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Intervista a Mike Young

credits: Mike Young Academy website

Informazioni su Mike Young:

Sono il fondatore della Mike Young Academy, un’agenzia con sede a Copenaghen che offre workshop per ricercatori e professionisti della comunicazione scientifica, oltre a social media audit per le università.

In precedenza, sono stato direttore della versione in lingua inglese di University Post (2009-2016), un media hub per una comunità di studenti e scienziati a Copenaghen. Prima di questo incarico, ho lavorato per molti anni sia come giornalista che come docente esperto in studi sui media.

Il mio libro Social Media for Research Impact, scritto insieme a Marcel Bogers, è stato pubblicato da Routledge nel gennaio 2026.

Durante la Research Communication Week 2024 organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha tenuto il workshop “Social Media for Researchers”, in cui ha presentato un approccio consapevole (mindful) ai social media. Come si traduce questo nella comunicazione della ricerca?

Mindful, in questo contesto, significa quanto segue: i ricercatori dovrebbero usare i social media per lasciare che questi aiutino la loro scienza, ovvero per divulgare il proprio lavoro, trovare collaboratori, avere nuove idee e cooperare con altri.

Tuttavia, non dovrebbero farsi trascinare nella gamification e nella competizione promosse sia dalle piattaforme stesse che dall’accademia in altri contesti. Ciò significa non competere per metriche di coinvolgimento come reach, follower e attenzione. I social media dovrebbero essere usati per la propria attività scientifica e, in ultima analisi, per la propria soddisfazione professionale; non per fare personal branding o per cercare di vincere in qualche modo nei giochi di carriera.

Questo implica l’uso dei social media per raggiungere, trovare, collaborare e pensare assieme a singole nuove persone seguendo il proprio ritmo, anziché cercare di raggiungere molte persone contemporaneamente. Oltre a essere mindful, gli scienziati dovrebbero essere consapevoli che esistono ragioni etiche per agire sui social media, le quali possono talvolta entrare in conflitto con le pratiche mindful.

Possono i social media amplificare l’impatto della scienza sulle politiche pubbliche?

Sì. Direttamente da parte di scienziati con competenze in aree specifiche, che partecipano e contribuiscono a arricchire il dibattito sulle politiche legate al proprio specifico ambito di ricerca. Indirettamente, aiutando a inserire la propria ricerca e competenza nelle conversazioni di stakeholder chiave, come finanziatori, funzionari governativi, ecc.

Può darci un’anteprima sul libro scritto da lei e dal Prof. Marcel Bogers, Social Media for Research Impact?

Social Media for Research Impact esamina gli effetti dell’uso professionale dei social media sulla scienza e sul sapere accademico, fornendo consigli pratici, strumenti e linee guida su piattaforme, pratiche e routine per gli accademici. Offre una serie di casi studio di ricercatori di tutto il mondo e illustra i modi diversi, e spesso inaspettati, in cui i social media migliorano il lavoro accademico: dalla costruzione di network collaborativi all’ampliamento del pubblico, fino alla creazione di un impatto concreto nel mondo.

Ricercatori e comunicatori della scienza stanno lasciando X (Twitter) per altre piattaforme di microblogging; quali sono le migliori alternative? Come potrebbero curare il feed e cercare i membri giusti e influenti della comunità scientifica?

Al momento, Bluesky sembra essere la migliore alternativa come piattaforma di microblogging. Proprio come su X, è possibile creare liste di persone chiave. A differenza di X, queste sono pubbliche per impostazione predefinita, il che ne riduce in parte l’utilità.

Ciò che è positivo in Bluesky rispetto a X, tuttavia, è la possibilità di avere molto più controllo sul proprio newsfeed. Questo permette allo scienziato di mantenere il focus, poiché è possibile liberarsi quasi completamente da post politici, influencer e operatori di marketing. Anche gli Starterpacks su Bluesky sono una nuova funzione interessante che consente di condividere gruppi di scienziati influenti e creare community.

Quali consigli darebbe ai ricercatori che hanno bisogno di connettersi e interagire con giornalisti e policymakers?

Nei miei workshop, faccio in modo che gli scienziati impostino routine specifiche o percorsi di networking per raggiungere questi due gruppi su LinkedIn e altri social media.

 

Intervista curata da Giulia Ballarin (Università Ca’ Foscari Venezia)

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