguenti:

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale tipo di cooperazione tra policymaker, da un lato, ed accademici e ricercatori, dall’altro, è necessaria per progettare e attuare politiche efficaci volte ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici?
  2. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale ruolo possono svolgere i mercati finanziari nel sostenere la transizione ecologica?
  3. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, come possiamo distinguere tra le aziende che sono sinceramente impegnate nella transizione verso la sostenibilità e quelle che adottano pratiche di greenwashing?
  4. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, ritenete che la Commissione europea debba rivedere alcune delle iniziative intraprese finora? In tal caso, in quale direzione dovrebbero andare tali revisioni?

Di seguito sono riportati i temi principali e le riflessioni emersi dal dibattito tra gli esperti.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale tipo di cooperazione tra policymaker, da un lato, ed accademici e ricercatori, dall’altro, è necessaria per progettare e attuare politiche efficaci volte ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici?

Una cooperazione stretta, strutturata e continua tra policymaker e la comunità accademica e di ricerca è essenziale per delle politiche efficaci in materia di cambiamenti climatici. Le decisioni politiche dovrebbero essere “informate e sostenute” dalla ricerca scientifica. Inoltre, un’analisi rigorosa degli scenari, che combini scienze climatiche, proiezioni socioeconomiche e modellizzazione a lungo termine, deve essere una componente fondamentale di qualsiasi dialogo politico.

Nello specifico:

  • Ricerca interdisciplinare e analisi degli scenari come fondamento

I ricercatori devono sviluppare scenari climatici, ambientali e socioeconomici solidi e basati su dati concreti, che i policymaker possano utilizzare per anticipare l’impatto dei diversi percorsi delle politiche, valutare i trade-off e prendere decisioni informate. L’analisi degli scenari si è dimostrata uno strumento prezioso per affrontare l’incertezza e progettare politiche climatiche e di adattamento resilienti.

  • Meccanismi di dialogo bidirezionali istituzionalizzati

Anziché ricorrere a consultazioni ad hoc, occorre istituire canali istituzionali (ad esempio, comitati consultivi, consorzi di ricerca sulle politiche, gruppi di lavoro permanenti) per garantire uno scambio continuo. Ciò contribuisce all’integrazione delle nuove evidenze scientifiche e all’adeguamento delle politiche man mano che le conoscenze evolvono. I rapporti sul collegamento tra scienza e politiche sottolineano l’importanza di sintesi concise e pertinenti dei risultati scientifici (policy brief), per rendere la ricerca fruibile ai decision maker.

  • Una valutazione olistica degli impatti ambientali, economici e sociali

Per essere efficaci, le politiche climatiche richiedono non solo la riduzione delle emissioni, ma anche la considerazione della sostenibilità economica, dell’equità sociale, della resilienza e dell’adattamento. La ricerca interdisciplinare che coniuga scienze ambientali, economia e scienze sociali è fondamentale.

  • Trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder

Le politiche elaborate con il contributo di ricercatori, società civile, imprese e altre parti interessate acquisiscono legittimità, riflettono una prospettiva ampia e hanno maggiori probabilità di successo. Un approccio collaborativo rafforza la fiducia dell’opinione pubblica e consente azioni per il clima più eque e inclusive.

In conclusione, la cooperazione tra policymaker e ricercatori dovrebbe essere istituzionalizzata e continua, combinando un’analisi scientifica rigorosa (scenari, modelli, dati) con un dialogo inclusivo e interdisciplinare. Solo attraverso una tale collaborazione le politiche climatiche possono essere scientificamente valide, socialmente eque, economicamente sostenibili e in grado di adattarsi nel tempo.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale ruolo possono svolgere i mercati finanziari nel sostenere la transizione ecologica?

I mercati finanziari possono, e dovrebbero, svolgere un ruolo centrale nel favorire la transizione ecologica. Le considerazioni sulla necessità di mobilitare fondi e diversificare il rischio, insieme all’enfasi sul finanziamento di meccanismi volontari (crediti di carbonio, biodiversità, ripristino), sottolineano due ruoli complementari: fornire risorse e incentivare gli investimenti sostenibili.

Concretamente, i mercati finanziari possono contribuire:

  • Mobilitando capitali verso investimenti green

Strumenti quali i green bond, le obbligazioni sostenibili e i fondi legati ai criteri ESG convogliano risorse verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, le tecnologie pulite, l’economia circolare, il ripristino ambientale e altri progetti a beneficio dell’ambiente.

  • Diversificando il rischio e attraendo investitori privati

Mettendo in comune le risorse e distribuendo il rischio tra gli investitori, i mercati finanziari rendono i progetti verdi più fattibili. Ciò è particolarmente importante per gli investimenti su larga scala o a lungo termine, che spesso richiedono un capitale iniziale e hanno orizzonti di recupero dell’investimento piuttosto lunghi.

  • Promuovendo l’innovazione e la diffusione su larga scala delle tecnologie sostenibili

Attraverso meccanismi di finanziamento, i mercati possono sostenere le startup e le aziende che sviluppano tecnologie verdi, facilitando la diffusione delle innovazioni e la trasformazione strutturale dell’economia.

  • Con meccanismi di sostegno oltre agli investimenti diretti, ad esempio crediti di carbonio, crediti di biodiversità, finanziamenti per il ripristino

Il sostegno finanziario a misure ambientali volontarie (compensazione delle emissioni di carbonio, progetti di biodiversità, soluzioni basate sulla natura) può integrare gli interventi normativi, specialmente laddove le risorse pubbliche o la copertura normativa siano limitate.

  • Integrando i rischi ambientali nella valutazione finanziaria e nella gestione del rischio

Attraverso strumenti quali gli stress test basati su scenari climatici e i quadri di riferimento per la valutazione del rischio, gli istituti finanziari e i mercati possono internalizzare il rischio climatico, rendendo la sostenibilità parte integrante del normale processo decisionale finanziario.

 

L’efficacia della finanza dipende, tuttavia, dall’esistenza di condizioni favorevoli:

  • Quadri normativi e definizioni chiari (ad esempio, la tassonomia delle attività sostenibili)

Gli investitori hanno bisogno di chiarezza su cosa si intenda per “verde” o “sostenibile” per convogliare i fondi in modo credibile.

  • Trasparenza, standard di informativa e verifica indipendente

Per evitare il greenwashing, le imprese e i prodotti finanziari devono fornire dati ESG e di impatto affidabili e comparabili. La rendicontazione sulla sostenibilità e il regime di informativa ESG sono fondamentali.

  • Coordinamento tra capitale pubblico e privato

Data l’entità degli investimenti necessari per la transizione, specialmente nei settori delle infrastrutture, dell’energia e dei progetti ambientali su larga scala, gli incentivi pubblici (sovvenzioni, garanzie, regolamentazione) sono spesso necessari per ridurre il rischio e attrarre capitali privati.

In conclusione, i mercati finanziari non sono solo finanziatori passivi: possono agire come facilitatori e acceleratori della transizione ecologica, a condizione che operino nel rispetto di solidi quadri normativi, requisiti di trasparenza e una visione a lungo termine della sostenibilità.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, come possiamo distinguere tra le aziende che sono sinceramente impegnate nella transizione verso la sostenibilità e quelle che adottano pratiche di greenwashing?

L’opinione ragionevole secondo cui le aziende devono essere comprese a fondo e che siano essenziali metriche chiare, standard e certificazioni credibili mette in luce la sfida fondamentale: distinguere l’impegno autentico dalle affermazioni superficiali richiede una governance solida, trasparenza e responsabilità.

Criteri e meccanismi chiave:

  • Rendicontazione e divulgazione ESG obbligatorie e standardizzate

Le aziende dovrebbero pubblicare rapporti di sostenibilità (dati ambientali, sociali e di governance) regolari, comparabili e verificati in modo indipendente, che coprano le emissioni, l’uso delle risorse e l’impatto sociale. Ciò consente agli stakeholder (investitori, autorità di regolamentazione, società civile) di valutare le prestazioni nel tempo.

  • Ricorso a schemi di certificazione riconosciuti e indipendenti e a standard di finanza sostenibile

Strumenti quali i green bond o le obbligazioni legate alla sostenibilità dovrebbero seguire quadri di riferimento accettati ed essere verificati da terze parti indipendenti, al fine di garantire la credibilità delle dichiarazioni ambientali.

  • Valutazione dell’“addizionalità” e dell’impatto effettivo, non solo delle intenzioni

È fondamentale valutare cosa avrebbero fatto le aziende in assenza dell’etichettatura green; dovrebbero contare solo i miglioramenti netti rispetto a uno scenario di riferimento realistico.

  • Monitoraggio costante, trasparenza e controllo da parte degli stakeholder

La sostenibilità non dovrebbe essere una semplice operazione pubblicitaria una tantum, ma un impegno continuo: devono essere messi in atto audit, rendicontazione pubblica, coinvolgimento degli stakeholder e meccanismi di responsabilità.

  • Allineamento con quadri di riferimento e normative oggettivi e basati sulla scienza

Ad esempio, la conformità alla Tassonomia UE per le attività sostenibili può aiutare a verificare se le attività di un’azienda contribuiscano realmente agli obiettivi ambientali.

In conclusione, distinguere la vera sostenibilità dal greenwashing richiede un’infrastruttura di governance: rendicontazione standardizzata, verifica indipendente, valutazione d’impatto, responsabilità e allineamento normativo. Senza questi fattori, le affermazioni “verdi” rischiano di essere nient’altro che strategie di marketing.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, ritenete che la Commissione europea debba rivedere alcune delle iniziative intraprese finora? In tal caso, in quale direzione dovrebbero andare tali revisioni?

È opportuno procedere a una revisione delle iniziative esistenti che, se condotta in modo adeguato, potrebbe rafforzare l’efficacia, l’inclusività e la credibilità del quadro delle politiche europee in materia di sostenibilità ambientale. Sulla base delle risposte ricevute e alla luce dei recenti sviluppi e delle sfide attuali, si suggeriscono le seguenti linee guida:

  • Maggiore sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) e agli attori di dimensioni più ridotte

Le grandi imprese dispongono spesso delle risorse necessarie per soddisfare gli standard ESG e accedere alla finanza verde; le PMI rischiano invece di rimanere escluse. La Commissione dovrebbe creare meccanismi di sostegno dedicati (assistenza tecnica, finanziamenti agevolati, procedure semplificate) a favore delle PMI, al fine di consentire una partecipazione diffusa e inclusiva alla transizione ecologica.

  • Rafforzamento dei quadri normativi per la finanza sostenibile e la trasparenza

Per prevenire il greenwashing e aumentare la fiducia, la Commissione dovrebbe promuovere o rendere obbligatoria la divulgazione standardizzata delle informazioni ESG, incoraggiare l’uso di standard e certificazioni di sostenibilità riconosciuti e garantire che gli strumenti finanziari etichettati come green soddisfino criteri rigorosi e basati su dati scientifici (ad esempio, la conformità alla Tassonomia UE).

  • Promuovere un modello di governance olistico, interdisciplinare e partecipativo

Le politiche climatiche dovrebbero integrare le dimensioni ambientali, economiche e sociali: mitigazione, adattamento, equità sociale, resilienza, biodiversità e sostenibilità a lungo termine. Si dovrebbe favorire la collaborazione tra la comunità scientifica, la società civile, il settore privato e le istituzioni pubbliche.

  • Incoraggiare gli investimenti a lungo termine e il sostegno all’innovazione

La Commissione dovrebbe incentivare gli investimenti sostenibili con lunghi periodi di ammortamento – ad esempio, infrastrutture per le energie rinnovabili, economia circolare, soluzioni basate sulla natura, ripristino della biodiversità – attraverso green bond, sovvenzioni, partenariati pubblico-privati e sistemi di garanzia.

  • Istituire un solido sistema di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle politiche

Le politiche dovrebbero essere valutate regolarmente sulla base di prove scientifiche, dati e indicatori trasparenti; ove necessario, dovrebbero essere apportati adeguamenti. Ciò contribuisce a garantire che gli obiettivi dichiarati si traducano in risultati ambientali, sociali ed economici concreti.

 

In conclusione, una revisione delle iniziative attuali dovrebbe mirare a rendere la transizione ecologica più inclusiva, trasparente, basata sulla scienza e resiliente, con particolare attenzione alle PMI, ai finanziamenti a lungo termine, a una governance solida e all’equità. Tale revisione rafforzerebbe la credibilità e l’efficacia della politica climatica europea, aumentando le probabilità di raggiungere i suoi obiettivi in modo equo e sostenibile.

 

Autori: Progetto ENGAGEgreen, Unità di Venezia – Marco Corazza, Michele Marzulli, Stefano Campostrini, e Giulia Ballarin.

Esprimono la loro sincera gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito al seminario, in particolare:

D. Barro, Università Ca’ Foscari Venezia

H. Bersini, Istituto FARI di Bruxelles

M. Bidoia, Università Ca’ Foscari Venezia

M. Billio, Università Ca’ Foscari Venezia

A. Calvi, Modefinance

M. Costola, Università Ca’ Foscari Venezia

G. Figà-Talamanca, Università di Perugia

G. Filograsso, Università Ca’ Foscari Venezia

A. Fronzetti Colladon, Università di Perugia

S. Gentner, DG Commissione Europea

R. Giacometti, Università di Bergamo

C. Giupponi, Università Ca’ Foscari Venezia

B. Guardabascio, Università di Perugia

A. Mistretta, Banca d’Italia

M. Patacca, Università di Perugia

M.A. Pigato, consulente della Banca Mondiale

J.M. Ricci, Università di Bergamo

L. Segneri, Università di Perugia

G. Torri, Università di Bergamo

K. Vozian, Hanken School of Economics

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al kit di strumenti per il coinvolgimento politico? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Webinar bilingue: “Agri-food policy: un confronto tra Francia e Italia”

Sintesi: caratteristiche principali in breve

  • i webinar bilingue rappresentano il modello ideale per mettere virtualmente faccia a faccia scienziati e policymaker locali e regionali, superando la barriera linguistica
  • la componente a distanza e la breve durata (massimo un’ora e mezza) garantiscono flessibilità in termini di orario, soddisfacendo così le esigenze dei policymaker, che spesso hanno agende molto fitte
  • modelli online come lo sono i webinar sono più sostenibili rispetto agli incontri transnazionali in presenza in termini di tempo, costi e inclusività
  • le sezioni dedicate a domande e risposte e ai commenti delle piattaforme di videoconferenza consentono l’interazione con un pubblico più ampio, come la società civile

Risorse necessarie in breve

Com’è strutturato il modello?

L’Università Ca’ Foscari Venezia e l’Université Lumière Lyon 2 hanno sperimentato il modello del webinar bilingue nell’ambito del progetto Erasmus+ ENGAGEgreen: Enhancing Institutional Capacities for Policy Engagement for Green and Digital Transitions.

Questo tipo di webinar, grazie all’aggiunta dell’interpretazione simultanea a distanza (Remote Simultaneous Interpreting – RSI), consente ai policymaker locali e regionali, che potrebbero non avere familiarità con un’altra lingua o non sentirsi abbastanza a proprio agio nel utilizzarla per condurre una discussione complessa, di partecipare attivamente all’evento.

Grazie alla loro inclusività, i webinar bilingue contribuiscono a rafforzare i rapporti tra le istituzioni ospitanti e i policymaker, ampliando così la rete e coinvolgendo nella discussione anche la società civile.

Partecipanti (inclusi relatori e organizzatori):

10 ricercatori

1 studenti

9 ONG/società civile

7 personale universitario (research/project manager)

4 altro (freelance, aziende, Coldiretti)

Prima del webinar

In preparazione ai webinar, le istituzioni ospitanti si incontrano online in incontri bilaterali per definire gli argomenti comuni, i possibili relatori e il pubblico di riferimento. Successivamente, le istituzioni ospitanti e i relatori concordano l’ordine del giorno e le fasce orarie dedicate a ciascun relatore, da inserire nel modulo di registrazione online e nel materiale informativo da condividere sui siti web e sui social media.

È consigliabile condividere le presentazioni o altro materiale di supporto con l’interprete.

La piattaforma di videoconferenza scelta per questo formato di webinar è Zoom. Consente la RSI, la creazione e la personalizzazione di un modulo di registrazione e l’invio di promemoria automatici ai partecipanti (ad esempio, una settimana, un giorno e un’ora prima dell’evento), nonché l’invio di e-mail di follow-up e sondaggi.

Quindici minuti prima dell’inizio del webinar, il research manager (o altro personale di supporto) avvia una “sessione di prova su Zoom” insieme ai relatori, al moderatore e all’interprete. Lo scopo è verificare che tutti gli aspetti tecnici, quali l’audio, la selezione della lingua e la condivisione delle presentazioni, siano pronti per garantire uno svolgimento senza intoppi.

Durante il webinar

Nel corso di un webinar della durata di un’ora, un gruppo di tre relatori (idealmente un moderatore, un ricercatore e un policymaker delle rispettive regioni/nazioni) presenterà brevemente i propri casi e le relative sfide; seguirà una discussione aperta, che si concluderà con una sessione di domande e risposte con il pubblico.

Grazie al supporto della RSI, che traduce la conversazione in tempo reale, i partecipanti al webinar possono seguire la discussione senza interruzioni e senza i possibili malintesi derivanti dall’ascolto o dall’espressione in una lingua diversa dalla propria.

I research manager (o altro personale amministrativo) possono fornire supporto alla moderazione dietro le quinte del webinar, ad esempio selezionando le domande dei partecipanti, e assistendo i relatori e i traduttori in caso di problemi tecnici.

La struttura del programma è la seguente:

  • 15 minuti prima dell’inizio – sessione di prova con i relatori, il moderatore e l’interprete
  • 5 minuti per benvenuto e brevissima panoramica del progetto
  • 15 minuti per la presentazione del relatore 1
  • 15 minuti per la presentazione del relatore 2
  • Da 5 a 10 minuti di discussione tra i relatori
  • 10 minuti per la sessione di domande e risposte

(Si consiglia di mantenere la durata complessiva dei webinar al di sotto delle due ore).

Dopo il webinar

Il webinar è seguito da post sui social media per comunicare i risultati della discussione. A tutti i partecipanti viene inviata un’e-mail automatica di follow-up, che include un breve questionario di valutazione e il link al sito web del progetto ENGAGEgreen.

Questo formato di webinar può essere replicato anche con altri partner di progetto o parti interessate, oppure ripetuto annualmente come forma di follow-up e per fare il punto sullo stato dell’arte degli argomenti discussi.

Sfide

  • Identificazione di temi di interesse comuni tra le due istituzioni nazionali. Misure di mitigazione: monitoraggio delle aree di studio comuni, verifica con altri dipartimenti/unità dell’università quali scienziati/ricercatori coinvolgere, contatto con la rete già esistente di policymaker
  • Allineamento degli impegni dei relatori. Misure di mitigazione: proposta di più date e fasce orarie con largo anticipo rispetto alla data definitiva del webinar. Organizzazione di incontri preliminari e periodici per confermare l’ordine del giorno e tenere tutti aggiornati
  • Possibilità di aumentare il numero di lingue e di relatori. Questo però comporta una durata maggiore e costi di traduzione più elevati. Misure di mitigazione: valutazione sulla possibilità di utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per generare sottotitoli o interpretazione
  • Produzione di materiale promozionale in entrambe le lingue e promozione parallela sia online che offline. Misure di mitigazione: creazione di alcune bozze di poster/materiale promozionale in una lingua comune (ad esempio l’inglese) e traduzione da parte di ciascun partner nella rispettiva lingua madre. Diffusione del materiale promozionale tramite i rispettivi network o mailing list dedicate.

Compiti e risorse

Team di progetto

Il personale del dipartimento o dell’unità direttamente coinvolto in un progetto specifico collabora con altre strutture dell’università o dell’istituzione per individuare i relatori più adatti all’argomento scelto tra docenti universitari, policymaker, altre organizzazioni e stakleholder.

Knowledge exchange manager & research manager

Knowledge exchange manager e research manager svolgono un ruolo fondamentale in tutte le fasi dell’organizzazione dei webinar, dagli incontri preliminari bilaterali al debriefing successivi ai webinar. Possono contribuire a individuare possibili argomenti per i webinar e coordinare la stesura del programma. Inoltre, possono fornire assistenza nell’organizzazione, ad esempio individuando la piattaforma e la configurazione più adatte, contattando gli interpreti o moderando la sessione. Inoltre, possono collaborare con gli uffici di comunicazione per fornire supporto nella preparazione di comunicati stampa e post sui social media prima o dopo i webinar.

Relatori: Scienziati/ricercatori e stakeholders

Ricercatori: devono avere una chiara comprensione del contesto in cui intervengono. Il loro contributo dovrebbe trovare un equilibrio tra rigore scientifico e rilevanza per lo sviluppo delle politiche. Dovrebbero fornire contenuti scientifici di alto valore, non qualcosa di ovvio per il pubblico, garantendo al contempo che siano accessibili anche a chi non è esperto di scienza. Devono inoltre adeguarsi ai ritmi serrati tipici degli eventi online.

Stakeholder/organizzazioni: è importante coinvolgere persone che rappresentino un settore specifico (ad esempio, un settore economico) e che siano in grado di interagire efficacemente con i ricercatori. Ciò richiede una base di conoscenze sufficientemente solida per comprendere e discutere in modo significativo le questioni scientifiche presentate.

Moderatore: data la complessità del collegamento tra ricerca e policy, il ruolo del moderatore è quello di mantenere la discussione in linea con gli obiettivi del webinar. Il moderatore dovrebbe essere in grado di riportare i relatori agli obiettivi prefissati qualora la conversazione dovesse deviare.

Finanziamento richiesto

Se l’istituzione ospitante non dispone di una versione con licenza di Zoom che consenta lo svolgimento di webinar, potrebbero essere applicati costi di upgrade.

Data la natura bilingue di questo formato di webinar, sono previsti costi per i servizi di interpretariato. La traduzione generata dall’intelligenza artificiale non è stata ancora presa in considerazione.

Esempi

Sito web Università Ca’ Foscari Venezia

Sito web Université Lumière Lyon 2

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al kit di strumenti per il coinvolgimento politico? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

Coinvolgere la community degli Alumni

Sintesi: caratteristiche principali in breve

L’evento Engaging Green Policy Decision Making, organizzato dal team di progetto ENGAGEgreen dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal suo Alumni Brussels Chapter e ospitato da Ca’  Veneto (rappresentanza della Regione Veneto a Bruxelles), ha riunito membri della comunità alumni che vivono e lavorano nella capitale politica europea, verosimilmente coinvolti in istituzioni di policy making o in enti affini.

Svolto in concomitanza con la Conferenza di Disseminazione e Stakeholder ENGAGEgreen, l’evento di networking informale ha coinvolto partecipanti provenienti da un bacino di contatti preesistenti (alumni). Già familiari con l’università e con la Regione, questi erano più propensi a partecipare, creando un’occasione naturale per ritrovarsi e approfondire i temi del progetto.

Il programma comprende un momento di dialogo tra moderatore e un ricercatore coinvolto nel progetto, in cui il primo conduce la discussione con domande sul tema scelto e accoglie interventi dal pubblico.

Risorse necessarie in breve

Com’è strutturato il formato?

Prima dell’evento

Si organizzano riunioni preliminari tra il team di progetto e l’istituzione ospitante per presentare l’iniziativa, condividere la logica dell’evento, confermarne data e ora e individuare il personale di supporto disponibile. Gli organizzatori concordano quindi un format che unisca la formalità di un evento accademico con l’informalità di un momento di riflessione condivisa. Considerati gli impegni lavorativi, l’evento è stato pianificato al di fuori dell’orario di lavoro e si è concluso con un light cocktail offerto dall’ente ospitante.

Si svolgono uno o più incontri con i rappresentanti degli Alumni per allinearsi sui temi, sui relatori e sulle attività di promozione.

Infine, si attiva la comunicazione: un post su LinkedIn pubblicato dal Ca’ Foscari Alumni Brussels Chapter, con promozione anche da parte dei relatori e degli organizzatori.

Durante l’evento
Tutti gli organizzatori si incontrano in anticipo per finalizzare disposizione e programma e per accogliere i partecipanti. Trattandosi di un evento informale, non è necessaria la registrazione.

Dopo l’evento
L’università organizzatrice invia un messaggio di ringraziamento ai co-organizzatori e un altro ai partecipanti, invitandoli a seguire gli aggiornamenti del progetto sui social media e a compilare un breve questionario di feedback su diversi aspetti dell’evento.

Sfide

  • Incertezza sul numero di partecipanti e sugli spazi necessari
    Misure di mitigazione: predisporre un modulo di registrazione con una scadenza, in modo da conoscere almeno un giorno prima il numero approssimativo dei presenti.
  • Presenza degli Alumni nella regione
    Misure di mitigazione: fare in anticipo una ricognizione sulla presenza della comunità alumni; se non esistente, coinvolgere alumni di altre università partner presenti nella regione oppure ridefinire il pubblico target in base alla rete di contatti dei co-organizzatori locali.

Compiti e risorse

Team di progetto e istituzione ospitante
Il personale universitario direttamente coinvolto nel progetto collabora con l’istituzione ospitante per identificare i relatori o moderatori più adatti al tema scelto, sia dal mondo accademico sia tra policymaker e altri stakeholder. Si tengono riunioni periodiche online per coordinare registrazioni, supporto logistico e infrastrutture/servizi necessari (es. schermo, microfono, materiali promozionali da stampare).

Relatori

  • Moderatore: incontra online gli organizzatori e il relatore principale per confermare il programma, concordare le domande e i temi. In questo caso, il moderatore fa parte anche della comunità alumni, costituendo un collegamento vitale con il pubblico target.
  • Professore: collabora online con gli organizzatori e il relatore principale per definire i temi, in base alla propria competenza, e il profilo dei partecipanti. Individua le questioni principali di interesse per gli ospiti invitati.

Finanziamento richiesto per le attività

Nessun finanziamento aggiuntivo richiesto.

 

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al kit di strumenti per il coinvolgimento politico? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de

L’Hackathon: un seminario intensivo interdisciplinare

Cos’è un hackathon?

Il termine “hackathon” deriva dalla fusione delle parole “hack” e “marathon”. Si tratta di un formato innovativo in cui i partecipanti si riuniscono per scambiarsi idee e creare soluzioni in un breve lasso di tempo.

Conosciuto anche come “innovathon” o “ideathon”, l’hackathon riunisce le persone per attingere alla creatività collettiva e immaginare e sviluppare nuove idee. Questo formato collaborativo e intenso è pensato per stimolare l’innovazione e produrre rapidamente risultati concreti.

In cosa consiste questo modello?

Negli ultimi cinque anni gli hackathon hanno acquisito sempre maggiore popolarità. Offrono agli studenti l’opportunità di mettere in mostra le proprie competenze, esplorare nuove idee e collaborare con persone provenienti da contesti diversi.

Gli hackathon sono preziosi per gli atenei perché aiutano gli studenti a elaborare insieme soluzioni innovative per affrontare sfide concrete. Rappresentano inoltre un modo efficace per rafforzare l’interazione e i legami tra le università e i partner del mondo professionale, come i policymaker.

Nel nostro caso, l’hackathon si svolge nell’ambito di un seminario della durata di una settimana dedicato al tema della progettazione delle politiche pubbliche. Questo seminario è aperto a due studenti di laurea magistrale di tutte le discipline dell’università e si prevede una partecipazione compresa tra i 15 e i 30 studenti per sessione.

Gli studenti possono sviluppare idee originali e concrete in appena una settimana grazie a un intenso lavoro di squadra. Gli hackathon mettono inoltre in luce il valore della collaborazione multidisciplinare e strutturano il processo creativo attorno a obiettivi specifici, soprattutto – nel nostro caso – quando studenti di tutte le discipline si riuniscono per lavorare in gruppi di quattro o cinque persone e combinano approcci diversi per affrontare questioni complesse.

Continua a leggere

Altro