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La doppia transizione: un ponte tra scienza e politiche per un futuro sostenibile

Come funziona il formato?

Il progetto ENGAGEgreen mira, tra l’altro, a rafforzare la capacità delle università di instaurare un dialogo significativo con i policymaker, promuovendo collaborazioni eque che generino risultati concreti e socialmente rilevanti. Al centro del progetto vi sono i temi affrontati nella sua serie di seminari: in particolare, la “doppia transizione” ecologica e digitale che costituisce il fulcro del progetto.

Il presente documento, redatto dal team dell’Università Ca’ Foscari Venezia, offre una sintesi e una rielaborazione critica di due seminari tenuti con esperti accademici su argomenti di particolare rilevanza per l’iniziativa ENGAGEgreen.

Ai seminari intitolati

ha contribuito un gruppo eterogeneo di studiosi, ricercatori, imprenditori e policymaker. Le discussioni sono state ricche e sfaccettate, generando una vasta gamma di spunti di riflessione. Al termine di ogni incontro, diversi partecipanti sono stati invitati a fornire delle riflessioni scritte. Numerosi colleghi hanno accettato di contribuire a questo sforzo collettivo volto a identificare e articolare i fattori chiave in grado di rafforzare il legame tra la ricerca scientifica e i processi decisionali.

Le riflessioni qui presentate sono state guidate da una serie di domande che hanno ancorato la discussione all’esperienza concreta dei partecipanti, accademici di alto livello con una vasta esperienza nella conduzione di progetti di ricerca internazionali. Le domande guida erano le seguenti:

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale tipo di cooperazione tra policymaker, da un lato, ed accademici e ricercatori, dall’altro, è necessaria per progettare e attuare politiche efficaci volte ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici?
  2. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale ruolo possono svolgere i mercati finanziari nel sostenere la transizione ecologica?
  3. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, come possiamo distinguere tra le aziende che sono sinceramente impegnate nella transizione verso la sostenibilità e quelle che adottano pratiche di greenwashing?
  4. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, ritenete che la Commissione europea debba rivedere alcune delle iniziative intraprese finora? In tal caso, in quale direzione dovrebbero andare tali revisioni?

Di seguito sono riportati i temi principali e le riflessioni emersi dal dibattito tra gli esperti.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale tipo di cooperazione tra policymaker, da un lato, ed accademici e ricercatori, dall’altro, è necessaria per progettare e attuare politiche efficaci volte ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici?

Una cooperazione stretta, strutturata e continua tra policymaker e la comunità accademica e di ricerca è essenziale per delle politiche efficaci in materia di cambiamenti climatici. Le decisioni politiche dovrebbero essere “informate e sostenute” dalla ricerca scientifica. Inoltre, un’analisi rigorosa degli scenari, che combini scienze climatiche, proiezioni socioeconomiche e modellizzazione a lungo termine, deve essere una componente fondamentale di qualsiasi dialogo politico.

Nello specifico:

  • Ricerca interdisciplinare e analisi degli scenari come fondamento

I ricercatori devono sviluppare scenari climatici, ambientali e socioeconomici solidi e basati su dati concreti, che i policymaker possano utilizzare per anticipare l’impatto dei diversi percorsi delle politiche, valutare i trade-off e prendere decisioni informate. L’analisi degli scenari si è dimostrata uno strumento prezioso per affrontare l’incertezza e progettare politiche climatiche e di adattamento resilienti.

  • Meccanismi di dialogo bidirezionali istituzionalizzati

Anziché ricorrere a consultazioni ad hoc, occorre istituire canali istituzionali (ad esempio, comitati consultivi, consorzi di ricerca sulle politiche, gruppi di lavoro permanenti) per garantire uno scambio continuo. Ciò contribuisce all’integrazione delle nuove evidenze scientifiche e all’adeguamento delle politiche man mano che le conoscenze evolvono. I rapporti sul collegamento tra scienza e politiche sottolineano l’importanza di sintesi concise e pertinenti dei risultati scientifici (policy brief), per rendere la ricerca fruibile ai decision maker.

  • Una valutazione olistica degli impatti ambientali, economici e sociali

Per essere efficaci, le politiche climatiche richiedono non solo la riduzione delle emissioni, ma anche la considerazione della sostenibilità economica, dell’equità sociale, della resilienza e dell’adattamento. La ricerca interdisciplinare che coniuga scienze ambientali, economia e scienze sociali è fondamentale.

  • Trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder

Le politiche elaborate con il contributo di ricercatori, società civile, imprese e altre parti interessate acquisiscono legittimità, riflettono una prospettiva ampia e hanno maggiori probabilità di successo. Un approccio collaborativo rafforza la fiducia dell’opinione pubblica e consente azioni per il clima più eque e inclusive.

In conclusione, la cooperazione tra policymaker e ricercatori dovrebbe essere istituzionalizzata e continua, combinando un’analisi scientifica rigorosa (scenari, modelli, dati) con un dialogo inclusivo e interdisciplinare. Solo attraverso una tale collaborazione le politiche climatiche possono essere scientificamente valide, socialmente eque, economicamente sostenibili e in grado di adattarsi nel tempo.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, quale ruolo possono svolgere i mercati finanziari nel sostenere la transizione ecologica?

I mercati finanziari possono, e dovrebbero, svolgere un ruolo centrale nel favorire la transizione ecologica. Le considerazioni sulla necessità di mobilitare fondi e diversificare il rischio, insieme all’enfasi sul finanziamento di meccanismi volontari (crediti di carbonio, biodiversità, ripristino), sottolineano due ruoli complementari: fornire risorse e incentivare gli investimenti sostenibili.

Concretamente, i mercati finanziari possono contribuire:

  • Mobilitando capitali verso investimenti green

Strumenti quali i green bond, le obbligazioni sostenibili e i fondi legati ai criteri ESG convogliano risorse verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, le tecnologie pulite, l’economia circolare, il ripristino ambientale e altri progetti a beneficio dell’ambiente.

  • Diversificando il rischio e attraendo investitori privati

Mettendo in comune le risorse e distribuendo il rischio tra gli investitori, i mercati finanziari rendono i progetti verdi più fattibili. Ciò è particolarmente importante per gli investimenti su larga scala o a lungo termine, che spesso richiedono un capitale iniziale e hanno orizzonti di recupero dell’investimento piuttosto lunghi.

  • Promuovendo l’innovazione e la diffusione su larga scala delle tecnologie sostenibili

Attraverso meccanismi di finanziamento, i mercati possono sostenere le startup e le aziende che sviluppano tecnologie verdi, facilitando la diffusione delle innovazioni e la trasformazione strutturale dell’economia.

  • Con meccanismi di sostegno oltre agli investimenti diretti, ad esempio crediti di carbonio, crediti di biodiversità, finanziamenti per il ripristino

Il sostegno finanziario a misure ambientali volontarie (compensazione delle emissioni di carbonio, progetti di biodiversità, soluzioni basate sulla natura) può integrare gli interventi normativi, specialmente laddove le risorse pubbliche o la copertura normativa siano limitate.

  • Integrando i rischi ambientali nella valutazione finanziaria e nella gestione del rischio

Attraverso strumenti quali gli stress test basati su scenari climatici e i quadri di riferimento per la valutazione del rischio, gli istituti finanziari e i mercati possono internalizzare il rischio climatico, rendendo la sostenibilità parte integrante del normale processo decisionale finanziario.

 

L’efficacia della finanza dipende, tuttavia, dall’esistenza di condizioni favorevoli:

  • Quadri normativi e definizioni chiari (ad esempio, la tassonomia delle attività sostenibili)

Gli investitori hanno bisogno di chiarezza su cosa si intenda per “verde” o “sostenibile” per convogliare i fondi in modo credibile.

  • Trasparenza, standard di informativa e verifica indipendente

Per evitare il greenwashing, le imprese e i prodotti finanziari devono fornire dati ESG e di impatto affidabili e comparabili. La rendicontazione sulla sostenibilità e il regime di informativa ESG sono fondamentali.

  • Coordinamento tra capitale pubblico e privato

Data l’entità degli investimenti necessari per la transizione, specialmente nei settori delle infrastrutture, dell’energia e dei progetti ambientali su larga scala, gli incentivi pubblici (sovvenzioni, garanzie, regolamentazione) sono spesso necessari per ridurre il rischio e attrarre capitali privati.

In conclusione, i mercati finanziari non sono solo finanziatori passivi: possono agire come facilitatori e acceleratori della transizione ecologica, a condizione che operino nel rispetto di solidi quadri normativi, requisiti di trasparenza e una visione a lungo termine della sostenibilità.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, come possiamo distinguere tra le aziende che sono sinceramente impegnate nella transizione verso la sostenibilità e quelle che adottano pratiche di greenwashing?

L’opinione ragionevole secondo cui le aziende devono essere comprese a fondo e che siano essenziali metriche chiare, standard e certificazioni credibili mette in luce la sfida fondamentale: distinguere l’impegno autentico dalle affermazioni superficiali richiede una governance solida, trasparenza e responsabilità.

Criteri e meccanismi chiave:

  • Rendicontazione e divulgazione ESG obbligatorie e standardizzate

Le aziende dovrebbero pubblicare rapporti di sostenibilità (dati ambientali, sociali e di governance) regolari, comparabili e verificati in modo indipendente, che coprano le emissioni, l’uso delle risorse e l’impatto sociale. Ciò consente agli stakeholder (investitori, autorità di regolamentazione, società civile) di valutare le prestazioni nel tempo.

  • Ricorso a schemi di certificazione riconosciuti e indipendenti e a standard di finanza sostenibile

Strumenti quali i green bond o le obbligazioni legate alla sostenibilità dovrebbero seguire quadri di riferimento accettati ed essere verificati da terze parti indipendenti, al fine di garantire la credibilità delle dichiarazioni ambientali.

  • Valutazione dell’“addizionalità” e dell’impatto effettivo, non solo delle intenzioni

È fondamentale valutare cosa avrebbero fatto le aziende in assenza dell’etichettatura green; dovrebbero contare solo i miglioramenti netti rispetto a uno scenario di riferimento realistico.

  • Monitoraggio costante, trasparenza e controllo da parte degli stakeholder

La sostenibilità non dovrebbe essere una semplice operazione pubblicitaria una tantum, ma un impegno continuo: devono essere messi in atto audit, rendicontazione pubblica, coinvolgimento degli stakeholder e meccanismi di responsabilità.

  • Allineamento con quadri di riferimento e normative oggettivi e basati sulla scienza

Ad esempio, la conformità alla Tassonomia UE per le attività sostenibili può aiutare a verificare se le attività di un’azienda contribuiscano realmente agli obiettivi ambientali.

In conclusione, distinguere la vera sostenibilità dal greenwashing richiede un’infrastruttura di governance: rendicontazione standardizzata, verifica indipendente, valutazione d’impatto, responsabilità e allineamento normativo. Senza questi fattori, le affermazioni “verdi” rischiano di essere nient’altro che strategie di marketing.

  1. Sulla base delle vostre conoscenze ed esperienze professionali, ritenete che la Commissione europea debba rivedere alcune delle iniziative intraprese finora? In tal caso, in quale direzione dovrebbero andare tali revisioni?

È opportuno procedere a una revisione delle iniziative esistenti che, se condotta in modo adeguato, potrebbe rafforzare l’efficacia, l’inclusività e la credibilità del quadro delle politiche europee in materia di sostenibilità ambientale. Sulla base delle risposte ricevute e alla luce dei recenti sviluppi e delle sfide attuali, si suggeriscono le seguenti linee guida:

  • Maggiore sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) e agli attori di dimensioni più ridotte

Le grandi imprese dispongono spesso delle risorse necessarie per soddisfare gli standard ESG e accedere alla finanza verde; le PMI rischiano invece di rimanere escluse. La Commissione dovrebbe creare meccanismi di sostegno dedicati (assistenza tecnica, finanziamenti agevolati, procedure semplificate) a favore delle PMI, al fine di consentire una partecipazione diffusa e inclusiva alla transizione ecologica.

  • Rafforzamento dei quadri normativi per la finanza sostenibile e la trasparenza

Per prevenire il greenwashing e aumentare la fiducia, la Commissione dovrebbe promuovere o rendere obbligatoria la divulgazione standardizzata delle informazioni ESG, incoraggiare l’uso di standard e certificazioni di sostenibilità riconosciuti e garantire che gli strumenti finanziari etichettati come green soddisfino criteri rigorosi e basati su dati scientifici (ad esempio, la conformità alla Tassonomia UE).

  • Promuovere un modello di governance olistico, interdisciplinare e partecipativo

Le politiche climatiche dovrebbero integrare le dimensioni ambientali, economiche e sociali: mitigazione, adattamento, equità sociale, resilienza, biodiversità e sostenibilità a lungo termine. Si dovrebbe favorire la collaborazione tra la comunità scientifica, la società civile, il settore privato e le istituzioni pubbliche.

  • Incoraggiare gli investimenti a lungo termine e il sostegno all’innovazione

La Commissione dovrebbe incentivare gli investimenti sostenibili con lunghi periodi di ammortamento – ad esempio, infrastrutture per le energie rinnovabili, economia circolare, soluzioni basate sulla natura, ripristino della biodiversità – attraverso green bond, sovvenzioni, partenariati pubblico-privati e sistemi di garanzia.

  • Istituire un solido sistema di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle politiche

Le politiche dovrebbero essere valutate regolarmente sulla base di prove scientifiche, dati e indicatori trasparenti; ove necessario, dovrebbero essere apportati adeguamenti. Ciò contribuisce a garantire che gli obiettivi dichiarati si traducano in risultati ambientali, sociali ed economici concreti.

 

In conclusione, una revisione delle iniziative attuali dovrebbe mirare a rendere la transizione ecologica più inclusiva, trasparente, basata sulla scienza e resiliente, con particolare attenzione alle PMI, ai finanziamenti a lungo termine, a una governance solida e all’equità. Tale revisione rafforzerebbe la credibilità e l’efficacia della politica climatica europea, aumentando le probabilità di raggiungere i suoi obiettivi in modo equo e sostenibile.

 

Autori: Progetto ENGAGEgreen, Unità di Venezia – Marco Corazza, Michele Marzulli, Stefano Campostrini, e Giulia Ballarin.

Esprimono la loro sincera gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito al seminario, in particolare:

D. Barro, Università Ca’ Foscari Venezia

H. Bersini, Istituto FARI di Bruxelles

M. Bidoia, Università Ca’ Foscari Venezia

M. Billio, Università Ca’ Foscari Venezia

A. Calvi, Modefinance

M. Costola, Università Ca’ Foscari Venezia

G. Figà-Talamanca, Università di Perugia

G. Filograsso, Università Ca’ Foscari Venezia

A. Fronzetti Colladon, Università di Perugia

S. Gentner, DG Commissione Europea

R. Giacometti, Università di Bergamo

C. Giupponi, Università Ca’ Foscari Venezia

B. Guardabascio, Università di Perugia

A. Mistretta, Banca d’Italia

M. Patacca, Università di Perugia

M.A. Pigato, consulente della Banca Mondiale

J.M. Ricci, Università di Bergamo

L. Segneri, Università di Perugia

G. Torri, Università di Bergamo

K. Vozian, Hanken School of Economics

Vuoi saperne di più sul Policy Engagement Toolkit?

Vuoi condividere la tua esperienza in materia di policy engagement? Ti piacerebbe contribuire al kit di strumenti per il coinvolgimento politico? Non esitare a contattare Tome Sandevski all’indirizzo email science-policy@pvw.uni-frankfurt.de


Giulia Ballarin

Giulia Ballarin (giulia.ballarin@unive.it) è Project Manager presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si occupa della gestione e della rendicontazione di progetti di ricerca finanziati dall’UE presso il Dipartimento di Economia. Ha maturato precedenti esperienze nei settori della raccolta fondi, della comunicazione e della grafica. Ha conseguito un Master Europeo Congiunto in Studi Inglesi e Americani (M.A.) presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e un Diploma post-laurea in Editoria: Design e Management presso l’Università degli Studi di Verona.

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