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Perché impegnarsi – o no? Un esercizio rompighiaccio sui pro e i contro del coinvolgimento nelle politiche


Caratteristiche principali in sintesi

  • Questo esercizio rompighiaccio invita i partecipanti a discutere i motivi a favore e contro il coinvolgimento con i policymaker. Mentre ragioni come l’impatto, la politicizzazione delle competenze e la mancanza di risorse e riconoscimento tendono a emergere immediatamente, motivazioni meno ovvie, come i benefici del policy engagement per la ricerca stessa o le ricompense intrinseche del lavoro, vengono raramente menzionate. Questo esercizio rapido e interattivo aiuta i partecipanti al workshop a far emergere e discutere i loro presupposti di fondo riguardo al coinvolgimento accademico nelle politiche.
  • L’esercizio attiva i partecipanti fin dai primi minuti del workshop, con effetti positivi sul loro coinvolgimento e sulla loro partecipazione per tutta la durata della sessione.
  • Questo esercizio funziona altrettanto bene sia negli workshop in presenza che in quelli virtuali.

Come funziona il modello

Un pubblico attivo è essenziale per la riuscita di un workshop sul policy engagement. È altrettanto importante far emergere le convinzioni preconcette dei partecipanti su cosa sia il policy engagement, perché sia importante e cosa lo renda difficile. Questo semplice esercizio rompighiaccio raggiunge entrambi gli obiettivi in 10-20 minuti.

Fase 1: Generare argomentazioni pro e contro

Dividere i partecipanti in gruppi da due a quattro persone. Chiedere a ciascun gruppo di discutere le seguenti domande:

Indicare quattro motivi per cui i ricercatori dovrebbero interagire con i policymakers. Indicare quattro motivi per cui potrebbero scegliere di non farlo.

Nei workshop in presenza: fornire cartoncini e pennarelli in modo che i gruppi possano scrivere le loro risposte, una motivazione per cartoncino.
Nei workshop virtuali: utilizzare uno strumento come Mentimeter o una lavagna digitale condivisa.

Durata: 10 minuti

Fase 2: Raccogliere le risposte

Chiedere a un gruppo di presentare le proprie motivazioni. Invitare gli altri gruppi ad aggiungere eventuali motivazioni non ancora menzionate.

Nei workshop in presenza: chiedere ai gruppi di appendere le loro schede a una bacheca. Scattare una foto dei risultati per documentarli.
Nei workshop virtuali: scattare uno screenshot delle risposte raccolte.

Durata: 10 minuti

Fase 3: Debrief

Le risposte possono generalmente essere raggruppate nelle seguenti categorie. I facilitatori dovrebbero utilizzarle come guida per la discussione di debriefing, piuttosto che come un copione fisso.

Motivi a favore del Policy Engagement

Impatto: Le prove scientifiche possono migliorare la qualità delle decisioni politiche. Molti ricercatori lavorano su temi di grande rilevanza – salute, energia, ambiente, clima, conflitti, istruzione – e desiderano che le loro scoperte abbiano un impatto concreto nel mondo reale.

Restituire qualcosa alla società: La maggior parte della ricerca è finanziata dai contribuenti. I ricercatori desiderano dimostrare il valore sociale del loro lavoro.

Accesso ai finanziamenti: La ricerca su commissione può rappresentare un’importante fonte di finanziamento. I ricercatori possono anche interagire con i policymaker per sensibilizzare l’opinione pubblica sul proprio campo di studi e promuovere la creazione di budget per la ricerca. Questa risposta merita di essere sottolineata nel debriefing: dimostra che molti partecipanti non distinguono ancora tra l’interazione con i policymaker e la consulenza scientifica, da un lato, e l’attività di lobbying, le relazioni governative o la raccolta fondi, dall’altro. Esplicitare questa distinzione è importante, e questo esercizio si integra perfettamente con una sessione successiva sulle differenze tra l’interazione con i policymaker e queste attività correlate ma distinte.

Vantaggi per la ricerca: Il dialogo con i policymaker può aiutare i ricercatori ad acquisire nuove prospettive, individuare le sfide politiche emergenti e formulare nuove domande o ipotesi di ricerca. In sondaggi condotti tra i ricercatori partecipanti alle attività congiunte di dialogo politico delle Rhine-Main Universities, circa il 60% ha dichiarato che il dialogo con i policymaker ha fornito loro nuove idee utili per la propria ricerca. Il dialogo politico può anche aprire le porte a interviste con i policymaker, all’accesso a dati o documenti interni e a collaborazioni con istituzioni pubbliche per progetti di ricerca. Questo aspetto viene raramente menzionato spontaneamente ed è opportuno richiamare esplicitamente l’attenzione dei partecipanti su di esso.

Un’esperienza gratificante: L’impegno politico può essere intrinsecamente motivante e davvero piacevole. Questa ragione viene raramente menzionata spontaneamente. Vale la pena affrontarla direttamente: i ricercatori dovrebbero dedicarsi solo ad attività di impegno politico che trovano significative o almeno tollerabili. La motivazione intrinseca è il predittore più affidabile di un impegno duraturo. Come regola generale per i partecipanti: non impegnatevi in attività che non vi piacciono affatto!

Motivi contrari al Policy Engagement

Mancanza di comprensione dei processi decisionali e delle modalità di coinvolgimento nelle politiche: Molti ricercatori non comprendono il funzionamento dei processi decisionali in materia di politiche pubbliche, né quali formati di coinvolgimento politico esistano al di là di note informative, rapporti dettagliati o organismi tecnici formali. I workshop sul policy engagement devono quindi affrontare entrambi gli aspetti: come funzionano i processi politici e l’intera gamma di formati a disposizione dei ricercatori.

Percepita mancanza di impatto: I partecipanti al workshop spesso riferiscono esperienze frustranti: un rapporto di 100 pagine commissionato, le cui raccomandazioni sono state ignorate; un anno di lavoro in un organismo di esperti che non ha prodotto alcun cambiamento politico. Tali esperienze riflettono una discrepanza tra le aspettative dei ricercatori e la realtà del processo decisionale. Questa discrepanza è spesso radicata in una conoscenza limitata di come funzionano effettivamente i processi decisionali e può essere affrontata in modo costruttivo quando il workshop si dedicherà a spiegare più a fondo tali processi.

Mancanza di tempo e risorse: I ricercatori affrontano richieste contrastanti – ricerca, insegnamento, obblighi amministrativi – e spesso percepiscono il coinvolgimento nelle politiche come un’attività dispendiosa in termini di tempo e denaro. Si tratta di una preoccupazione legittima, ma anche di un equivoco che va chiarito: il coinvolgimento nelle politiche assume molte forme, alcune delle quali richiedono mesi di impegno costante, mentre altre possono essere completate in poche ore o giorni.

Mancanza di riconoscimento: Sebbene la comunicazione scientifica e lo scambio di conoscenze stiano acquisendo sempre maggiore importanza nelle istituzioni accademiche, molti ricercatori, in particolare quelli impegnati nella ricerca di base, temono che il coinvolgimento con i policymaker possa essere percepito come un’attività non sufficientemente accademica. I sistemi di riconoscimento e incentivazione per l’impegno politico si stanno sviluppando in molti Paesi, ma rimangono ancora poco sviluppati in altri.

La politicizzazione delle competenze: Molti ricercatori temono di essere associati a particolari partiti politici o ideologie quando prendono posizione pubblicamente su questioni politiche. Temono di essere coinvolti in dibattiti politici o di essere ritenuti personalmente responsabili delle decisioni governative basate sulle loro ricerche. Queste preoccupazioni sono rafforzate da casi ben documentati in cui gli scienziati sono stati attaccati pubblicamente da politici, media o utenti dei social media per aver fornito prove scientifiche su questioni controverse.

Requisiti imposti dai superiori o dagli enti finanziatori: Gli enti finanziatori richiedono sempre più spesso che i progetti dimostrino l’impatto delle politiche. I responsabili istituzionali a volte chiedono ai ricercatori di produrre pubblicazioni sulle politiche o di partecipare a eventi in materia. Sebbene tali requisiti possano essere giustificati da valide ragioni, spesso generano frustrazione quando i ricercatori si sentono obbligati a svolgere compiti che ritengono privi di significato o poco adatti alle loro competenze. I ricercatori in questa situazione dovrebbero individuare le attività di coinvolgimento politico che ritengono più significative e comunicare chiaramente ai propri superiori il contributo che possono realisticamente apportare. Laddove sia richiesta la documentazione dell’impatto, l’obiettivo dovrebbe essere quello di individuare attività che siano al contempo documentabili e realmente apprezzate dal ricercatore.

Conclusioni

Le risposte generate da questo esercizio riemergeranno nel corso dello workshop. I facilitatori dovranno annotare quali motivazioni e quali idee sbagliate risultano più evidenti nel loro gruppo e utilizzarle come punti di riferimento quando introdurranno argomenti successivi come i processi decisionali, le modalità di coinvolgimento politico o la distinzione tra consulenza scientifica e attività di lobbying.

Compiti e risorse: Breve descrizione dei compiti e delle risorse necessarie a scienziati, responsabili dello scambio di conoscenze / mediatori della ricerca e policymaker

Facilitatori dello workshop

Preparare delle schede e dei pennarelli per gli workshop in presenza, oppure utilizzare uno strumento digitale come Mentimeter per le sessioni virtuali. Chiarire fin da subito che non ci sono risposte giuste o sbagliate. L’obiettivo è far emergere riflessioni sincere. Rispettare il limite di tempo: si tratta di un esercizio rompighiaccio, non di una discussione completa, e non dovrebbe superare i 20 minuti in totale. Documentare le risposte fotografando la bacheca o facendo uno screenshot.

Ricercatori, mediatori della ricerca e altri partecipanti

I partecipanti sono incoraggiati a esprimere onestamente le proprie ragioni a favore e contro il policy engagement, senza autocensurarsi alla ricerca della risposta “giusta”. L’esercizio risulta più efficace quando i partecipanti condividono preoccupazioni e motivazioni autentiche.

Policymaker

Se sono presenti i policymaker, questi sono invitati a condividere il proprio punto di vista sul perché i ricercatori dovrebbero, o non dovrebbero, collaborare con loro. I facilitatori possono sfruttare questa opportunità per confrontare le risposte dei ricercatori con quelle dei policymaker, generando spesso una discussione proficua.

 

 

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